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4) idee personali: tirare fuori dalla bocca di un cinese la sua opinione è una delle cose più difficili che si possa fare al mondo. Non importa l’età, l’estrazione sociale o la provenienza del cinese in questione…è proprio un fatto culturale e forse anche scolastico. A scuola ai ragazzi non viene mai chiesta la propria opinione su un certo fatto, in generale non si discute a scuola, si ascolta il professore, si scrive, si legge (si gioca continuamente al cellulare…che malattia!!). Ad ogni modo ho conosciuto cinesi di ogni generazione e provenienza, e ho sentito amici stranieri e cinesi confermare questa cosa. Esprimere la propria opinione, anche se richiesta, forse viene vista come una sfacciatagine, un qualcosa di non appropriato o non necessario. Io vorrei scusare da una parte i miei studenti perché sono ragazzi sui 20/25 anni (al livello dei 16enni e dei 18enni italiani riguardo a spigliatezza) e magari si vergognano. Non capisco i 25/30/35enni che hanno ancora paura di dire cosa pensano, soprattutto al lavoro quando si richiede una propria opinione per migliorare qualcosa. Anche in questi casi non rispondono e se gli viene chiesto “se facciamo così va bene?” ti risponderanno di sì, ma anche se gli chiedi la cosa opposta annuiranno. Poi magari la pensano totalmente diversa, ma non parlano. Perché? Bo.
E “bo” è la risposta che mi viene data dai cinesi stessi.
Spesso capita anche che non abbiano un’opinione particolare su qualcosa, gli va davvero bene tutto…il che, personalmente, mi fa venire ancora più i nervi.
Vorrei specificare che i cinesi in questione non sono stupidi, è solo che gli manca l’abitudine di esprimere cosa pensano, soprattutto se va contro le idee degli altri. Perché in Cina è il bene comune che importa, non quello individuale. A pensarla così, sembra orribile a noi occidentali dalla mentalità socratica. Tutto va discusso, niente é assoluto, per noi.
Per loro no, e devo dire che ha anche i suoi lati positivi. Non mi prendete per matta, ma io qua in Cina, nonostante si viva qualitativamente (cibo, aria, pressione lavorativa) peggio che in Italia, non sento la depressione o l’arrabbiatura data dalle lamentele e dalle discussioni politico/religiose (spesso anche stupide e portate avanti da persone totalmente ignoranti) degli italiani. Si vive più alla giornata, si apprezza quello che si ha, si “manda giu’ l’amaro” come direbbero i cinesi.
Non sto dicendo che è meglio come fanno loro, ripeto che anche a me fa venire i nervi non sapere che cosa pensa il mio interlocutore, dico solo che è diverso. Si può dire che in Italia chiunque sa intrattenere una discussione (non importa se giovane, vecchio, colto o ignorante), anche chi farebbe più bella figura a non dare lezioni su cose che non sa, mentre in Cina è meglio non parlare di questioni “noiose”, peggio mi sento se riguardano la sfera emotiva.
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