La società cinese nei periodi Ming-Qing

Unità e caratteri del periodo:

il periodo che va dai Ming (1368-1644) alla vigilia delle Guerre dell’oppio (1839-42, 1856-60) è scandito da sei momenti:

1)      Successo della rivolta di Zhu Yuanzhang con la cacciata dei mongoli ed il riordinamento dello stato e dell’economia

2)      Trasformazioni socio-economiche verso la metà della dinastia Ming che verrà minata in parte da esse

3)      La crisi politica e l’avvento della dinastia mancese (Qing)

4)      Consolidamento della nuova dinastia e accettazione della civiltà cinese da parte dei Qing

5)      Crisi economica a causa dell’esplosione demografica

6)      Sfida degli occidentali.

Il periodo Ming-Qing è l’apice dell’evoluzione cinese e della potenza politica imperiale (nel XVIII secolo) prima dello scontro con gli occidentali. Fra le due dinastie si verificano una serie di trasformazioni sociali, economiche, istituzionali ed ideologiche che segnano la nascita di una nuova fase: il mercantilismo e la commercializzazione dell’economia rurale, il progresso in campo manifatturiero, l’ascesa di una nuova gentry (classe dei notabili) come classe emergente, la morte di alcuni aspetti dell’etica tradizionale, lo sviluppo di un pluralismo di idee e scuole dietro la facciata ortodossa neoconfuciana, l’indebolimento delle tradizionali relazioni sociali. Avviene una riduzione dell’intervento politico sull’economia e l’espansione del settore privato e commerciale rispetto a quello statale; la politica agraria e fiscale di Hongwu (1368-1398) è l’ultimo tentativo su vasta scala nella Cina tradizionale di imporre un controllo sulle persone fisiche attraverso la sorveglianza dei movimenti dei sudditi, la fissazione ereditaria di molte occupazioni, l’organizzazione e mobilitazione della popolazione rurale. Da metà dinastia Ming l’ordine stabilito precedentemente si dissolve a causa dello sviluppo della società e dell’economia e alla competizione fra i vari settori. Avviene la dissoluzione del sistema manoriale con l’instaurazione di nuovi rapporti fra proprietari e coloni, fra città e campagna, l’urbanizzazione di parte dei proprietari fondiari e il miglioramento delle condizioni sociali dei coloni e dei contadini, la rimozione delle restrizioni giuridiche verso il popolo basso (jianmin) e delle minoranze etniche. Dal punto di vista politico si tende all’accentramento e all’assolutismo ma l’accrescimento del potere della gentry locale e quindi delle autonomie locali (non di tipo istituzionale ma fattuale) gestite dai notabili e dai ricchi mercanti (il cui potere cresce) bilancia l’accentramento statale. Questa tendenza all’accentramento vede un maggiore controllo ideologico e una certa chiusura verso l’esterno., cosa che non impedirà lo sviluppo commerciale legato alla produzione agricola e manifatturiera stimolato dalla rivoluzione fiscale della fine Ming. Le porcellane di Jingdezhen, i tessuti e le giade di Suzhou, la pittura e l’architettura acquistano fama in tutto il mondo. Si afferma il genere letterario”urbano-borghese” del romanzo e della novella, nuovi elementi di pensiero sono introdotti dalla scuola di Wang Yangming e dal movimento della “conoscenza pratica” mentre un nuovo interesse per la storiografia è dovuto a Gu Yanwu e a Zhang Xuecheng. Il perfezionamento dell’organizzazione statale e delle tecniche preesistenti permette una crescita della produttività che porta all’aumento demografico. Soprattutto i Ming costituiscono un modello burocratico confuciano per molti paesi (come era avvenuto sotto i Tang). Durante i Ming l’impero non comprende parte dell’attuale Manciuria ed il Xinjiang mentre sotto i Qing il territorio si estende oltre a quelli attuali comprendendo anche la Siberia Orientale. La terra arabile è concentrata nella Cina propriamente detta (cioè la pianura settentrionale e quella centro-settentrionale).

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Bibliografia: Alcuni elementi della società cinese nel periodo Ming e Qing, Paolo Santangelo, Napoli 1987

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