Letteratura in epoca Tang

                                TANG

POESIA:

1)      shī (): vari tipi (di metrica e contenuti)

2)       jí (epoca Tang e Song)

3)      Yuan (epoca Yuan)

 

Nella poesia Tang il processo di codificazione (delle regole tonali) si divide in:

a)      (gǔ, ) tíshī 体诗 (stile antico, nato durante gli Han Orientali)

b)      jīn tíshī 近体诗 (stile moderno, nato nel V-VI secolo), a sua volta diviso in:

1)      jué jù (绝句= versi troncati), le più corte, composto in 4 versi cioè una sola quartina composta da 5 caratteri (五言绝句) se non ci sono parole bisillabiche o da 7caratteri (七言) se ci sono parole bisillabiche;

2)      lǜ shī (律诗 = poesia della legge, codificata) in cui le regole metriche sono più rigide. È costituito da 2 quartine (quindi 8 versi) da 5/7 caratteri. Qui l’attenzione non si ferma sulle 2 quartine ma sui 2 distici interni (il primo introduce al contesto della poesia, il secondo/terzo distico contiene un climax e il quarto dà la conclusione). I versi dei distici sono caratterizzati da un forte parallelismo sintattico-semantico che rendeva intuitivo il significato. Il distico finale presenta spesso un enjambement. L’importanza viene data ai due distici centrali. Ma non tutte le poesie di questo tipo hanno un forte parallelismo e questo perché molte poesie erano occasionali, per esempio potevano essere esercitazioni o giochi di abilità fra letterati nel comporre poesie, una sorta di passatempo (vedi gara di abilità ne “Il Sogno della Camera Rossa”);

3)      pái lǜ  (排律 = versi concatenati codificati), poesie molto lunghe, composte da un distico iniziale ed uno finale in 5/7 versi disposti, però, in fila.

Le poesie (soprattutto quelle del tipo shī) sono spesso occasionali e brevi perché di contenuto non narrativo (quindi descrittivo). I temi erano basati sui sentimenti (spesso convenzionali) dell’autore a proposito di eventi significativi nella propria vita sociale di burocrate: i poemi erano così scritti su richiesta di un collega o in risposta ad una sua poesia. Le descrizioni erano brevi e disposte l’una accanto all’altra. Il tema meno affrontato è l’amore. Infatti i poeti di epoca Tang sono molto riservati (tutt’al più c’è qualche accenno all’amore coniugale, alla malinconia per la lontananza e poco più). In genere si parla di allontanamento dal luogo natio (a causa degli esami, della gavetta e così via). Non essendoci lo spazio per elencare le particelle grammaticali spesso i verbi non compaiono. La critica politica (espressa sempre in termini convenzionali) è spesso esplicata in yuèfú; rara è la poesia paesaggistica.

 

FASI POESIA TANG: (4, paragonate alle stagioni)

1) chū táng (初唐=inizio, Primavera), 618-705 d.C. circa

2) shèng táng (盛唐=fiorente, Estate) 700.755 d.C.

      3) zhōng táng (中唐=media, autunno) 755-810-15 d.C. circa

4) wǎn táng (晚唐=tarda, Inverno) 810-906 d.C. circa.

I contenuti delle 4 fasi sono sempre gli stessi. Sono le tonalità, invece, che cambiano: le fasi si sviluppano passando dal vigore della giovinezza alla maturità serena e malinconica fino all’abbandono.

– La prima fase, la Primavera, è caratterizzata dall’abbandono dello stile precedente (imperiale o di corte, il gong tishi) del periodo delle Sei Dinastie e che aveva funzione celebrativa (cantava lo splendore e il lusso della vita aristocratica) ma che parlava anche della malinconia e dalla freddezza che trasmetteva lo sfarzo. Altro tema era la transitorietà della vita. Ancora prima di questa “fase di palazzo” (fra III-IV secolo) il tema della caducità della vita era ancora diffuso insieme all’ “immortale atlante”, colui che andava in cerca dell’immortalità (credenza legata all’alchimia) ma anche nelle vite future (visione taoista e buddhista). Con i Tang l’aristocrazia incomincia a decadere e ad essere sostituita da letterati di origine più modesta che hanno studiato per acquistare importanza e che quindi si sono meritati il loro status (che prima era ereditario). Altro tema pre-Tang era quello della gloria militare, il concetto di eroe valoroso non esiste ma il militare è visto come una persona infelice (sempre per il motivo della separazione). Con l’espansione del territorio durante i Tang furono molti i letterati a sperimentare in prima persona la vita di militare. Con il termine delle lotte si apriva la speranza di un’epoca di pace. C’era la possibilità di costruirsi il proprio destino (per entrare nella carriera burocratica) e tutto questo infuse ottimismo. All’ottimismo si accostò l’incertezza e la paura della responsabilità. Ricordiamo  Zhang Ruoxu (660-720 circa) con la poesia “Chungjiang huayue ye” (= “Un fiume a primavera, una notte di fiori e di luna”) composta da 9 quartine e settenari. Il suo componimento viene composto in base ad uno yuèfú (dell’epoca Han).

 – La seconda fase, l’apogeo (Estate), è caratterizzato dal Quán Táng shī (全唐诗), una raccolta del XVIII secolo composta di 50mila componimenti di 2mila e passa autori. È la più completa di questo genere di raccolte lunghe (che sono circa 130). Un’altra raccolta famosa che contiene 300 poesie, “Trecento poesie Tang” (“Tang shi sanbai shou”), è stata compilata nel XVIII secolo a scopo pedagogico (poesie facili da capire e memorizzare) per dare una conoscenza dei classici elementari agli studenti sui 10 anni. È divisa in: poesie di genere antico (gǔ tí shī古体诗), poesie codificate (lǔ shī) e poesie jué jù ma la matrice è abbastanza variabile. L’apogeo Tang, la maturità, corrisponde a circa 20 anni (partecipazione alla vita pubblica). Ricordiamo, in particolare, tre figure di mentalità diversa: Lǐ Bái, Dù Fú, Wáng Wéi. In epoca Tang, infatti, si parla di sincretismo religioso.

Lǐ Bái ( 李白o Li Po, 701-762) era taoista ma rispettava i precetti confuciani. È considerato il più grande poeta Tang per la sua vivacità, leggerezza e creatività. Aveva una vita dedita alla compagnia di amici più che altro in stato di ebbrezza. Il vino era lo strumento positivo per elevarsi ad uno stato di coscienza positivo verso la composizione. Li preferiva scrivere in stile shī antico (gǔ tí shī) compreso lo stile yuèfú. I temi da lui trattati sono la caducità della vita, le tecniche per il raggiungimento dell’immortalità (andando in cerca della pillola dell’immortalità e seguito, in questo, da Du Fu) ma spiccano anche l’elemento bellico (soprattutto nel primo periodo) come costrizione dell’uomo ad andare in guerra (anche lui da giovane fu costretto ad andare in guerra). Tende ad utilizzare personificazioni. In “Luna di frontiera” viene trattato il tema di chi viene lasciato.

Dù Fú (杜甫712-770) seguiva il confucianesimo, è considerato il più grande poeta Tang perché ha codificato  nella forma più completa dei canoni poetici (jué jù, ..). Era apprezzato dai suoi contemporanei ed è considerato il saggio dei poeti. In contrasto a Lǐ Bái  utilizza uno stile complesso talvolta allegorico e ambiguo. Verso il 730 fece una serie di viaggi nel sud della Cina per trovare consensi nella sua poesia. Ammirava Li Bai per il suo carattere (o caratteraccio per il quale è famoso essere ricordato). Nella poesia di Du Fu sono presenti immagini  contrastanti accostate(per esempio l’arcobaleno e la Via Lattea). Dopo i 35 anni cercò posto di lavoro nella carriera burocratica mentre componeva poesia di tipo celebrativo chiamata . Ottiene, così, l’attenzione dell’imperatore che fece bandire un concorso apposta per lui, concorso che Du Fu supera, ma inutilmente, perché poco dopo scoppia la rivolta di An Lushan e lui rimane senza posto. In questo periodo storico c’è un clima di generale malessere (anche l’imperatore Xuanzong fu costretto ad uccidere la concubina). Altro elemento, quindi, è un senso di malessere come si nota in “Ballata dai carri di guerra”. Anche qui c’è la sofferenza di chi parte e di chi resta aspettando che i guerrieri tornino a casa. Du preferiva scrivere in shī moderno (jīn tíshī). Scrivendo in modo complesso non era rara l’allegoria e l’ambiguità. Scrisse poesia anche di coscienza sociopolitica.

Wáng Wéi (王维7-761) era principalmente buddhista ma anche confuciano e taoista. È accompagnato dalla pittura ed era anche un bravo musicista. È famoso soprattutto per la poesia paesaggistica. Contrariamente a Li Bai e a Du Fu, ebbe una certa fortuna. A 20 anni superò l’esame burocratico di livello più alto e passò la maggior parte della sua vita nella capitale (mentre Li Bai e Du Fu si spostarono spesso). Ricordiamo “Risposte al prefetto Chang”.

– La terza fase, conosciuta come media epoca Tang, l’autunno, parte dopo la rivolta di An Lushan. Questo periodo è caratterizzato dal contrasto fra il benessere di ricchi o letterati e la povertà e il declino del paese (che contrasta con gli inizi dell’epoca Tang).

In quest’epoca ricordiamo Bái Jūyì (白居易772-846), forse un bambino prodigio e amico di Yuan Zhen. Superò il più alto esame burocratico a 27 anni ma dopo qualche tempo fu esiliato per la sua eccessiva sincerità espressa anche quando il suo amico Yuan Zhen (con cui scrisse poesie a  quattro braccia) fu esiliato da Chang’an. Scrisse 2800 poesie ma soprattutto componimenti lunghi (ballate romantiche) fra cui “Chang hen ge”, “Canto dell’eterno dolore/rimorso”, e “Il Canto della Pipa” (“Pipa xing”). Il primo parla degli amanti e si riferisce a Xuanzong e alla sua concubina (Yang Guifei). Appartiene al genere qi yuǎn bu shī, tipo di poesia antica in settenari (quartine in 7 caratteri) in cui la prima parte è costituita di 2 quartine e parla dell’amore fra Xuanzong e Yang Guifei; la seconda parte parla del sovvertimento della tradizione per cui si preferisce la nascita di un maschio; la terza parla dello scoppio della guerra e della morte di Yang Guifei che Xuanzong non può salvare e dalla quarta parte in poi si espone la tristezza di Xuanzong finchè non incontra il maestro del Tao. “Il Canto del Pipa” narra l’incontro del poeta Bai con un’ex cortigiana che gli rivela i particolari della sua vita infelice e lui, poeta in esilio, identifica il destino della donna con il proprio. I suoi componimenti erano accessibili a tutti (sicuramente erano meno elitari dei soliti componimenti) come anche le tematiche che affronta e che riguardano la vita quotidiana. Bai Juyi è legato allo stile narrativo (quindi i componimenti sono piuttosto lunghi). Bai scrisse anche poesie in xīn yuèfú in stile popolare ma utilizzò anche altri stili come il pái lǜ. Alcuni dei suoi poemi, inoltre, contengono una vena di umorismo e di autoironia.

Altri autori della media epoca Tang sono:

Yuan Zhen (779-831), era un coetaneo e amico di Bai Juyi. Scrisse componimenti di tematiche serie e di tipo politico. Come Bai, Yuan era convinto dell’utilità della poesia nella vita sociale e che la poesia doveva essere semplice: entrambi promossero il ritorno alla semplicità, non alla banalità, ma all’essenzialità della poesia. Ricordiamo “Antica reggia di campagna”. Inoltre, Yuan è famoso per una tipologia di prosa in lingua classica, il chuánqí con cui scrisse “Yingying zhuan” (La storia di Yingying) anche conosciuto come “Huizhen ji”da cui furono tratte molte altre opere e rappresentazione teatrali. Tratta di due giovani innamorati (lui 22 e lei 17). Lui, che è un letterato, dopo due mesi di tempo passato con lei viene chiamato a lavorare. Lei pensa che lui non la voglia più quindi se ne va. Lui pensa che lei sia un drago senza corna (senso negativo) e allora pensa di aver perso quasi tutto (cioè carriera e amici) per una donna malefica.

Hányù (768-824) componeva poesie ma scriveva anche in prosa in entrambe delle quali governa la chiarezza. Mosse delle accuse contro l’imperatore che lo mise a morte e solo sotto la protezione di molti letterati e non solo fu salvato e mandato in esilio. Anche lui, nella condizione di esiliato, parla spesso del vino e della luna ma in modo malinconico ( a che servono se non si possono condividere con gli amici?). Oltre alla semplicità Hanyu punta anche sulla ricerca stilistica molto elaborata (è anche caratterizzata, infatti, da figure accostate e contrastanti fra loro);

Liú Zhōngyuán (o Zongyuan, 773-819) conosceva Hanyu ma la sua poesia era più descrittiva e meno narrativa. I suoi testi non parlano in modo diretto ma attraverso la descrizione del paesaggio.

– L’ultima fase, la tarda epoca Tang o Inverno, è caratterizzata dall’accentuazione della contraddizione fra consapevolezza del letterato (che dovrebbe essere volta all’assunzione di una coscienza civica) e la sua reale fuga dal mondo. Questa fuga si concretizza con la vita nel lusso (come fu per Hanyu). La nuova fuga interiore, più intima e personale, accentua il carattere già presente nella media epoca Tang. Durante il periodo Tang, inoltre, la musica cinese fu esposta ad importanti influenze provenienti dall’Asia Centrale (quindi si parla soprattutto di India) sia come nuovi strumenti sia come nuove melodie: questa rivoluzione della musica popolare non si confaceva allo stile shī e ai suoi versi di uguale lunghezza. Quindi dal VIII-IX secolo in poi nacquero svariate forme nuove di canzone che si adattavano meglio alle nuove arie (per ciascuna di queste forme di canzoni c’era un ben preciso numero di versi -sia pari che dispari-, una data lunghezza a verso, una data categoria tonale e delle posizioni per rime obbligate ma alcune di queste forme ammettevano qualche variante). Nasce così dai “testi per canzoni” (ovvero i qǔzi cí) la poesia cí ( =canzone), diversa dallo shī e concepita per essere a sé stante. Solitamente lo cí è più associato all’epoca Song ma è in epoca Tang che ha le sue basi. Gli cípu sono formulari per aspiranti poeti cí contenenti modelli di liriche per ciascun tono. La più antica raccolta di cí è “Hajian ji” (“Raccolta di canti tra i fiori”). I temi più utilizzati nello cí erano l’amore (dato che ebbe origine dalla musica popolare utilizzata dalle cortigiane) e la transitorietà della vita umana in contrasto con l’eterno ricorrere della vita in natura. Il poeta più rappresentativo di questa ultima epoca è Lǐ Shāngyín (813-858 d.C.) che ebbe una serie di cariche di medio livello. Di Li ci rimangono 600 poesie divise in:

a)      componimenti storici e contemporanei di impronta confuciana (nella figura del letterato come guida del popolo) e di atteggiamento sarcastico e critico verso i suoi colleghi che si rivolgono verso la gente comune;

b)      Componimenti personali e sociali di tono scherzoso ed autoironico (wu tu = senza titolo), non occasionali (cioè scritti per qualcuno o qualcosa) ma personali. Sono allusivi e indiretti (infatti molte di queste poesie sono di difficile interpretazione perché presentano immagini simboliche) e trattano spesso il tema amoroso.

TEMATICHE TANG:

– non viene affrontato il tema amoroso (ma solo dal punto di vista nostalgico)

– emozioni momentanee e contemplazione del paesaggio (con espressioni abbastanza dirette ed esplicite, solitamente volte ad un soggetto specifico, tranne che per il tema amoroso)

– emozione al centro dell’attenzione

– rara presenza della poesia impegnata (presente, invece, con Du Fu e Bai Juyi)

 

PROSA TANG:

la prosa Tang è innovativa rispetto a quella delle epoche precedenti. Agli inizi della dinastia Tang prevale il tipo piān wén (骈文=prosa parallela). Il parallelismo fra proposizioni consecutive è molto frequente nella letteratura cinese (sia in prosa sia in poesia) e si sviluppa nel piano sintattico e semantico. Il parallelismo sintattico riguarda la funzione equivalente che hanno certe parole, mentre quello semantico riguarda la similarità di significato fra queste parole. La prosa era facile per la memorizzazione che serviva per gli esami ma il testo prosaico era molto rigido nello stile e abbastanza scontato (margine di scrittura). La prosa parallela nasce già dall’epoca Han ma si sviluppa nel periodo successivo e viene adoperata soprattutto per la storiografia e la saggistica. Prima dell’epoca Tang, comunque, non era il tipo di scrittura prevalente. Un esempio di scrittore che utilizzò interamente lo stile di prosa parallela fu Liú Xiè (del V secolo d.C.). Questo stile si raffina raggiungendo il culmine stilistico in epoca Tang e veniva utilizzato per la maggior parte delle volte come memoriale al trono (testi comunicativi per l’imperatore).

Le caratteristiche della prosa parallela sono le frasi brevi (di circa 6 caratteri). In epoca Tang alcuni autori incominciano a criticare questo tipo di prosa perché lo stile raggiungibile era molto limitato  e proposero un ritorno alla prosa antica, alla gǔ wèn yùn dòng (=古文运动), cioè il ritorno alle prose correnti prima della comparsa della prosa parallela (comparsa nel II sec. d.C., e che fiorì soprattutto con Liú Xiè, del V secolo) quindi dalla prosa Han e pre-Han. Già dagli inizi dell’epoca Tang si ha un ritorno all’antichità, in particolare si ricordano Chen Zi’ang (vedi poesia “Deng Youzhou tai ge”, “Salendo sulla torre di Youzhou”) che partendo dalla prosa parallela fa delle scelte stilistiche inerenti ai Classici (pre Han). Questo cambiamento riguarda sia la forma (o stile) sia il contenuto (le idee). Il contenuto, di solito, era di stampo confuciano (Classici). Non si ricorreva all’esposizione di temi taoisti perché nella prosa parallela si cercava di evitare certe tematiche (come la vacuità). Il limite contenutistico era tale che si era arrivati ad un punto in cui lo stile era l’unica cosa che rimaneva mentre le tematiche e i contenuti erano quasi inesistenti. La letteratura confuciana era educativa e Liu Mian parla dello svincolamento dall’educazione nella prosa post-Han.

Nella media epoca Tang ricordiamo:

-Hányù, (già ricordato nel campo poetico dove semplifica la forma) in prosa utilizza parole schiette e asciutte. Fu esiliato per aver spedito all’imperatore un memoriale (Jiang Ying Fogu biao) in cui si scaglia contro la scelta di tenere una reliquia di Buddha nel palazzo imperiale perché avrebbe potuto indurrei cittadini a prendere i voti trascurando i loro doveri (morale confuciana). Alcuni componimenti (memoriali) sono di contenuto sociale (in alcuni critica il rendere schiavi i debitori, altri parlano della necessità di avere un maestro o la presenza di qualcuno che possa insegnare qualcosa). Hanyu fu un forte sostenitore del guwen yundong (il movimento per la prosa in stile antico) e del confucianesimo di un tempo (soprattutto quello di Mencio più che quello di Xunzi) che desiderava riportare agli antichi splendori.

-Liú Zōngyuán (o Liu Zhongyuan), è conosciuto per la sua prosa paesaggistica (di cui è considerato il padre) e per quella che ha per personaggi gli animali (cioè i così detti apologhi). Uno in particolare parla di un asino ed una tigre. L’asino mangia tranquillo in un prato, la tigre lo vede e rimane stupita perché non ha mai visto un asino. Ma alla paura iniziale si sostituisce l’istinto, e dopo aver capito i suoi movimenti lo azzanna. Questi apologhi presentano animali con personalità umane. La prosa paesaggistica, invece, (trattata abbondantemente nella letteratura cinese come nel caso di Wang Wei) tratta della descrizione del paesaggio come uno strumento di comunicazione per parlare dell’interiorità umana o affronta tematiche come l’esistenza di Dio e problemi di carattere sociale. Scrisse “Yongzhou ba youji” (“Resoconti di otto peregrinazioni a Yongzhou”), una raccolta di 8 saggi.

Nasce il genere chuánqí (in caratteri tradizionali, 传奇 in caratteri semplificati = trasmissione del meraviglioso) che nasce prima della prosa antica. Questo genere non è fantasioso, fantastico, ma è fondato sulla realtà insita di stranezze. Nasce in epoca Tang dai letterati che incominciano a scrivere testi senza che vi sia una specifica utilità per questi testi: i chuánqí, quindi, probabilmente avevano scopo dilettevole (questi letterati producevano, però, anche la prosa antica). L’elemento del meraviglioso è utilizzato per attirare l’attenzione (attraverso creature surreali o avvenimenti surreali che, però, non ricoprono una funzione primaria). Meraviglioso può essere: un personaggio con lineamenti non umani (come le donne volpe, che, in quest’epoca, è solitamente vista come un pericolo per l’uomo perché lo incanta rendendolo inetto), creature fantastiche come il re degli abissi, caratteristiche psichiche sovrannaturali (come la chiaroveggenza) e così via. Un’eccezione alla malvagità delle donne volpe è il racconto di Ren che si innamora di un uomo e cerca di aiutarlo ad avere successo. In generale, però, c’è la tendenza alla veridicità, di dare credibilità al racconto (sia datando che inserendo avvenimenti storici) e questo perché ogni testo doveva avere un minimo di scopo, in questo caso nel contesto più o meno storico. Quindi i chuánqí si giustificano attraverso il loro contesto (pur non parlando di cose utili). Anche nei chuánqí è presente una moralità abbastanza rilevante (confuciana più che altro). Di solito gli uomini sono reali mentre le donne hanno parvenza fantastica. Questa moralità era un’altra giustificazione per scrivere questo genere di racconto che non poteva essere, secondo la mentalità dell’epoca, del tutto dilettevole e insulso (doveva avere un minimo di fine anche solo“didattico”). I chuánqí sono, di solito, lunghi e scritti in prosa classica (non in lingua volgare). All’interno sono presenti anche piccoli (poesia Han) e prosa m…  .Solo un caso presenta tutto il testo scritto in prosa parallela (simmetrica), è di Zhan Zu e si intitola “Il viaggio della grotta della fiaba” (“You Xianku”).

I chuánqí si dividono in:

1)      racconti d’amore (come “Renshi zhuan”, Storia della signora Ren, di Shen Jiji)

2)      racconti d’avventura

3)      racconti di magia (come “Gujing ji”, Resoconto sull’antico specchio, di Wang Du)

quelli d’amore sono meno caratterizzati dalla presenza del fantastico, infatti, il meraviglioso solitamente faceva riferimento ad elementi taoisti o buddhisti (mentre la veridicità faceva riferimento alla morale confuciana). Un altro tipo di classificazione dei chuánqí è di tipo cronologico. Durante la loro evoluzione, infatti, questo tipo di testi andarono sempre meno raffigurando elementi fantastici che vanno, così, scemando (forse anche per la situazione storica). Da ricordare è la raccolta di chuánqí “Taiping guangji” (“Resoconti completi del periodo cronologico Taiping Xingguo”) della fine del X secolo.

Altro genere di prosa è il xiǎoshūo (小说), il piccolo racconto. È breve ma il “xiǎo” si riferisce anche ai contenuti un po’ banali. In epoca Tang ha significato di “piccolo”, ma con il passare del tempo il xiǎo si andò a riferire al contenuto (come ne “Il sogno della camera rossa”) in epoca Tang questi xiǎo shūo erano una sorta di “zibaldoni”, piccole osservazioni in singole raccolte.

Il xiǎo shūo nasce in epoca Han (I secolo d.C.), negli annali di quest’epoca con questo termine ci si riferisce alla letteratura in generale. Alla fine del periodo Han i xiǎo shūo andarono a comprendere biografie, storie d’amore, brevi racconti fantastici. Ma ciò che li caratterizza è il linguaggio utilizzato che è semplice proprio perché erano appunti personali non destinati al pubblico. Lo stile è letterario ma inferiore ai chuánqí, il lessico ne è inferiore, ci sono meno riferimenti classici e vi è l’assenza di prosa parallela.

I monaci di epoca Tang che predicavano ad un pubblico laico ricorrevano spesso all’uso di forme sūjiǎng (=spiegazioni per i laici) e biàn wén (=testi in trasformazione). I bianwen sono testi narrativi (in prosa e/o versi), che potevano essere accompagnati da immagini, su argomenti buddhisti e secolari e probabilmente, in parte, venivano rappresentati anche da intrattenitori o attori. Tra i temi preferiti, oltre alle narrazioni buddhiste, ci sono argomenti come  le guerre connesse alla fondazione della dinastia Han (come la storia di Wang Zhaojun, favorita di un imperatore cinese costretto a darla in sposa al khan dei Xiongnu) o racconti sulla pietà filiale.

Bibliografia: appunti lezioni della prof.ssa Casalin e “Letteratura cinese” di Idema-Haft

3 pensieri su “Letteratura in epoca Tang

    1. Addirittura ad insegnare…ma allora mi vuoi male! 😀 No no, lascio l’insegnamento ai competenti e/o ai santi (anche se ci sono molti incompetenti che insegnano…spero non dove ti trovi te). In che università o ente studi, a proposito?

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