Storia della Cina dagli inizi del 1800 in poi

I primi contatti della Cina con l’occidente avvennero con l’arrivo dei gesuiti e con l’arrivo delle flotte portoghesi, spagnole e olandesi. Con i Qing (al potere dal 1640 circa) i porti sud-orientali vennero riaperti e fiorì il commercio internazionale sotto il controllo imperiale. Gli europei vendevano tessuti di cotone, stagno, piombo e i cinesi vendevano tè, seta, medicine e porcellane ma l’acquisto non conveniva molto agli europei che ci andavano sempre a rimettere. Così le autorità britanniche cercarono di convincere la Cina ad aprirsi al mercato mondiale, tentativo che andò fallendo. Allora, per incrementare le vendite, gli inglesi ricorsero alla vendita dell’oppio coltivato in Bengala, loro colonia. Dopo un incidente secondo cui un inglese uccise per errore un funzionario cinese, i porti commerciali vennero limitati e l’Inghilterra mandò lord Macartney (1793) a trattare la riapertura di quei porti ormai chiusi, trattativa inizialmente andata male. Intanto la vendita dell’oppio in Cina crebbe sempre più causando gravi danni economici, morali, fisici e sociali e inoltre la vendita dell’oppio aveva  diffuso la corruzione e la criminalità organizzata oltre ad un crescente drenaggio d’argento (la svalutazione del rame rispetto all’argento significò un aggravio delle condizioni di vita dei contadini  che pagavano le tasse in argento e ricevevano monete in rame per la vendita dei loro prodotti) che ribaltò la situazione commerciale a sfavore della Cina. I primi provvedimenti presi dall’imperatore furono sanzioni contro il commercio dell’oppio che non fece altro che aumentare il contrabbando. Fra i funzionari c’era chi voleva legalizzarlo, chi voleva continuare a mettere sanzioni per il suo spaccio ma c’era anche chi voleva vietarlo e cercare di eliminarlo dalla circolazione, decisione che alla fine fu presa come l’unica possibile. Il risultato fu che lo spaccio continuò fino a quando duri provvedimenti cinesi fecero intervenire gli inglesi che diedero inizio alle ostilità: truppe inglesi occuparono Shanghai, Canton e Ningbo. A porre fine alla prima guerra dell’oppio (iniziata nel 1839) fu il trattato di Nanjing del 1842, il primo dei “trattati ineguali” che stabiliva la cessione di Hong Kong (o Xianggang) all’Inghilterra e l’apertura di alcuni porti e il pagamento di forti indennità oltre alla concessione di costruire degli edifici lungo i porti (dove i cittadini inglesi erano sottoposti alla giustizia del proprio paese, non a quella cinese), e infine, l’Inghilterra aveva il diritto di godere di qualsiasi privilegio venisse concesso ad un’altra potenza. Nel 1844 la concessione fu estesa anche all’America e alla Francia (alla quale venne concesso anche il transito dei missionari nel territorio cinese). Le tensioni sociali che seguirono dall’aggravio economico sfociarono in rivolte. Già la crescita della popolazione dal 1800 aveva contribuito ad abbassare il benessere cittadino portando le persone al limite della sopravvivenza (e quindi non furono poche neanche le emigrazioni verso le zone collinari, il che creò delle tensioni sia fra i nuovi arrivati e la gente stanziata li da tempo sia con il controllo amministrativo che non riusciva a gestire le comunità emigranti), situazione che si aggiunse all’aggravio delle imposte già in atto dal 1700 (questo aumento di popolazione, inoltre, incrementò la competizione degli esami per diventare funzionari e si limitò la vendita dei titoli e dei diplomi). Le società segrete che erano a capo delle rivolte facevano nella maggior parte capo alla Triade (o Società del cielo e della terra) o alla società del Loto Bianco, portatrici di ideali di egualitarismo economico e fra i sessi che promuovevano una politica contro la dinastia mancese (volevano il ritorno dei Ming e l’abbattimento dei Qing) che non era stata in grado di affrontare gli invasori europei.  

La rivolta dei Taiping: (1850-1864) era costituita da battellieri e trasportatori della Cina centrale e sud-orientale (danneggiati dai trasporti commerciali) e da contadini della stessa area (danneggiati dalla sopravvalutazione della moneta d’argento rispetto a quella di rame). Ruolo rilevante ebbero gli hakka, una comunità emigrata dalle regioni del nord (dal IV secolo) il cui capo era Hong Xiuquan che cercò varie volte di superare gli esami statali per diventare funzionario ma invano fin quando non elaborò una propria dottrina religiosa sotto le influenze cristiane, e proclamatosi una sorta di Gesù Cristo diede il via alla “Società degli Adoratori di Dio” riuscendo a riunire sotto la sua guida numerosi aderenti di società segrete, battellieri, artigiani rovinati dalla concorrenza straniera, minoranze etniche discriminate, contadini senza terra, minatori e disertori. Questa società che predicava il monoteismo e una forma di egualitarismo mistico iniziò ad organizzarsi secondo la tradizione cinese (per quanto riguarda il campo militare, amministrativo e spirituale) e ad impegnarsi a lottare contro i proprietari terrieri finendo a scontrarsi con l’esercito imperiale. La rivoluzione portò all’instaurazione di un nuovo Stato, il Regno celeste della grande pace (Taiping tianguo), con capitale a Nanchino (o Nanjing) nominata Tianjing (Jiangsu) fra il 1853 e il 1864. Le regioni occupate erano il Guangxi nord-orientale, lo Hunan sud-occidentale e lo Hubei fino ad arrivare nell’Anhui, nel Jiangxi e nello Zhejiang da cui dovettero ritirarsi per la minorità militare. Dal 1853 i Taiping diedero inizio ad una riforma agraria che prevedeva la ridistribuzione della terra a seconda del nucleo familiare  e la popolazione fu divisa in gruppi di 25 famiglie sotto una struttura che allo stesso tempo era amministrativa, religiosa, produttiva e militare. Il commercio privato fu soppresso  e fu praticata la comunione dei beni avanzando un’ideologia sempre più nazionalistica. Con Hong Rengan, cugino di Hong Xiuquan, i Taiping si aprirono alla mentalità occidentale (più che altro alle innovazioni tecniche e scientifiche) promuovendo costruzioni industriali, navali e ferroviarie ma senza riuscire a portarle a termine (ricordiamo, fra le idee di stampo occidentale, una maggiore libertà anche per le donne). La fine dei Taiping fu dovuta a vari errori organizzativi, sociali e strategici commessi da loro stessi. Comunque chi fu a contrastare la loro avanzata non fu certo l’esercito imperiale, ma gli eserciti arruolati dalla gentry che preferiva il dominio dei mancesi all’eterodossia dei ribelli (ruolo preminente fu svolto dall’armata dello Hunan di Zeng Guofang, statista e pensatore). Un piccolo contributo fu dato anche dalle milizie anglo-francesi (interessate alla vincita mancesi perché il commercio sarebbe stato aperto dallo Yangzi fino ad Hankou non appena la rivolta fosse terminata) e alla fine i Taiping furono sconfitti: la parte rimanente andò ad unirsi con altre associazioni come quella dei Nian.

La rivolta dei Nian: (1853-1868)  altra società segreta (derivante dal Loto Bianco) che si mosse nelle regioni del centro e del nord (Anhui settentrionale) fra il 1853 e il 1868 i cui membri erano più che altro contadini (ma anche contrabbandieri del sale come il loro stesso capo, Zhang Luoxing, ambulanti e disertori) che non avevano un ideologia politica e religiosa tipica come quella dei Taiping. I Nian organizzarono delle amministrazioni locali (nei villaggi) riscuotendo tasse e formando armate appoggiate dalla cavalleria, ma non riuscirono ad impadronirsi delle grandi città e a formare un governo centralizzato. Essi si unirono alla rivolta dei Taiping (1857) con cui c’era una certa cooperazione, ma dopo la loro sconfitta i Nian si trovarono in minoranza e furono eliminati.

Insurrezioni musulmane: Scoppiarono fra il 1855 e il 1873 nel sud-ovest (Yunnan e Gansu) capeggiate prima da Du Wenxiu e poi da Ma Hualong e andarono a formare il sultanato indipendente di Dali (nello Yunnan) ed avevano la base sociale nei minatori che lamentavano le cattive condizioni economiche e la discriminazione (inoltre c’erano tensioni religiose anche fra i musulmani tradizionali e quelli che avevano adottato il Nuovo insegnamento). Furono bloccati solo con l’uccisione di uno dei loro capi.

Altre piccole rivolte ma non irrilevanti si scatenarono in tutto il territorio cinese ed erano frutto del malcontento sociale (furono all’incirca un centinaio). Il potere imperiale era debole e le rivolte furono interrotte solo grazie alla gentry e alle potenze straniere, oltre che alla cattiva organizzazione all’interno delle stesse. Si incominciarono a vedere in questo modo i risultati delle rivolte: il potere si spostò dal centro alle regioni e ai suoi capi regionali semi-indipendenti. La Russia, inoltre, iniziava ad espandersi verso il territorio cinese (1871, occupa la valle dell’Ili). L’Inghilterra e la Francia, approfittando dei disordini e desiderose di espandere i loro commerci, utilizzarono come pretesto un incidente accaduto in un porto, cioè l’arresto di una nave di contrabbando e l’uccisione di un francese da parte dei funzionari cinesi (1856). Scoppiò la seconda guerra dell’oppio (1856-1860) con Inghilterra e Francia, caratterizzata dall’incapacità di reazione del governo cinese di fronte agli attacchi (fra cui il saccheggio della capitale) e una serie di sconfitte con la successiva sottoscrizione del trattato di Tianjing (Nianjing o Nanchino) nel 1858 e quello di Beijing nel 1860. Il trattato di Tianjing  stabiliva che la Cina doveva pagare un indennità ancora più pesante di quella della prima guerra dell’oppio e aprire altri porti ma anche concedere la libera circolazione ai mercanti e ai missionari stranieri nel proprio territorio (e legalizzare l’oppio). In base al trattato di Pechino (Beijing), invece, le potenze occidentali ottennero esenzioni doganali e il libero accesso delle loro flotte alla rete fluviale cinese, inoltre, fu concesso di stabilire legazioni diplomatiche all’interno della capitale. La Russia, che già dopo la prima guerra dell’oppio aveva stabilito colonie lungo l’argine fra la regione dello Heilongjiang e lo Jilin (nord est estremo della Cina) in violazione del trattato russo-cinese finora in vigore, approfittò della situazione per imporre ai Qing il trattato di Aigun (1858) con cui si annetteva parte dello Heilongjiang. Nel 1860 la Russia costrinse la Cina a firmare l’accordo di Pechino con cui si annetteva altri territori verso il mare ed otteneva l’apertura di nuovi mercati di frontiera (da quel periodo in poi, la Russia continuerà a fare altre richieste). Fra il 1854 e il 1864 nacquero le Concessioni, aree urbane con una propria amministrazione finanziaria, fiscale, giudiziaria e di polizia sotto il controllo delle legazioni straniere e sottratte all’autorità cinese. Agli stranieri furono affidati anche compiti di una certa rilevanza all’interno dell’impero quali il controllo delle Dogane ma anche funzioni fiscali, servizi postali e manutenzione; molti stranieri erano anche consiglieri militari e diplomatici. La disgregazione sociale ed economica fu accelerata anche dallo sviluppo delle attività economiche occidentali, infatti, mentre le nazioni europee innalzavano le barriere doganali per proteggere le proprie industrie nazionali ed erano esenti dai dazi, ciò non accadeva per il commercio cinese che si ritrovò fortemente svantaggiato ed in pericolo di sopravvivenza (quindi anche l’artigianato e così via). Iniziò la penetrazione straniera in Cina sotto forma di industrie, agenzie, compagnie di navigazione e istituti bancari oltre che, ovviamente, di commercio. Tutte queste ditte straniere agivano in Cina grazie ad alcuni agenti cinesi chiamati compradores (=parola portoghese con la quale inizialmente erano chiamati gli agenti occidentali che gestivano gli affari cinesi e che poi indicò gli agenti in generale che avevano a che fare con gli affari esteri). Negli anni ’70 l’Inghilterra, che aveva conquistato la Birmania, ottenne il permesso cinese di commerciare attraverso i suoi confini territoriali e lo stesso accadde con la Francia che ottenne il consenso di commerciare nel sud-ovest territoriale dopo che avendo attaccato il Vietnam (aiutato dalla Cina contro la Francia) riuscì ad avere la meglio con la sottoscrizione del trattato di Tianjing nel 1885. Nel 1895, con il trattato di Shimonoseki con il Giappone, finivano le relazioni con Vietnam e Corea che erano due paesi tributari. Gia dagli anni ’70, infatti, anche il Giappone incominciava a nutrire interessi per l’espansione in Cina e nel 1874 aveva attaccato Taiwan mentre nel 1876 aveva imposto alla Corea un trattato commerciale simile a quelli ineguali tra paesi europei e Cina. Una rivolta intellettuale in Corea nel 1894, infine, diede l’occasione ai giapponesi di attaccare la penisola che divenne loro dominio e di insidiarsi (nel 1895 con il trattato di Shimonoseki) nelle isole del Liaodong, Taiwan e le Pescadores (o Penghu). Solo per le pressioni russe, francesi e tedesche il Liadong (Manciuria meridionale) fu restituito alla Cina. Ma verso la fine del 1800 queste potenze ottennero concessioni verso le costruzioni ferroviarie e allo sfruttamento minerario: all’inizio del 1900 tutte le aree costiere e periferiche erano monopolizzate dalle grandi potenze (la Manciuria alla Russia, lo Shandong alla Germania, il bacino dello Yangzijiang all’Inghilterra, il Fujian al Giappone, il Guandong con il Guangxi e lo Yunnan alla Francia e all’Inghilterra).

Rivolta dei Boxer: lo scontento popolare verso la rovina dell’artigianato cinese, il rincaro della moneta e la forte concorrenza con i prodotti occidentali tutti dovuti al commercio e alle leggi ineguali ma anche all’incapacità di reazione dei sovrani portò alla sollevazione di rivolte verso la fine del 1800. Fra questi movimenti, quello dei boxer (traduzione inglese della natura combattiva e marziale dell’organizzazione; i Boxer provenivano dal gruppo dei Boxer dello spirito che seguivano un attività associata con la guarigione e che più tardi si estese al concetto di invulnerabilità contro il male, e quindi, contro gli stranieri) era formato da agricoltori, trasportatori, venditori ambulanti, monaci, disertori e vagabondi organizzati secondo una rigida struttura militare e comprendenti anche le donne arruolate in particolari raggruppamenti (come le Lanterne). Il movimento sorse nello Shandong  nel 1898 ed era caratterizzato dallo spirito xenofobo ed anti-mancese che si fece promotore della difesa della tradizione cinese con la valorizzazione di molte credenze di tipo magico e popolare. Nel 1899, con il governatore dello Shandong, Yuxian, le idee anti-mancesi furono abbandonate e i boxer passarono dalla parte dei Qing fino a che Yuxian fu sostituito da Yuan Shikai che represse le agitazioni della provincia i primi del 1900. Allora i boxer si riversarono a Beijing e a Tianjing con il risultato che alcune potenze europee, preoccupate per le proprie rappresentanze diplomatiche, si impadronirono di alcuni forti. Tutto ciò ovviamente scatenò ancor di più la rivolta, questa volta appoggiata anche dall’imperatrice madre Cixi che dichiarò guerra alle potenze. Ma la rivolta dei boxer non era diffusa in tutta la Cina ed operò solo al nord sterminando missionari e convertiti, mentre al sud la Cina cooperava con i consoli stranieri per mantenere l’ordine. Successivamente i boxer furono cacciati da Beijing e da Tianjing dagli europei che però le saccheggiarono uccidendo anche i civili. La rivolta finiva così con la sottoscrizione del Protocollo del 1901.

Approfittando della situazione, la Russia mandò delle truppe in Manciuria mentre il Giappone, impaurito dall’espansione zarista che stava occupando tutti i territori di grande importanza per la propria espansione, si alleò nel 1902 con l’Inghilterra. Nel 1904, così, scoppiò la guerra russo-giapponese che si concluse con la vittoria giapponese e con il trattato di Portsmouth del 1905 che riconosceva la Manciuria come territorio cinese ma che decretava la preminenza giapponese nel nord-est ( i giapponesi erano interessati soprattutto alla Corea). Gli americani, essendo arrivati in ritardo rispetto alle potenze europee e asiatiche, si insediarono nel territorio cinese più che altro attraverso missionari e il controllo finanziario (dal 1895 le potenze europee incominciarono a concedere prestiti alla Cina, ma fra queste quella che “andò in aiuto” di più alla Cina fu la Russia). Nel 1903 gli inglesi occuparono il Tibet che rimase sotto il controllo inglese anche se dal 1906 si riconosceva la sovranità ai Qing. All’inizio del 1900, quindi, la Cina si trovava in condizioni umilianti dovute alle sconfitte militari, alle rivolte interne e ai contrasti fra le varie parti della burocrazia che ne mettevano in luce la debolezza. In condizioni di semicolonia a causa dei debiti per le indennità e dallo sfaldamento del proprio commercio la Cina non si divise solo grazie alla grande competitività fra le potenze. Oltre alle diffusissime rivolte, questo periodo è contrassegnato anche da una grande emigrazione cinese verso tutte le direzioni (facilitata dalle potenze come l’Inghilterra, che avevano bisogno di manodopera a basso costo). L’occidente incominciò ad avere le sue influenze non solo sulla popolazione ma anche sull’ideologia intellettuale offrendo la possibilità di un’apertura mentale (anche se data la sua natura quasi costrittiva in un primo momento impresse la reazione contraria sulla popolazione) che in futuro avrebbe potuto aiutare la Cina stessa grazie alle tecnologie avanzate. La constatazione della superiorità occidentale in campo militare e tecnico pose la classe dirigente al problema di come reagire. Già Xiuquan, capo dei Taiping, aveva sintetizzato una cultura fra elementi cristiani, buddhisti e confuciani (nella forma originaria) mischiando ideologia occidentale e orientale, cosa che accadde anche fra la gentry (1860) per sostenere l’invasione straniera e proteggere i manciù. I risultati delle riforme attuate dalla gentry furono le riforme (basate sul confucianesimo, per la restaurazione della civiltà cinese e dell’ordine ma anche per il rafforzamento verso l’esterno) durante il regno del giovane imperatore Tongzhi. Ad applicare concretamente queste riforme furono per lo più Zeng Guofang e Li Hongzhang che applicando i valori morali confuciani alla politica e all’economia, diedero vita ad un grande fervore intellettuale con cui, oltre all’appoggio militare volontario a  base regionale, riuscirono a reprimere i Taiping, i Nian e le rivolte musulmane. Idea di base di questo movimento (movimento yangwu) era di applicare la tecnica e la scienza occidentale in modo strumentale ma mantenere la cultura e i valori tradizionali (è cosi che furono creati uffici di traduzione, arsenali moderni, cantieri navali, cotonifici e altre industrie meccanizzate): fu applicata la politica tradizionale di “servirsi dei barbari contro i barbari”. Vennero così abbassate le imposte fondiarie, si svilupparono le comunicazioni interne e le industrie pesanti, si acquistarono dall’occidente navi e armi per imitarle, furono mandate delegazioni all’estero per informarsi e avviati i lavori per le miniere di carbone e le ferrovie. Altra riforma dell’autorafforzamento applicata fu quella scolastica (1901) con l’introduzione di materie occidentali e lo studio di lingue straniere a Beijing, Shanghai e altre città (ricordiamo Feng Guifeng e Zhang Zhidong come riformisti del 1860 circa). Gli esami militari vennero aboliti e vennero presi i primi provvedimenti per sciogliere l’ “Armata dello stendardo verde” e creare un armata nazionale. Dagli anni ’70-’80 il controllo di questa nuova politica passo dalle mani statali a quelle private di mercanti e capitalisti con la supervisione governativa (che controllava il campo finanziario e organizzativo). Da questi anni l’Hunan e l’Anhui cedettero all’imperialismo internazionale per restaurare il dominio della classe feudale confuciana minacciata dalle rivolte popolari e dagli anni ’90 la gentry aveva dovuto reprimere le varie rivolte e riprendere la costruzione delle regioni cinesi travagliate dalla guerra civile e allo stesso tempo tenere testa alle potenze straniere. La debolezza di questo tentativo di modernizzazione stava nell’incapacità imperiale di fare presa sulla classe dirigente, nell’indipendenza dei funzionari regionali dal potere centrale e nello scarso coordinamento fra di loro. La fine dell’esperimento yangwu (o autorafforzamento) fu dovuta alla fine della guerra sino-giapponese con il trattato di Shimonoseki del 1895 che decretò l’ultima umiliazione della Cina che aveva cercato di rialzarsi con pochi successi: gli esponenti della riforma furono tutti allontanati dal potere e rimase solo Li Hongzhang che nel 1898 sarebbe stato sostituito da Kang Youwei che avrebbe proposto con successo all’imperatore una “rivoluzione” che fu poi applicata per i simbolici 100 giorni. Alla fine del secolo assistiamo perciò all’affermarsi di tre ideologie principali: i modernisti dei testi moderni con capo Kang Youwei che riuscì ad affermarsi nel 1898 grazie al generale Yuan Shikai (succeduto a Li Hongzhang al comando delle truppe del nord) i quali attuarono delle riforme istituzionali  sul modello giapponese; i rivoluzionari dei testi antichi e i nazionalisti. I riformisti crearono subito l’opposizione dei conservatori fra cui anche l’imperatrice Cixi e data la stretta base sociale su cui verteva l’organizzazione essa fu eliminata dal semplice passaggio del generale Yuan Shikai (che ovviamente operò sotto l’ordine dell’imperatrice vedova) che pose, così, la fine del periodo dei “cento giorni delle riforme”. Anche Kang Youwei come in un certo modo aveva fatto Xiuquan, aveva cercato di sintetizzare le idee occidentali dandogli un impronta orientale. Dagli insegnamenti di Kang Youwei si discostarono presto i discepoli Liang Qichao e Cai Yuanpei della corrente nazionalista moderata che erano per la monarchia sotto forma costituzionale e si opponeva agli occidentalisti che ripudiavano del tutto il passato cinese. La sconfitta morale cinese dovuta alla diffusione delle potenze europee in Asia (dalle guerre dell’oppio, il commercio..) aveva scatenato le rivolte popolari (Taiping, Nian…) e aveva fatto muovere la gentry (classe dirigente) che aveva promosso la riforma dell’autorafforzamento (movimento yangwu) che si risolsero con le riforme dei cento giorni (dal 1898, dopo la sconfitta cinese con i giapponesi) poi stroncato dalla stessa Cixi che però non si mosse per applicare ulteriori riforme che aiutassero la Cina a riprendersi dai colpi subiti, con la conseguente nascita di altri movimenti popolari (Boxer) che non fecero altro che accelerare il processo di occidentalizzazione e il prevalere delle tendenze repubblicane su quelle monarchiche; ma con la vincita del Giappone sulla Russia nel 1904, un paese asiatico che finalmente aveva la meglio su una potenza europea, ebbe una larga influenza fra gli intellettuali cinesi fra cui Sun Yat-sen, il padre della repubblica cinese, che in Giappone (1905) fondò la Lega e formulò la teoria dei “tre principi del popolo” (nazionalismo, democrazia e benessere, che poi sarebbero stati posti alla base della repubblica). L’occidentalizzazione portò nuove idee rivoluzionarie anche fra gli studenti e alla promozione della nuova struttura del sistema scolastico sul modello giapponese e al rinnovamento delle accademie private verso i primi del 1900. La fine del 1800 è quindi anche segnata dalla decadenza dei battaglioni verdi  e dell’ascesa delle milizie provinciali, segno di debolezza poiché non esisteva un comando militare centrale e unico e questa disposizione si ripercosse all’inizio del periodo repubblicano nel fenomeno dei “signori della guerra” (cioè i generali ognuno dei quali  controllava la  propria regione). Nel 1906 la riforma istituzionale introdusse il principio costituzionale intorno all’autorità imperiale ma rimaneva in sospeso la questione del Parlamento e della sua funzione. Le prime Assemblee Provinciali incominciarono a riunirsi nel 1909 e segnarono il distacco totale dal potere imperiale anche da parte della gentry che già era iniziato con le varie rivolte della metà del 1800. Il quadro si complicò con la morte di Cixi e l’imperatore Guangxu nel 1908-1909 (l’ultimo imperatore successo a Guanxu sarebbe Puyi fino al 1967). Ed è qui che entrò in gioco Sun Yat-sen che in Cina fondò una società segreta anti-mancese e che dopo il fallimento di un tentativo insurrezionale andò in Giappone (dove formò la Lega) e poi in Europa e in America (dal contatto con i paesi stranieri nacquero le sue idee di fusione occidentali-orientali) e in seguito prese contatti con le numerose associazioni che volevano abbattere la dinastia mancese con alcune delle quali fra il 1907-1911 organizzò varie insurrezioni finite tutte malamente. Ad abbattere la dinastia fu invece una manifestazione nel bacino dello Yangzijiang o Fiume Azzurro (a Wuchang) dovuta alla nazionalizzazione (decisione governativa di Zhang Zhidong) di alcune linee ferroviarie, manifestazione che in parte venne repressa e che proprio per questo scatenò ancor più gli animi che nel 1911 si manifestarono attraverso l’occupazione e poi la proclamazione della repubblica dello Hubei da parte della Nuova Armata che invitò le altre province a fare lo stesso, cioè a disconoscere l’autorità di Beijing. La maggior parte delle province (tutte quelle centrali e  meridionali) seguì il consiglio dello Hubei e i dirigenti della manifestazione ormai diffusa in tutta la Cina crearono un secondo centro a Nanchino e all’arrivo di Sun Yat-sen (o Sun Zhongshan) in Cina (grazie anche all’appoggio di Yuan Shikai) egli fu proclamato Presidente della Repubblica cinese (e capo del Guomindang) nel 1912 a Nanchino ma dopo qualche mese cedette il posto a Yuan Shikai che prese la direzione del paese fino al 1916. Ma il controllo della Cina non stava in mano ad una nuova classe, di fatto era in mano al controllo militare (Yuan Shikai e i signori della guerra), questione che ben presto esplose in una nuova rivoluzione. Shikai (che mirava a diventare imperatore sostenendo che i cinesi non avevano mai accettato la repubblica) si insediò come dittatore dichiarando una legge marziale: i giornali furono chiusi, i membri dell’opposizione del parlamento furono arrestati e i membri del Guomindang (o Kuomintang) vennero espulsi dal parlamento mentre le assemblee provinciali furono sciolte. Dopo la morte di Shikai nel 1916 (che aveva richiesto molti prestiti ai paesi stranieri nel 1913), il paese rimase di fatto in mano ai governanti militari di ogni provincia (i signori della guerra) e si insediò un vuoto politico fino al 1928, periodo in cui nacque il Movimento del 4 maggio (1919) che era un movimento politico e culturale (i cui temi principali erano: attacco al confucianesimo, promozione per le nuove idee occidentali e la rivoluzione letteraria) nato a causa dei territori tedeschi in Cina passati nelle mani dei giapponesi secondo il trattato di Versailles per cui degli studenti avevano manifestato in piazza e si scatenò la folla; il Partito Comunista cinese (PCC) nel 1921; il Guomindang (o Partito Nazionalista), presente come movimento già dalla fine del 1800 e poi riorganizzato sotto la guida di Sun Zhongshan (Sun Yat-sen) che si scisse dal PCC (nel 1927) quando incominciarono i contrasti fra i due partiti. Del movimento del 4 Maggio faceva parte anche Mao Zedong. La cooperazione fra PCC e Guomindang (guidato da Chiang Kai-shek), iniziata dopo l’espulsione di quest’ultimo dal Parlamento e dopo che il PCC riconobbe la guida della rivoluzione ai nazionalisti, portò i due movimenti a discutere, nel 1924, di un eventuale spedizione verso il nord per riunire la Cina (divisa in regioni controllate da un impero ormai inesistente e dai signori della guerra), marcia che fu realizzata nel 1926 (anche con l’aiuto dei russi, che appoggiavano i comunisti). Capitale del Guomindang divenne così Nanjing (1928) e furono attuate una serie di riforme fra cui la riforma scolastica (volta a migliorare le scuole nelle città e nelle zone costiere più che nelle campagne) e un ampliamento delle industrie e delle reti comunicative. Dal 1928 al 1937 il Guomindang capeggiato da Kai-Shek (il cui appoggio principale era costituito dai commercianti e dai proprietari terrieri) cercò di trasformare la Cina in uno stato moderno mentre continuava a perseguitare il PCC (nel 1934 i comunisti, per sfuggire ai nazionalisti dovettero intraprendere un’altra marcia verso nord). I vari colpi che il PCC aveva subito nel 1927 costrinse il partito a rivedere la propria strategia. Dopo un tentativo di insurrezione fallito Mao incominciò a trasformare l’armata rossa in un’entità politicizzata e disciplinata (era democratica: tutti avevano lo stesso rango e la stessa paga) e a ridistribuire i territori in mano ai proprietari terrieri in modo che ogni contadino ne avesse una parte adeguata (riforma del ’27), oltre che a migliorare la condizione femminile nella società (fra cui la parità dei sessi anche in questioni come il divorzio o comunque nel matrimonio). Nel 1931, a Ruijin (Jiangxi), venne fondata la Repubblica sovietica cinese, con Mao Zedong come suo primo presidente che varò una legge radicale che ordinava la confisca delle terre dei proprietari terrieri e di quella dei contadini ricchi. Intanto le tensioni fra PCC e Guomindang continuavano a sfociare in guerriglie che non si arrestarono neanche quando nel 1931 il Giappone occupò la Manciuria: a questo punto, infatti, Mao (ritenuto troppo cauto) venne sostituito da Zhou Enlai e nel 1934, i comunisti incominciarono a compiere la marcia verso il nord poiché perseguitati dai nazionalisti con cui si scontrarono più volte. Nel 1936 l’invasione giapponese nel nord della Cina costrinse il capo del Guomindang (allora al governo), Jiang Jieshi (o Chiang Kaishek) a riallearsi con i comunisti (alleanza del 1937) grazie ai quali, anche per l’aiuto americano (che intanto nel 1945 bombardò Hiroshima e Nagasaki), i giapponesi, nel 1945 (dal 1937), furono sconfitti. La Russia, che aveva dichiarato guerra al Giappone nel ’45, aveva cercato di prendersi la Manciuria, ma il governo nazionalista fu aiutato dagli americani che cacciarono i russi (1946) anche se i comunisti riuscirono ad insediarsi prima dei nazionalisti in Manciuria. Il ritiro della Russia dalla Manciuria fu accompagnata dalla restituzione dei macchinari russi nelle fabbriche cinesi utilizzate negli anni come prestiti ed aiuti da parte del paese sovietico. La sconfitta giapponese portò ad una guerriglia fra comunisti e Guomindang (1946) fino ad allora posticipata e vinta dai comunisti nel 1949 con il recupero delle città del nord est fino a Shanghai.  Ma già da prima della sconfitta giapponese, le tensioni fra le due fazioni diverse cominciavano a farsi sentire di nuovo. Anche le riforme comuniste dopo la guerra sino-giapponese (1950), come anche quelle del precedente governo nazionalista, si basarono sulla riforma scolastica (e furono modificate ulteriormente dopo la guerra per garantire più stabilità). L’appoggio di numerosi contadini e soprattutto donne fu dovuto ad una campagna che promuoveva un aiuto ai contadini e la promessa di più liberta alle donne (per quanto riguarda il matrimonio e il divorzio) ma anche dagli esperimenti avviati nelle appena catturate città del nord dopo la guerra sino-giapponese (’49) come la pulizia delle strade (a mendicanti e prostitute venivano trovati migliori impieghi), la sindacalizzazione dei lavoratori e l’aumento dei salari senza toccare le imprese private. Fino al 1952, il governo concentrò i suoi sforzi consolidando la sua posizione di comando e il paese venne inizialmente diviso in sei regioni  militari guidate da commissioni amministrative e militari, vennero adottati una legge organica e un programma comune e quindi fu instaurata una “dittatura democratica”. I contadini poveri divennero contadini medi, le donne divennero più libere, le scuole nazionalizzate e riformate nelle loro lezioni ma furono avviate anche campagne su chi era contro il nuovo governo. Il Tibet che era autonomo dal 1913 venne liberato dall’armata popolare di liberazione (la nuova armata rossa) nel 1950 e più tardi divenne la regione autonoma dello Xizang, mentre la Manciuria venne integrata al paese e la Mongolia rimase autonoma (già dal 1924). Nel 1950 scoppiò una guerra civile fra Corea del nord e quella del sud, l’Inghilterra attraversò la Corea fino a giungere a pochi chilometri dal confine cinese e fu respinta dalla Cina fino al confine fra Corea del nord e quella del sud mentre gli americani si erano stanziati davanti a Taiwan perché la Cina non approfittasse dello scompiglio per invaderla: la tregua fu firmata nel 1953. Il risultato fu che gli americani passarono dalla parte dei nazionalisti rifugiati a Taiwan. Dal 1953, il quadro organizzativo incominciò a cambiare e a prendere un impronta socialista: tutto ciò che era privato fu reso pubblico, fu introdotta la pianificazione economica centralizzata e cominciò la collettivizzazione dell’agricoltura (l’agricoltura cooperativa era organizzata in famiglie che coltivavano la terra di cui veniva diviso il raccolto a seconda della quantità di terra e della manodopera fornita da ogni famiglia). Le industrie, fino ad allora diffuse lungo le zone costiere, vennero costruite anche nelle zone interne e per questo furono costruite anche nuove ferrovie. Nel 1956 le cooperative erano diventate cooperative avanzate di produttori, cioè aziende agricole senza proprietà privata che continuavano a svolgere sempre lo stesso compito e la produzione in generale aumentò; inoltre, il sistema della gestione da parte di un uomo solo fu sostituita dalla guida del paese da parte del partito intero. Nel 1958 la Cina si affrettò a passare dal programma socialista a quello comunista (il Grande balzo in avanti) e le Cooperative, presto, andarono a formare le Comuni del popolo con le quali si progettò di raggiungere grandi obiettivi fondati sulla forza lavoro. Purtroppo le riforme agrarie riuscirono a malapena a sostenere la popolazione crescente ed anche il settore industriale, seppur cresciuto, non bastava a dare lavoro a tutti. Un’altra riforma scolastica prevedeva la diffusione delle scuole anche nelle campagne. Fu ristabilita, così, la privatizzazione, in certi casi ritenuta necessaria. Nel 1959, mentre iniziava la ritirata del Grande balzo e un conflitto politico, Mao Zedong si ritirò dalla carica di presidente della Repubblica popolare assunta da Liu Shaoqi, e la Cina, reso ormai evidente che non seguiva la politica russa si staccò dall’appoggio russo contrassegnato da grandi prestiti finanziari e di macchinari tecnologici per le fabbriche (oltre che da un aiuto da parte dei tecnici russi), rottura che sarebbe durata fino al 1985. Nel 1960 iniziò un secondo Grande balzo, lasciato dopo un anno per una serie di errori. La depressione agricola ma anche industriale successiva ai primi successi del Grande balzo portò il governo a concentrare le proprie forze in gran parte sull’agricoltura a scapito dell’educazione scolastica ora diffusa più che altro nelle città. Mao perse la fiducia sul partito e cercò di incitare i più giovani ad avere uno spirito rivoluzionario con il movimento per l’Educazione socialista (1963). Dal questo periodo si assistette ad una crescente tensione nella popolazione che non era contenta delle strategie governative e il caos sfociò nel 1966. Si cercò di ricostruire il partito e come prima cosa vennero eliminate le organizzazioni delle Guardie rosse. Intanto Lin Biao divenne il successore di Mao. Una serie di riforme scolastiche guidate da Mao tra il 1968 e il 1976, ristabilirono l’ordine nelle scuole anche se gli standard educativi si erano abbassati. Nel 1971 la Taiwan nazionalista incominciò a ristabilire i contatti con la Cina e nel 1981 incominciò di nuovo il commercio fra le due, mentre nel 1984 il governo cinese faceva la stessa offerta di autonomia ma di appartenenza alla Cina anche a Hong Kong (o Xianggang). Nel 1973 Mao proclamò come suo successore Deng Xiaoping che ridimensionò subito l’Armata popolare di liberazione e definì una politica economica a lungo termine. Nel 1976 Mao Zedong morì e Deng rimase al comando fino al 1987 attuando una serie di riforme economiche e agricole volte alla modificazione delle Comuni ma al mantenimento della terra pubblica e alle restrizioni per le proprietà private. Infatti nel 1979-1881 furono lanciate delle riforme per incoraggiare le famiglie contadine a produrre di più per poter vendere il raccolto in eccesso nel mercato. Nella costituzione del 1982 si riconosceva che la Cina era un paese multietnico. Nel 1984 la politica economica cominciò ad allontanarsi dalla pianificazione centralizzata che stabiliva cosa dovesse produrre un industria, dove dovesse procurarsi la materia prima e dove e a che prezzo vendere i suoi prodotti. Infine nel 1992, Xiaoping proclamò che la Cina avrebbe ridimensionato il numero dei lavoratori nelle imprese statali, che si avrebbe incoraggiato l’iniziativa privata e che infine i prezzi sarebbero crollati.

 

CRONOLOGIA:

-1793: arrivo a Beijing dell’ambasceria britannica con Macartney

-1839-1842: prima guerra dell’oppio tra Cina ed Inghilterra

-1842: trattato sino-britannico di Nanchino che prevede la cessione di Hong Kong all’Inghilterra

-1850-1864: rivolta dei Taiping

-1853-1868: rivolta dei Nian

-1855-1873: rivolte musulmane nel sud-ovest

-1856-1860: seconda guerra dell’oppio contro Inghilterra e Francia

-1858: trattato di Tianjin e trattato sino-russo di Aigun

-1860: trattato di Beijing

-1861: morte dell’imperatore Xianfeng, successione al figlio piccolo, Tongzhi, ma di fatto, almeno all’inizio erano lo zio di Tongzhi, il principe Gong, e la madre dell’imperatore, la concubina Cixi.

-1862: Li Hongzhang, ex assistente di Zeng Guofang, organizza l’armata dell’Anhui (o dello Huai) su modello di quella dello Hunan.

-1871: la Russia occupa la valle dell’Ili.

-1881: ritiro della Russia dall’Ili con il trattato di San Pietroburgo e nascita dello Xinjiang.

-1883-1885: guerra fra Cina e Francia per assicurarsi il Vietnam finito con il trattato di Tianjing con cui la Cina riconosce il protettorato francese sul Vietnam e offre alla Francia il commercio nelle zone sud-orientali.

-1894: Sun Yat-sen fonda l’Associazione per la Rinascita della Cina

-1894-1895: guerra sino-giapponese

-1895: trattato di Shimonoseki dopo lo scontro con il Giappone per difendere la Corea. La Cina cedeva al Giappone la Corea, Taiwan e le isole Pescadores e riconosceva al Giappone il diritto di insediare le industrie nei porti aperti.

-1900: rivolta dei Boxer

-1904-1905: guerra fra Russia e Giappone

-1905: fondazione in Giappone della Lega cinese (anti-mancese)

-1911-1949: periodo repubblicano

-1912: prima Sun Yat-sen e subito dopo Yuan Shikai diventano presidenti della repubblica. Nasce il Guomindang e Sun Yat-sen ne diviene presidente

-1913: Il Guomindang, espulso da Yuan Shikai dal Parlamento, unisce le forze con il PCC

-1916: muore Yuan Shikai

-1919: Movimento del 4 Maggio dopo il passaggio di possedimenti cinesi in mano alla Germania con il trattato di Versailles

-1920: Sun Yat-sen stabilisce un governo a Canton e diventa presidente della Repubblica

-1921: nasce il Pcc a Shanghai

-1921-1922: i possedimenti cinesi in mano tedesca vengono restituiti alla Cina (Shandong)

-1925: muore Sun Yat-sen

-1931: il Giappone attacca la Manciuria, subito dopo i comunisti stabiliscono la Repubblica sovietica cinese nello Jiangxi

-1934: le campagne di accerchiamento di Chiang Kai-shek costringono i comunisti ad avanzare prima ad ovest, poi a nord. Mao Zedong viene nominato presidente del PCC,

-1937: invasione giapponese in Cina (seconda guerra sino-giapponese), unione fra PCC e Guomindang

-1945: la Russia dichiara guerra al Giappone ed occupa la Manciuria

-1946: i sovietici lasciano la Manciuria che viene subito occupata dai comunisti

-1948: nella battaglia della Manciuria i comunisti annientano le armate nazionaliste

-1949: dopo essere stati respinti dai comunisti, i nazionalisti si stabiliscono a Taiwan. Viene proclamata la Repubblica Popolare Cinese (RCP)

-1950: trattato amichevole sino-sovietico, riforma agraria cinese, aiuto cinese in Corea

-1955: viene accettato il primo piano quinquennale  di ispirazione sovietica (‘53-‘57), si incita l’accellerazione della collettivizzazione agricola

-1958: inizio del Grande Balzo in avanti, istituzione delle Comuni popolari. Mao Zedong lascia la presidenza della Repubblica

-1960: ritiro degli esperti sovietici dalla Cina

-1976: muore Mao Zedong che nel 1973 ha proclamato Xiaoping suo successore

-1984: soppressione delle Comuni popolari

Bibliografia:- J.A.G. Roberts: Storia della Cina (capitoli V-VI-VII)

– Sabattini, Santangelo: Storia della Cina (da pag 528 a pag 561 + la cronologia)

N.B. guarda Qing e RPC in http://www.romacina.it/sitocina/storia/eventi/apertura_eventi.htm

P.S.  Vi sarei grata se mi avvisaste qualora notaste imprecisioni e/o errori.

3 pensieri su “Storia della Cina dagli inizi del 1800 in poi

  1. Ti ringrazio infinitamente, questa pagina mi è stata di enorme aiuto per capire, anche se sono passati ormai ben sei anni ^^

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