Letteratura in epoca Ming (parte 1): poesia e novella

L’impero Ming fu governato per 30 anni dall’imperatore Zhu Yuan Zhang conosciuto come Hong Wu, il suo impero è caratterizzato da:

1)      un fortissimo accentramento del potere

2)      una tendenza autoritaria che si identifica nella persona dell’imperatore

3)      una forte diffidenza dell’imperatore stesso verso i letterati e le caste religiose

4)      il controllo sulla stampa e la creazione di una forte rete di spionaggio

5)      la semplificazione dell’accesso agli esami (dal punto di vista dei contenuti) ma anche dall’aumento delle prove d’esame ora aperte a tutti. Nel 1368 vengono ripristinati, così, gli esami aboliti durante l’epoca Yuan cioè i kējǔ (科举). Vengono imposti in modo definitivo 3 gradi di esami:

–         xiù cái (秀才= talento fiorito), ottenuto attraverso il superamento degli esami di distretto;

–         jǔ rén (举人= persona presentata) ottenuto attraverso il superamento dell’esame nelle capitali di provincia;

–         jìnshì (进士= letterato introdotto) ottenuto attraverso il superamento dell’esame nella capitale.

6)      la codificazione del programma di studio attraverso l’importanza che si dava al pensiero neoconfuciano (di epoca Song) cioè ai Classici di interpretazione neoconfuciana. A questi testi vengono introdotti altri testi (più che altro memoriali o direttive dettate dallo stesso imperatore).

La positività di questi interventi fu l’accessibilità agli esami da parte di tutti (anche grazie alla costruzione di varie scuole) ma la parte negativa causò l’impoverimento del pensiero. Il secondo imperatore importante della dinastia Ming fu Yǒnglè (永乐, salito al trono nel 1403) che regnò per 20 anni e gestì abilmente politica interna ed esterna. È ricordato per il testo “Yǒnglè dà diǎn” ( 永乐大典=il grande canone dell’epoca Yongle), opera non scritta di proprio pugno ma commissionata da lui grazie al contributo di 3000 persone. È un catalogo costituito da 11 mila volumi a loro volta costituiti da 23 mila juan (=rotoli o libri) e ne furono fatte 3 copie che raccoglievano le principali opere di letteratura, filosofia, storia, geografia, morale (e così via) ma di queste 3 copie ci rimangono solo 4000 volumi circa.

Gli esami in quest’epoca, comunque, non stimolarono la creatività ma solo la memoria. Durante gli esami i letterati erano chiamati a seguire determinati schemi (ad esempio per la poesia dovevano seguire lo stile Tang). Questo recupero della tradizione è dovuto al fatto che prima dei Ming aveva regnato una dinastia “barbara” e quindi si voleva riportare agli antichi splendori la cultura cinese. Uno di questi testi classici era lo Shìjì (史记) di Sima Qian. Molti testi antichi, infatti, furono ricopiati in epoca Ming (è proprio in quest’epoca, infatti, che viene affrontato lo studio sistematico della letteratura Tang). Dal punto di vista culturale (comprese prosa e poesia) questo periodo privilegia la conservazione. Solo una persona, cioè Wang Shouren (o Wang Yang Ming), si oppose a questo sistema costrittivo e propose un metodo di conoscenza basato sull’intuizione. Wang percepiva un collegamento fra l’universo e l’individualità e quindi teorizzava la coincidenza fra l’istinto individuale con il principio universale riportando così in vita un individualismo già esistente in epoche precedenti. Questo individualismo portò al relativismo e forse anche all’indebolimento degli studi filologici. Per quanto riguarda la poesia la tendenza fu quella di seguire  quella Tang e in particolare a quella dell’apogeo Tang, mentre la prosa tendeva a rifarsi ai modelli di epoca Han (pianwen).

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