La società cinese nei periodi Ming-Qing

Unità e caratteri del periodo:

il periodo che va dai Ming (1368-1644) alla vigilia delle Guerre dell’oppio (1839-42, 1856-60) è scandito da sei momenti:

1)      Successo della rivolta di Zhu Yuanzhang con la cacciata dei mongoli ed il riordinamento dello stato e dell’economia

2)      Trasformazioni socio-economiche verso la metà della dinastia Ming che verrà minata in parte da esse

3)      La crisi politica e l’avvento della dinastia mancese (Qing)

4)      Consolidamento della nuova dinastia e accettazione della civiltà cinese da parte dei Qing

5)      Crisi economica a causa dell’esplosione demografica

6)      Sfida degli occidentali.

Il periodo Ming-Qing è l’apice dell’evoluzione cinese e della potenza politica imperiale (nel XVIII secolo) prima dello scontro con gli occidentali. Fra le due dinastie si verificano una serie di trasformazioni sociali, economiche, istituzionali ed ideologiche che segnano la nascita di una nuova fase: il mercantilismo e la commercializzazione dell’economia rurale, il progresso in campo manifatturiero, l’ascesa di una nuova gentry (classe dei notabili) come classe emergente, la morte di alcuni aspetti dell’etica tradizionale, lo sviluppo di un pluralismo di idee e scuole dietro la facciata ortodossa neoconfuciana, l’indebolimento delle tradizionali relazioni sociali. Avviene una riduzione dell’intervento politico sull’economia e l’espansione del settore privato e commerciale rispetto a quello statale; la politica agraria e fiscale di Hongwu (1368-1398) è l’ultimo tentativo su vasta scala nella Cina tradizionale di imporre un controllo sulle persone fisiche attraverso la sorveglianza dei movimenti dei sudditi, la fissazione ereditaria di molte occupazioni, l’organizzazione e mobilitazione della popolazione rurale. Da metà dinastia Ming l’ordine stabilito precedentemente si dissolve a causa dello sviluppo della società e dell’economia e alla competizione fra i vari settori. Avviene la dissoluzione del sistema manoriale con l’instaurazione di nuovi rapporti fra proprietari e coloni, fra città e campagna, l’urbanizzazione di parte dei proprietari fondiari e il miglioramento delle condizioni sociali dei coloni e dei contadini, la rimozione delle restrizioni giuridiche verso il popolo basso (jianmin) e delle minoranze etniche. Dal punto di vista politico si tende all’accentramento e all’assolutismo ma l’accrescimento del potere della gentry locale e quindi delle autonomie locali (non di tipo istituzionale ma fattuale) gestite dai notabili e dai ricchi mercanti (il cui potere cresce) bilancia l’accentramento statale. Questa tendenza all’accentramento vede un maggiore controllo ideologico e una certa chiusura verso l’esterno., cosa che non impedirà lo sviluppo commerciale legato alla produzione agricola e manifatturiera stimolato dalla rivoluzione fiscale della fine Ming. Le porcellane di Jingdezhen, i tessuti e le giade di Suzhou, la pittura e l’architettura acquistano fama in tutto il mondo. Si afferma il genere letterario”urbano-borghese” del romanzo e della novella, nuovi elementi di pensiero sono introdotti dalla scuola di Wang Yangming e dal movimento della “conoscenza pratica” mentre un nuovo interesse per la storiografia è dovuto a Gu Yanwu e a Zhang Xuecheng. Il perfezionamento dell’organizzazione statale e delle tecniche preesistenti permette una crescita della produttività che porta all’aumento demografico. Soprattutto i Ming costituiscono un modello burocratico confuciano per molti paesi (come era avvenuto sotto i Tang). Durante i Ming l’impero non comprende parte dell’attuale Manciuria ed il Xinjiang mentre sotto i Qing il territorio si estende oltre a quelli attuali comprendendo anche la Siberia Orientale. La terra arabile è concentrata nella Cina propriamente detta (cioè la pianura settentrionale e quella centro-settentrionale).

POPOLAZIONE E SVILUPPO DEMOGRAFICO:

lo sviluppo demografico è maggiore al sud soprattutto verso il delta dello Yangzijiang e nella Pianura centrale. Fra le condizioni che hanno reso possibile ad un paese pre-industriale una tale ascesa demografica bisogna considerare l’aumento della produttività agricola dovuta all’espansione della superficie delle terre coltivate,  al miglioramento dei sistemi agronomici e all’introduzione di nuovi tipi di colture (riso precoce, patata, mais…). Il terreno coltivato raddoppia sotto i Qing grazie anche ai terrazzamenti in collina e montagna. A questo si aggiunge un lungo periodo di governo delle due ultime dinastie, specie in quella del dispotismo illuminato Qing che permette un duraturo periodo di pace interna ed esterna: la riforma fiscale di fine Ming genera una più razionale gestione dello stato. La rivoluzione commerciale permette una migliore efficienza economica anche a livello di villaggio e una distribuzione più razionale delle forze di lavoro anche grazie ad una maggiore indipendenza dei contadini. Ma l’enorme aumento della popolazione provoca anche gravi conseguenze politiche ed economiche che causano la crisi della dinastia Qing ed uno degli ostacoli allo sviluppo economico del paese.

CITTA’ E CAMPAGNA:

ci sono vari modelli di agglomeramento umano nella Cina Ming-Qing:

1)      Villaggi (cun) o comunità rurali in cui abita la maggior parte della popolazione, sono unità autosufficienti (controllate da una o più famiglie influenti i da clan) con scarsa differenziazione di funzioni sorte lungo le vie di comunicazione. I villaggi del nord, rispetto a quelli del sud, sono insediamenti più concentrati e meno popolati a causa della minore produttività della terra. La maggior parte dei villaggi deve ricorrere ai mercati rurali per l’acquisto delle merci e dei beni necessari. L’industria rurale, diffusa nei villaggi che circondano grandi centri economicamente avanzati come Suzhou, Nanchino e Jingdezhen, non si limita alla richiesta locale ma comprende le manifatture dei centri maggiori. In queste aree, stagionalmente, i contadini costituiscono parte della manodopera manifatturiera.

2)      Le città murate (cheng) generalmente si sono formate attorno agli yamen, cioè uffici di un centro amministrativo e conservano il perimetro rettangolare orientato secondo i punti cardinali. Sono abitate dai funzionari e dalle loro famiglie ma anche da artigiani, mercanti, proprietari terrieri assenteisti. Artigianato e commercio sono in funzione del potere d’acquisto dei consumatori residenti che vivono principalmente di sfruttamento delle campagne. Fuori dalle mura nascono nuovi quartieri urbani (waicheng) con funzioni principalmente mercantili, artigiani e di divertimento. Si possono distinguere le città prevalentemente amministrative come alcuni capoluoghi  di provincia da quelle prevalentemente industriali (come Jingdezhen) e quelle prevalentemente commerciali (come Suzhou). Suzhou non si concentra solo entro le mura o attorno ai quartieri di divertimento ma anche nelle barche-abitazioni galleggianti lungo i canali intorno alle mura. A Tianjin più di metà della popolazione entro e fuori le mura è costituita da mercanti.

3)      I mercati temporanei (miaohui) che non costituiscono comunità stabili

4)      Le città mercato (shi) ed i borghi mercato (zhen) nascono dalla stabilizzazione di botteghe fisse, magazzini e taverne nei mercati temporanei e sono caratterizzate da una funzione economica specializzata preminente; ma talvolta nascono da villaggi agricoli che pian piano acquisiscono funzione specificamente commerciale.

Sotto i Ming e Qing l’urbanizzazione aumenta massicciamente soprattutto per il proliferare di medie città-mercato nelle campagne che uniscono i villaggi in una fitta rete suburbana (l’ex capitale dei Song meridionali, Hangzhou, diventa un centro economico vivo che si basa sull’artigianato tessile e sul commercio marittimo). La città è il centro del potere politico quindi un punto del controllo burocratico, un centro di diffusione della cultura e dell’istruzione. Il rapporto economico fra città e campagna è complementare: con lo sviluppo della commercializzazione le comunità urbane diventano mercati dei prodotti dei villaggi assorbendo manodopera rurale eccedente. Gli abitanti della città spesso non vi risiedono da molte generazioni come capita agli abitanti dei villaggi perché sono oggetto di spostamenti forzosi o meno e preferiscono mantenere legami con i parenti del villaggio d’origine. La popolazione urbana è sotto il controllo della burocrazia che è poco presente nei villaggi: anche se teoricamente lo yamen ha la giurisdizione su tutto il distretto o prefettura, in pratica si occupa soprattutto dell’area urbana in cui ha sede. Non esiste una vera e propria unità amministrativa (Suzhou infatti non è un unità municipale e a parte gli uffici di prefettura che sovrintendono a tutta l’area della divisione amministrativa – i fu -, la prefettura è divisa in xian alcuni dei quali hanno centro urbano al di fuori della città di Suzhou, quindi è un unità amministrativa mista urbano-rurale). La divisione dell’agglomerato urbano in fang (distinti dai circostanti li rurali) indica l’esistenza di un regime fiscale piuttosto che di una comunità cittadina nel senso occidentale del termine. Ci sono più differenze culturali fra diversi ceti sociali e comunità di diversi luoghi piuttosto che fra città e campagna. La popolazione immigrata in città è organizzata secondo alla propria località d’origine e mantiene una forte identità regionale (tongxiang) ricoprendo spesso attività e professioni identiche al luogo di provenienza (ad esempio ad Hangzhou i lavori di falegnameria sono monopolizzati dagli emigrati di Ningbo). Fino all’inizio dei Ming la classe dirigente alterna periodi urbani e periodi rurali senza stanziarsi stabilmente in una delle due zone. Il rapporti fra città e villaggi sono di tipo burocratico (centro politico, amministrativo, militare) ed economico. La città è luogo d’incontro fra i notabili dei villaggi circostanti, fonte di informazione per le notizie relative al mondo esterno e il centro dei divertimenti. Nelle metropoli del Jiangnan l’assimilazione dei mercanti negli strati superiori è più marcata e l’influenza dell’élite urbana e dei mercanti è notevole nel campo della pittura, della poesia e degli spettacoli. Alla fine dei Ming e all’inizio dei Qing alcune rivolte hanno carattere prevalentemente urbano e si registrano nelle città del Dongnan. Nelle città si registrano maggiormente i vincitori agli esami di stato e si riscontrano casi di federazione di associazioni mercantili e di gentry urbana che ricoprono il territorio urbano con servizi di assistenza, prevenzione e difesa. Essi dimostrano la tendenza alla formazione di un’entità socio-politica integrata. La capitale è notevole per la presenza di numerose comunità di popolazioni centroasiatiche e di musulmani ma anche per il frequente arrivo di ambascerie dai paesi tributari.

STRATIFICAZIONE E MOBILITA’ SOCIALE:

la classificazione tradizionale della popolazione nei “quattro ordini” (simin) vede al primo posto i letterati-funzionari (shi), poi i contadini (nong), gli artigiani (gong) e i mercanti (shang), è basata sull’occupazione ma implica anche lo status sociale. Questa stratificazione è protetta dalla legge ma anche dalle norme consuetudinarie e di condotta (li 礼). La stratificazione sociale oltre a rappresentare una distinzione va ad investire i rapporti interpersonali. Nonostante la severità dello status sociale, il sistema è reso flessibile dalla mobilità che vede la formale possibilità di quasi tutti i sudditi di raggiungere i più alti livelli. Questo carattere di flessibilità si intensifica soprattutto nella seconda metà dei Ming con l’interscambio fra cultura popolare ed elitaria e all’emergere di tendenze umanistico-liberali puritano-rigoriste fra i letterati. Benché ad inizio Ming vengano severamente fissate alcune categorie di professioni ereditarie (militari, salinatori, artigiani), la crescita del commercio, della popolazione e dell’urbanizzazione sconvolge l’assetto sociale istituito da Hongwu. La mobilità verticale/ascendente è assicurata formalmente dal sistema degli esami (che garantiscono posizioni prestigiose anche dal punto di vista politico e che assicurano ai discendenti degli alti funzionari l’accesso a certe cariche senza dover necessariamente superare gli esami, privilegio chiamato “protezione/privilegio ombra”, yin, ridimensionato durante i Ming e i Qing), economicamente dal sistema ereditario patrimoniale e culturalmente dalla diffusione capillare della stampa e delle scuole. In epoca Qing, nonostante i fattori extra burocratici siano influenti (soprattutto all’inizio della carriera), a lungo andare il criterio principale di avanzamento è l’anzianità. Ad ogni modo l’istruzione è strettamente correlata al fattore economico: il figlio di un artigiano o di un contadino riuscirà difficilmente ad acquisire un’educazione formale per l’insufficienza dei mezzi. Un contadino che voglia ascendere alla posizione della gentry comunque deve prima di tutto possedere terre ed empori speciali e poi acquisire l’istruzione scolastica che però dura almeno 12 anni in cui lo studente difficilmente può dedicarsi ad altre attività (artigiane, contadine ecc.), poi va considerato il tempo fra un esame e l’altro e i vari spostamenti per sostenere gli esami in varie città. Normalmente per il salto sociale ci si impiegano almeno 2-3 generazioni. È grazie al fiorire di scuole governative ed accademie private, ai sistemi di assistenza basati sui clan, la diffusione della stampa, l’influenza del pensieri di Wang Yangming (1472-1529) che soprattutto nel periodo Ming la Cina raggiunge un alto grado di mobilità. Ma aumenta anche la mobilità discendente di famiglie che non riescono a mantenere l’austerità che gli permise l’ascesa sociale. La proprietà fondiari si frammenta a causa del principio della divisione ereditaria: un gran numero di contadini in parte coloni, in parte proprietari elimina la distinzione fra possidenti ed affittuari. I clan più potenti tendono a mantenere il monopolio sugli esami a livello locale, ma facilitano le possibilità di studio al loro interno per i membri più capaci (anche se meno abbienti). La commercializzazione della seconda metà Ming e il declino servile nelle campagne permettono un aumento della mobilità sociale specie negli strati inferiori. Si ha notizia di vincitori agli esami di origine coreana, vietnamita e champa e numerosi sono gli stranieri impiegati nell’ufficio astronomico il cui capo è il gesuita von Bell Schall (1592-1666), ciò fa della Cina un paese abbastanza aperto rispetto alle epoche precedenti.

LA CLASSE DIRIGENTE:

è quello strato sociale emerso con i Song che fino ai Qing controlla l’ideologia attraverso gli esami, il potere attraverso la burocrazia e la ricchezza attraverso la proprietà fondiaria, il commercio ed il credito.  Bisogna distinguere l’élite locale di inizio Ming da quella successiva, infatti i funzionari fiscali e di ordine pubblico (qushi), al livello locale, devono la loro posizione più alle condizioni economiche che al superamento degli esami. Comunque è solo dal XVI secolo, cioè con la diffusione dei concorsi pubblici e l’emergere della nuova gentry (i notabili) che status e potere vengono legati al superamento degli esami di stato. Le classi superiori sono considerate composte da funzionari (che detengono l’autorità), proprietari fondiari (che detengono la ricchezza) e dai notabili, cioè la gentry (che detiene il prestigio). In un periodo di centralizzazione com’è il periodo Ming-Qing l’indice di uno status superiore è dato dalla funzione burocratica accompagnata all’istruzione. In questo strato ci sono l’imperatore, la Corte e la nobiltà; l’aristocrazia delle bandiere di epoca Qing; i funzionari dei primi tre livelli (in ordine discendente jinshi, juren e xiucai); i funzionari dei livelli inferiori (shi); la gentry; i grandi proprietari ed i ricchi mercanti (non inclusi nelle categorie precedenti).

LA NOBILTA’ E I PARENTI DELL’IMPERATORE:

nonostante l’aristocrazia abbia perduto il suo potere dalla seconda metà dei Tang, in epoca Ming e Qing non scompare ma è conosciuta come una nuova nobiltà creata dalle due dinastie: ad essa appartengono i parenti dell’imperatore in senso lato (yiqin), i detentori di titoli nobiliari (yigui) e la famiglia dell’imperatrice (waiqi). Ma la nobiltà non ha lo stesso prestigio degli alti funzionari né poteri e privilegi comparabili a quelli dell’aristocrazia europea. I membri della famiglia imperiale, onde evitare colpi di stato, ricevono titoli/prebende senza corrispettivi politici. I parenti dell’imperatore e delle sue concubine sono esclusi per legge dalle cariche pubbliche e dagli esami di stato. Dopo la sua cruenta ascesa al trono Yongle priva i prìncipi imperiali dei poteri militari concessi loro da Hongwu. Questa nobiltà è però titolare di privilegi in campo penale (esenzioni da punizioni corporali, dall’arresto e dalla condanna capitale salvo che per crimini gravissimi) e gode di tenute assegnatele. Nella seconda metà Ming i frequenti abusi delle famiglie principesche (wangfu) sui contadini e sullo stato provocano conflitti fra esse e la burocrazia. Assimilabili alla nobiltà sono i discendenti di Confucio (shengyi) il cui clan mantiene la sua sede a Qufu (nello Shandong) con una certa autonomia amministrativa, giudiziaria ed esenzioni fiscali. Gran parte della nobiltà mancese, che all’inizio dei Qing gode di alti privilegi, attraverso l’organizzazione delle bandiere, subisce un decadimento dal XVIII secolo in poi: alla fine molti nobili mancesi si differenziano dal resto del popolo solo per le insegne che ne indicano lo status e restano loro i privilegi sociali e giudiziari ma le loro condizioni economiche sono ormai decadute notevolmente.

I FUNZIONARI CENTRALI E PERIFERICI:

il ruolo della burocrazia cinese oltrepassa le funzioni di organizzazione e difesa dello stato. I funzionari (i mandarini) sono suddivisi in una gerarchia di doppi livelli ed ad ogni grado corrisponde una divisa particolare. Il cerimoniale è diverso a seconda che si tratti di funzionari (guanpin), di gentry (shushi) o della gente comune (shuren), comunque i due più alti livelli della gentry (jinshi e juren) sono equiparati ai funzionari di settimo livello nelle cerimonie ufficiali. I funzionari hanno privilegi giudiziari e fiscali. Il sistema più comune di reclutamento dei funzionari passa attraverso gli esami di stato, solo per alcune cariche inferiori è ammesso l’acquisto, pratica  che ne provoca comunque lo svalutamento durante i Qing. La compresenza di burocrati cinesi e mancesi sotto i Qing si risolve con il sistema della diarchia ed a livello imperiale al concetto plurinazionale dell’impero (trinazionalità delle bandiere e trilinguismo: mancese, cinese, mongolo). Il processo di sinizzazione dei mancesi vede la trasformazione dell’organizzazione socio-politica mancese da tribale a burocratica e a fine Qing i mancesi vengono sottoposti alla giurisdizione dei funzionari cinesi. Gli alti funzionari godono del privilegio yin (privilegio ombra) e del potere di raccomandazione, mentre gli strati medio-basso hanno un trattamento economico e  legale abbastanza basso. Le riforme di Yongzheng tendono ad elevare le retribuzioni legali per combattere la corruzione. I funzionari percepiscono diverse entrate: lo stipendio in denaro e in riso; il contributo per incoraggiare l’onestà a partire dall’epoca Yongzheng; il contributo per le spese pubbliche; doni e tangenti illegali (soprattutto verso i funzionari locali) tacitamente ammessi. Varie spese sono a carico del funzionario fra cui la retribuzioni dei propri segretari, i contributi da versare in caso di deficit e spese straordinarie, i “diritti usuali” da pagare ai funzionari superiori, i “diritti di porta” ai portieri; deve pagare i dipendenti, funzionari inferiori o inservienti per servizi che non rientrino in quelli ordinari stabiliti. Gli ufficiali militari hanno carriera simile a quella dei funzionari civili ma il loro status è inferiore e l’ereditarietà per loro svolge un ruolo molto più importante, gli esami si riducono infatti a prove di abilità militare. Dai funzionari vanno distinti i segretari dello yamen e quelli privati perché, sebbene abbiano una buona istruzione, sono al di fuori della burocrazia ufficiale. La provenienza dei funzionari Ming e Qing si concentra nelle aree economicamente e culturalmente più avanzate: valle dello Yangzijiang (Jiangsu, Zhejiang, Jiangxi), il Fujian e l’area metropolitana della capitale (Beizhili durante i Ming e Zhili durante i Qing). Non è provato il monopolio di fatto dei grandi clan sul sistema burocratico: solo pochi clan riescono a mantenere una continuità di potere nella macchina statale, infatti è più la burocrazia che piega il clan ai propri interessi.

LA GENTRY:

coniato dall’inglese, il termine “gentry” (piccola nobiltà di campagna) indica le famiglie e gli individui con connotazioni economiche e/o politico-sociali. Ma deve corrispondere ad una categoria ben precisa che non si riduca a sinonimo di classe dirigente: è infatti meglio reputarla quella parte della classe dirigente che esercita il potere nell’area di origine ed il cui status le deriva dal superamento di almeno uno degli esami civili o della prova di idoneità per l’ammissione alle scuole imperiali confuciane; la base di questo strato non è esclusivamente economica o culturale ma prevalentemente politica. La gentry occupa una posizione intermedia rappresentando da un lato lo stato con le sue funzioni (culturali, ideologiche, religiose ed economiche) verso la popolazione, dall’altro la popolazione nei confronti dello stato. I privilegi di cui gode (sociali – attraverso i costumi -, giudiziari, fiscali – esenzione parziale dell’imposta fondiaria fino ad inizio Qing, esenzione dalle sovrattasse e dalle corvée –, politici – accesso agli uffici-) sono in parte estesi dallo stato anche ai familiari. Tutti gli studiosi, seppur non concordino nella natura di base della gentry (che per alcuni è economica, per altri politica) sono uniformi nel dire che si tratti di una élite a livello locale. A rigore vi fanno parte solo i diplomati ma la carica può essere acquistata formalmente dallo stato. La gentry impersona il modello morale, sociale e culturale, connette comunità locali e organizzazione statale ed attraverso il clan è simbolo della benevolenza paterna e dell’armonia familiare. Percepisce entrate dai servizi professionali privati e pubblici (insegnamento, supervisione di scuole ed accademie, gestione di opere pubbliche…) ma anche dalle molteplici attività economiche (investimenti sulla terra, controllo delle risorse finanziare e del credito). Altra occupazione è quella nelle segreterie private o in quelle extra-burocratiche a tutti i livelli dell’organizzazione governativa. Se trova un impiego informale a livello territoriale la gentry svolge non solo i soliti impegni politici ed amministrativi che spettano ai burocrati ma gode anche diu una certa indipendenza dalla burocrazia. Con l’urbanizzazione di una parte della gentry e con il reinvestimento nel credito e nel commercio, dalla seconda metà Ming, la gentry percepisce una maggiore differenziazione delle entrate. Gli stretti legami della gentry con la proprietà terriera sollevano il problema del grado di identificazione fra essa e la classe dei proprietari fondiari. La gentry rappresenta il potere locale che inizia dove finisce quello della burocrazia periferica (cioè al di sotto del xian). La gentry è più efficace della burocrazia nel controllo del paese reale e porta valori e ideologia ufficiali, costituisce un elemento costante dell’organizzazione sociale e politica della vita rurale, che mantiene l’ordine locale nonostante i cambiamenti ai vertici dello stato. Un diverso metodo di agire fra essa e la burocrazia, infatti la gentry tende a superare la normativa burocratica attraverso la “volontà generale” e l’esempio morale confuciano o elementi taoisti, buddhisti ed animisti, invece la burocrazia enfatizza l’interesse dello stato e l’uso di una normativa di tipo legalistico. Nel controllare la grande proprietà terriera la gentry mira a prelevare il massimo surplus dal prodotto agricolo ma anche ad opporsi al prelevamento fiscale mentre la burocrazia, in quanto organo dello stato, ha tutti gli interessi al controllo fiscale, a frenare la concentrazione della proprietà e a proteggere i piccoli produttori; entrambe contribuiscono a stabilizzare il plurisecolare sistema politico cinese. Quindi la gentry da una parte assume un atteggiamento benevolo verso i contadini difendendoli dalle eccessive richieste del potere centrale, dalle estorsioni dei funzionari e degli eunuchi, dall’altra si trova in conflitto con i piccoli proprietari ed i produttori agricoli. Con gli interventi degli stranieri la gentry rinuncerà al suo ruolo di intermediazione e protezione dei contadini per assumere l’iniziativa per un processo di militarizzazione. Le funzioni della gentry sono:

1)      Politiche: presiedendo agli affari civili e privati della popolazione, difendendo gli interessi locali contro le illegalità e lo strapotere della burocrazia, la gentry costituisce quasi un contrappeso che bilancia il potere dell’autorità statale in loco, con funzioni paragonabili a quelle del censorato. Il suo peso si riscontra nella resistenza al dominio straniero, nella lotto contro lo strapotere degli eunuchi, nei movimenti di riforma sociale, economica, ideologica e nello scontro fra fazioni ma anche nello scoppio, sostegno e soppressione delle rivolte. Ha funzione consultiva e co-decisionale negli uffici locali, può arrivare ad influenzare la burocrazia anche a livello superiore attraverso le conoscenze personali ma il suo ruolo cambia a seconda della circostanza. Il suo potere aumenta nei periodi di transizione fra una dinastia e l’altra. La sua attività politica si svolge attraverso le accademie (in epoca Ming) la cui attività viene strettamente controllata in epoca Qing e ridotta: la nuova dinastia coinvolgerà la gentry nel campo economico e amministrativo accrescendo il potere dei funzionari locali; a fine dinastia la gentry riacquisirà i suoi poteri politici precedenti.

2)      Fiscali: collabora con la burocrazia e talvolta la sostituisce nell’esazione fiscale, a volte anticipando il versamento delle imposte per conto dei contadini a cui, in questi casi, chiede alti interessi. I contadini preferiscono pagare tali interessi fidandosi più della gentry che dei funzionari che non garantiscono sufficiente onestà.

3)      Giudiziarie: esercita opere di arbitrato e conciliazione nelle dispute

4)      Culturali: diffonde la cultura superiore confuciana (la grande tradizione, a cominciare dai valori etici e dalle virtù confuciane, le buone maniere e l’etichetta) pur conservando le culture tradizionali locali

5)      Di polizia e di controllo ideologico: alla gentry fa capo il controllo dell’ordine sociale attraverso sistemi di responsabilità collettiva, la gentry organizza gli xiangyue, svolge il ruolo di guida ideologico-etica della popolazione, sovrintende le scuole locali, si dedica alla compilazione delle cronache locali.

6)      Religiose: organizza e presiede le principali cerimonie religiose ufficiali, del clan e della famiglia, e molte a carattere locale celebrate in occasione di calamità naturali

7)      Finanziarie: spesso spartisce con la classe mercantile il controllo del credito locale

8)      Servizi: coopera con le autorità e dirige i lavori pubblici (compresi quelli di ingegneria idraulica), finanzia e organizza servizi di assistenza (scuole, orfanotrofi), di soccorso e di difesa civile. Costituisce l’élite che divide col governo il controllo degli affari locali incarnando il potere informale di fronte a quello formale della burocrazia locale (benché interdipendente con la burocrazia esercita il potere in modo diverso).

È l’unico strato sociale che rappresenta legittimamente le comunità locali nei rapporti col governo centrale, infatti è radicata nella comunità nativa mentre il funzionario è un estraneo all’ambiente. Un membro della gentry ha frequentato la scuola per circa 12 anni, ha acquisito padronanza dello stile letterario e la conoscenza dei testi confuciani che gli permettono di sostenere la prova di ammissione per le scuole governative confuciane per l’esame provinciale. Una volta ottenuto il titolo di xiucai (il primo passo per la carriera burocratica), si prepara ad affrontare gli esami nel capoluogo provinciale e nella capitale. Se non riesce negli esami e quindi non acquisisce il grado di “gentry superiore” o non ottiene cariche burocratiche il grado di xiucai e shengyuan comporta comunque un certo prestigio nel luogo nativo e gli permette un impiego nelle scuole locali o come istruttore privato, o come segretario personale di qualche magistrato. Qualora riuscisse negli esami, il membro della gentry si trova a dover competere per il prestigio con gli altri membri della gentry attraverso attività a favore della comunità o con sfarzose cerimonie in occasione di vari eventi in cui è coinvolta la sua famiglia.

I GRANDI PROPRIETARI ED I RICCHI MERCANTI:

lo strato dei ricchi commercianti e quello dei grandi proprietari sono equiparabili per certi aspetti alla gentry qualora non ne abbiano i requisiti formali: attraverso i propri contributi finanziari (investimenti per il prestigio sociale) partecipano al mantenimento della comunità e alla sua vita culturale. I grandi proprietari fondiari hanno spesso appezzamenti di terra dispersi in varie contrade, coltivati singolarmente in famiglie coloniche. I ricchi mercanti si distinguono dagli altri commercianti per la loro posizione economica e le relazioni sociali, come nel caso di quelli del sale che con i Qing vedono riconosciuti ufficialmente certi privilegi con la concessione di esami speciali per la carriera burocratica. Hongwu realizzò una serie di disposizioni per indebolire la posizione dei grandi proprietari terrieri e delle ricche famiglie attraverso il controllo statale di terre nelle regioni più fertili, il trasferimento di intere famiglie alla capitale o l’imposizione di oneri gravosi.

EUNUCHI E BAOYI:

gli eunuchi (huan’guan o neiguan) acquistano nuove funzioni con i Ming che ne fanno uno dei principali strumenti dell’assolutismo imperiale per limitare i poteri della burocrazia. Infatti la loro mutilazione, la mancanza di discendenti (anche se non sono pochi quelli che ricorsero all’adozione) e la completa dipendenza dall’imperatore avrebbero dovuto renderli fedeli agenti dei sovrani. Gli eunuchi non si limitano a curare gli affari personali del sovrano ma dal XV secolo pian piano estendono il loro potere in campo fiscale, politico, militare e di polizia. Gli eunuchi di grado superiore (taijian) si impadroniscono delle principali funzioni dello stato interferendo anche nella nomina degli altri funzionari e nella trasmissione dei documenti. Alla dine della dinastia la posizione di eunuco è così ambita per la possibilità di ricchezza, potere e di fuga dalle imposizioni fiscali che il numero degli evirati aumenta. I Qing, tranne dalla seconda metà del regno Shunzhi (1653-1661) ridimensionano definitivamente il loro potere. Con la creazione del neiwufu gli eunuchi sono posti sotto il controllo di un istituto mancese, l’istituto dei baoyi, dei particolari servi con status ereditario appartenenti alle bandiere (parte di essi è costituita da discendenti di prigionieri cinesi o coreani). I baoyi dipendenti dalle tre bandiere imperiali sostituiscono gli eunuchi in molti funzione relative agli affari personali dell’imperatore ed in campo finanziario.  Quindi vanno a formare una burocrazia di tipo personale, non legata agli esami di stato, ma alla volontà imperiale: raggiungono posizioni nella Guardia imperiale e negli Uffici della Casa imperiale, commissari delle dogane, ispettori del sale è così via.

I MERCANTI:

nella categoria dei mercanti (shang) sono compresi i ricchi commercianti fino ad arrivare ai piccoli venditori ambulanti, ma in questa voce rientrano anche i sensali (ya, cioè i mediatori fra due parti/contendenti, negoziatori), i titolari di banchi di pegno (diandang), i titolari di istituti finanziari (yinhao), cambiavalute (qianpu), bottegai (puhu), gestori di botteghe e pensioni (dian) ambulanti (hangshang, fushang), grossi mercanti interprovinciali (kashang) e i mercanti di stato (guanshang), gli ultimi dei quali avevano una posizione particolare perché in epoca Qing operavano per il Neiwufu ed il governo in campo minerario, nelle forniture militari, nel commercio del rame, del sale e così via. Formalmente il neoconfucianesimo disprezza il commercio come disonorevole, parassitario e pericoloso condannando il profitto (li) ritenuto egoistico e proprio degli uomini dappoco (xiaoren). Questo atteggiamento è enfatizzato dal pensiero economico di Hongwu che vede il profitto di per sé un male. I mercanti sono soggetti a controlli dovuti alle loro ricchezze e quindi della potenza finanziaria di alcuni di loro. Il controllo statale è esercitato attraverso le gilde mercantili, dei sensali autorizzati o da un’organizzazione interna ai mercanti stessi con dei garanti (come i mercanti supervisori –zongshang– nel commercio del sale o nel commercio internazionale –baoshang-). Altro limite alla loro attività viene dal controllo tradizionale cinese del commercio su una serie di settori economici ritenuti “vitali” (quello minerario, del sale, dei cavalli…). Gli stretti controlli sul commercio internazionale derivano da ragioni di sicurezza ma anche dal concetto tradizionale sinocentrico che inquadra questo fenomeno nel sistema tributario di modo che il mercante viaggiatore internazionale è poco conosciuto nella Cina Ming-Qing. C’è un commercio di frontiera (con mercati di frontiera con nomadi settentrionali e occidentali) e marittimo più o meno tollerato. Gli stranieri ammessi nell’impero ed i loro rapporti con i mercanti cinesi sono regolati dalla natura dei rapporti tributari col paese d’origine. Nelle province più remote (come lo Yunnan) i controlli sono scarsi. Qianlong (1736-1796) riprende la distinzione fra occupazioni primarie (benye, l’agricoltura) e secondarie (moye, artigianato e commercio). Ma l’apertura del potere politico verso i mercanti iniziata con i Song e continuata sotto gli Yuan, si consolida sotto i Ming e i Qing, soprattutto dopo la rivoluzione commerciale della seconda metà Ming. All’inizio dei Ming ai mercanti non viene assegnato alcuno status giuridico come invece avviene per gli artigiani, i soldati ed i salinatori. Gli unici registri per i mercanti si trovano in epoca Qing e riguardano due categorie particolari, quella dei commercianti del sale e quella dei bottegai il cui domicilio è differente dalla residenza. Dal XV secolo l’economia di molte località viene sempre più controllata dai grandi mercanti interregionali ed alcuni di questi mercanti vengono rispettati come dei letterati. Da metà Ming i mercanti si dedicano alle attività finanziarie e diventano non solo creditori dei proprietari terrieri ma spesso prendono il posto di questi nel controllo dell’usura ai contadini: ciò avviene grazie al sistema dei prestiti sul riso con cui offrono prestiti ad interessi concorrenziali rispetto ai proprietari in quanto hanno maggiori possibilità di smaltire le scorte di riso rivendute dai contadini per estinguere i debiti, non dovendo ricorrere ad intermediari. Spesso è in buoni rapporti con la burocrazia che di norma non li controlla, cosa che non avviene con l’avvento degli eunuchi dalla metà Ming. Yongzheng e Qianlong, più fiduciosi verso il commercio, realizzano una politica che spesso prevede la cooperazione con i mercanti.  Il movimento shixue (conoscenza politica) favorisce questa cooperazione con i mercanti. Yongzheng, pur riprendendo la tradizionale distinzione dei simin, dimostra di non sottovalutare gli interessi dei mercanti del sale e del popolo comune. Qianlong osserva che è meglio lasciare al popolo gli affari commerciali e la libera circolazione delle merci perché l’interferenza del governo è più negativa che positiva. In alcuni settori dell’economia controllati dallo stato si arriva ad una forma di cogestione in cui i mercanti operano sotto la supervisione della burocrazia, in modi che sembrano preconizzare il sistema del guandu shanban della fine del XIX secolo. La rimozione delle maggiori discriminazioni contro i mercanti duranti i Ming e i Qing è indice di riconoscimento dello stato del loro potere in crescita: il prestigio dei ricchi mercanti non è inferiore a quello dei funzionari e spesso il loro status si confonde con quello della gentry. Oltre che al sistema degli esami i mercanti possono acquistare le cariche (juanna) soprattutto nella seconda metà dei Qing. Ma politicamente anche i ricchi mercanti sono sottoposti al potere governativo e i commercianti vengono lasciati perseguire ragionevolmente i propri interessi in cooperazione con le autorità. Il carico fiscale è oneroso ma è facile mantenere rapporti privilegiati con le autorità statali, con i funzionari e con la gentry. Da qui la corruzione dei mercanti che concedono prestiti a funzionari locali e a quelli di Corte in cambio di favori politici e dell’immunità penale di fatto. Esistono anche scopi complementari fra burocrazia, gentry e ricchi mercanti che cooperano nel mantenimento della pace sociale e nella regolamentazione di risorse fondamentali. I mercanti donano fondi per opere pubbliche e filantropiche, organizzano corpi di milizia locali, sostengono parte delle spese delle accademie provate. Tutte queste opere accrescono il loro prestigio e li pongono sullo stesso piano della gentry e dal XVI secolo si innalza anche il loro livello culturale. Dalla seconda metà dei Ming emergono i grandi mercanti che di spostano da una provincia all’altra trattando generi di lusso (lacca, ventagli di Suzhou, sale, rame e così via). Il mercante interprovinciale (keshang), tagliato fuori dal suo ambiente originario soffre degli svantaggi dovuti alla privazione dei legami di solidarietà che circondano la vita dei cinesi. Egli viaggia in località lontane e visita i luoghi sconosciuti alla stregua dei soli funzionari: da ciò lo scarso conformismo alle norme confuciane ed un forte spirito competitivo. Quindi, a differenza del titolare di bottega che deve conformarsi alla morale confuciana, l’ambulante mantiene una posizione ambigua, ai margini della legge e della morale corrente. I ricchi mercanti si distinguono dagli altri per il tipo di attività, per i mezzi finanziari, lo status e le relazioni sociali. Hanno le residenze separate dai luoghi d’affari e spesso hanno una discreta istruzione, gestiscono attività che richiedono ingenti investimenti di capitali, acquistano terreni che offrono profitti più modesti ma più sicuri e soprattutto uno status. Fra gli investimenti di tipo sociale si possono considerare l’avvio di un figlio agli studi ed alla carriera burocratica, l’acquisto di titoli accademici, i contributi alle necessità delle comunità locali o alle spese governative. Specie da Wanli in poi, i mercanti del sale (yanshang) occupano una posizione sociale particolare nella società, infatti, durante il suo regno alcuni mercanti di Yangzhou acquistano il monopolio della distribuzione del sale trasformandolo in privilegio ereditario. La posizione dei ricchi mercanti inizia a decadere nel XIX secolo in seguito alla massiccia esportazione di argento ed al declino della politica governativa del sale. I mercanti del sale, alla fine dei Ming (XVII secolo) godono inoltre del privilegio di iscrivere i figli in un registro speciale che gli dà il diritto a quote speciale per l’ingresso nelle scuole governative e facilitazioni per il raggiungimento del grado di jinshi, privilegio confermato nella dinastia Qing. La cultura urbana raffinata proposta dai mercanti non riesce a distinguersi da quella della gentry. L’organizzazione di qualsiasi mercante va da quella familiare ad associazioni formate da persone non legate da vincoli familiari. Le società più comuni sono quelle formate da fratelli e cugini che così mantengono l’unità della proprietà paterna, la quali altrimenti sarebbe divisa alla morte del genitore.

YAHANG E JINGJI:

in questa categoria sono compresi i sensali e gli intermediari di ogni tipo di commercio che mettono in contatto i produttori ed i grossisti, i mercanti interprovinciali e quelli locali, fanno da garanti delle parti contraenti o della qualità delle merci. Lo yahang è spesso legato alla gilda del settore, quindi agisce non solo per la compravendita dei profitti, ma anche per la scelta e l’assunzione della manodopera. Per ogni transazione i mercanti devono rivolgersi a lui e del suo ruolo è importante per lo sviluppo dei mercati. Agli yahang sono attribuite anche funzioni “pubbliche” dallo stato, come la riscossione delle tasse sul commercio o il controllo sui prezzi o le merci. Lo yahang è responsabile della fissazione del giusto prezzo (non lo sono più le autorità di mercato come accadeva in epoca Tang) oltre a mediare fra venditore e compratore. Può essere delegato come agente, anticipare denaro, provvedere al trasporto delle merci. Gli yahang sono scelti fra i più ricchi mercanti del ramo ed ottengono dai funzionari un registro sottoposto a periodici controlli. Contro il pagamento di una certa somma ricevono una licenza dalle autorità provinciali, licenza basata su un rapporto personale con il funzionario e che deve essere rinegoziato col successore. I controlli governativi si fanno più stretti verso i sensali dei cereali, soprattutto per quanto riguarda la regolamentazione dei prezzi. Distinti dai membri di queste categorie sono gli intermediari che si occupano dell’acquisizione o cessione di concubine, domestici e della conclusione di matrimoni.

CONTADINI E SISTEMA AGRARIO:

la figura del contadino (nongmin) è esaltata nei testi ufficiali poiché, essendo dedito a un’attività fondamentale, è il pilastro dell’impero. Il contadino si disinteressa degli affari politici, è conservatore nelle abitudini e sostenitore della tradizione ed è inserito in un meccanismo di relazioni che restano salde finché è assicurata la sua sussistenza; in caso contrario può però ribellarsi legandosi agli elementi marginali della società (battellieri, minatori, vagabondi) e diventare lo strumento per il cambiamento del mandato celeste. Le condizioni sociali dei contadini (collocati ufficialmente al secondo posto nella scala sociale dei quattro status –simin-) variano a seconda del periodo e della località. I coloni (zhuanghu) possono essere distinti in tre categorie:

a)      Quelli che pagano una rendita prevalentemente in natura e prestano dei servizi al padrone della terra che lavorano ricevendo parte degli strumenti agricoli (quindi anche animali e sementi), che sono i diannong

b)      I servi contadini ereditari (zhuangpu) diffusi soprattutto nel sud, mantengono col proprietario un rapporto quasi di tipo familiare

c)      Quelli affittuari che posseggono i mezzi di produzione e hanno acquisito un diritto reale ereditabile ed alienabile sulla coltivazione della terra, i yongdian.

I primi e i terzi – i diannong e i yongdian – fanno parte del popolo comune (fanren), mentre il zhuangpu, il secondo tipo, è considerato alla stessa stregua dei servi e degli schiavi. Nonostante l’origine contadina di Zhu Yuanzhang (o Hongwu), fondatore dei Ming, all’inizio della dinastia non viene attuata alcuna riforma agraria: ciò si può attribuire all’influenza dei notabili (gentry) nella seconda fase della rivolta. Per alcuni la dinastia si sarebbe da sempre fondata sui proprietari terrieri e che Hongwu avrebbe confermato il loro dominio sui villaggi istituendo il sistema del lijia. L’iniziale programma di perequazione della proprietà terriera è parziale e si riduce alla rivalorizzazione delle terre abbandonate del nord ed alla confisca dei latifondi del sud-est e delle proprietà mongole. La restaurazione della piccola proprietà contadina al nord regredisce all’inizio del XV secolo dopo l’abrogazione delle esenzioni fiscali di quel periodo, quindi anche le confische dei ricchi latifondi sono seguite da una lenta privatizzazione delle terre. Verso la metà del XVI secolo prevale ancora la gestione diretta delle attività agricole da parte del proprietario che spesso lavora la terra assieme ai contadini. Solo a fine XVI secolo, secondo alcuni, avviene un processo massiccio di urbanizzazione dei proprietari fondiari, specialmente se appartenenti alla gentry. Si assiste alla formazione dei proprietari residenti (xiangju) e dei proprietari assenteisti (chengju). Solo i proprietari più ricchi e potenti, pur non acquistando lo status di gentry, riescono ad evitare in parte i gravami fiscali ponendosi sotto la protezione della gentry che libera tali famiglie dal carico delle corvèe. Con l’incremento del processo di commercializzazione e di monetarizzazione dell’economia si assiste al trasferimento nelle città dei proprietari entrati a far parte della gentry e della trasformazione della loro attività economica che si incentra sul commercio e sull’usura. I coloni acquistano allo stesso tempo maggiore indipendenza e il rapporto fra le parti (proprietari e coloni) perdono sempre più carattere familiare. Dalla metà del XVII secolo, invece, riprende la tendenza a favore della piccola proprietà a causa dei movimenti di resistenza contro la rendita e della ridistribuzione della terra dell’aristocrazia Ming e del controllo del nuovo governo Qing sulla gentry poi, oltre che per ragioni economiche la stessa commercializzazione è considerata da taluni come un fattore che favorisce la formazione del latifondo. Si può affermare per i periodi Ming e Qing la prevalenza della piccola proprietà privata con tendenze alterne alla concentrazione in latifondi e al loro spezzettamento. La proprietà terriera viene tenuta in garanzia di benessere oltre che per simbolo di status. Buona parte della terra privata (mintian) e quella delle bandiere (qidi) è coltivata liberamente in piccoli appezzamenti. La maggior parte dei contadini Qing sono proprietari ma spesso posseggono minifondi che coltivano in proprio ed altri che danno in affitto quindi sono dei piccoli proprietari-coltivatori ed anche coloni per conto altrui. Al sud in particolar modo si una diversa distribuzione delle terre a causa sia dei latifondi privati sia della maggiore potenza dei clan, perché i ricchi lignaggi ed i clan investono in terre per accrescere il patrimonio collettivo. Altre organizzazioni come gli istituti di beneficenza della gentry, le leghe di villaggio (yue), le associazioni per il controllo delle acque e le società segrete possiedono terre comuni, mentre i monasteri le vengono a perdere sotto i Ming. Il rapporto di colonia è più esteso al sud, dove la rendita è prevalentemente pagata in natura anzichè in denaro. La rendita non è l’unico pagamento annuale del colono, benchè l’affitto vari a seconda della zona. In caso di contratto di affitto perpetuo o a lungo termine bisognava pagare una tantum un esborso che corrisponde ad un diritto alla coltivazione del colono che diviene un sistema di colonia permanente. Questo sistema (che possiamo chiamare di diritti reali multipli o proprietà multipla o proprietà limitata) consiste nello sviluppo di un doppio tipo di diritto reale, la nuda proprietà ed il diritto di coltivazione. Se il proprietario di un terreno ha ottenuto il diritto di lavorarlo, ha un diritto di coltivazione separato ed autonomo e gli rimane la proprietà nuda. Questo proprietario acquista l’usufrutto della terra, è esente da imposte (gravanti sul nudo proprietario), è garantito da un contratto duraturo e gode del pieno possesso dei mezzi di produzione. Il corrispettivo (ciò che il contraente versa per acquistare la garanzia offerta dall’assicuratore) solo nello Hunan è una caparra restituita al colono alla fine del contratto. Sembra che se nel XIV secolo il ruolo economico e l’autorità dei proprietari siano preponderanti, dal XVI-XVII secolo i rapporti di tipo familiare fra proprietari e coloni si incrinano per il peggioramento delle condizioni economiche dei coloni a causa dell’aumento dei debiti. Si verifica un incremento delle rivolte dei coloni che tendono a diminuire gli oneri, cresce l’autonomia dei coloni ed il processo di svuotamento del tradizionale rapporto fra proprietario ed affittuario. Infatti il colono può prendere in affitto appezzamenti contigui di diversi proprietari e quando ottiene l’appoggio degli impiegati locali diviene il proprietario effettivo del campo: questo sistema vede l’ascesa sociale di coloni a proprietari. Riguardo a questo sistema si è detto che quando i titolari sono diversi, i vari diritti reali esistono distintamente e possono transitare indipendentemente, tuttavia, per il proprietario rimane il vecchio rapporto con il colono originario per la riscossione della rendita. Sia il trasferimento del diritto di colonia sia il suo mantenimento ereditario sono tutelati dalla stessa legge. Il coltivatore è quindi libero di subaffittare il terreno, ipotecare e allenare il suo diritto purché continui a pagare la rendita originaria. Quello a cui si è subaffittato il terreno a sua volta può traferire la sola obbligazione fiscale ad un terzo che riceve in compenso parte della rendita e così via. L’uso dei servi domestici nel lavoro agricolo dei minifondi declina dall’inizio dei Ming mentre aumenta quello dei braccianti e dei salariati. Il colono cinese è più libero del contadino europeo, non ha difficoltà a lasciare la terra grazie anche all’enorme sviluppo della commercializzazione nelle campagne. Ciò incrementa l’assenteismo e l’urbanizzazione dei proprietari fondiari e la maggiore indipendenza dei coloni rispetto ai proprietari. Almeno al sud, dalla fine dei Ming in poi, i coloni possono vendere senza difficoltà i loro prodotti sui mercati e variare le colture e le attività di modo che la rendita di molti proprietari assenteisti, pagata con una somma fissa, viene erosa dall’inflazione, mentre il produttore si avvantaggia anche degli aumenti di produttività. Si assiste all’emigrazione di larghi strati di popolazione rurale e ad una crescente evasione fiscale delle famiglie dei contadini marginali. Per combattere l’allentamento del controllo statale su tasse e corvée, oltre che per attuare una perequazione degli oneri fiscali, viene introdotta una serie di riforme fiscali come quella delle dieci sezioni (shiduan) o quella dell’unica sferza (yitiaobianfa). Dal XVII secolo il colono assume un ruolo sempre maggiore nella coltivazione dei campi, ora è lo stesso proprietario assenteista che è divenuto mercante-usuraio e trae il surplus della produzione agricola attraverso il controllo finanziario. Il monopolio sul credito e le risorse finanziare spesso si dimostrano una fonte di potere economico e sociale più importante della stessa proprietà giuridica della terra. I contadini e la gentry sono legati da una serie di legami associativi, attraverso il xiangyue (consorzi locali), il baojia, il clan. Mentre il xiangyue ed il baojia sono più di tipo politico-amministrativo e in un certo senso imposte dall’alto, il clan assicura assistenza e protezione ma non può eliminare del tutto gli scontri di interesse e le differenze culturali della società. Le terre sono private e pubbliche: quelle pubbliche includono le tenute dei parenti e dei familiari dell’imperatore e quelle assegnate alle bandiere (solo durante i Qing), le terre degli uffici e le colonie militari. La tenuta (zhuangtian) è costituita dal beneficio imperiale che assegna la terra al beneficiari esentandolo da ogni imposta e corvée. Gli assegnatari sono soprattutto principi, alti funzionari, favoriti e uomini di Corte. Questi assegnatari spesso abusano delle loro tenute e nel XVI secolo cresce l’opposizione dei funzionari agli arbitrii dei principi e degli amministratori, finché a metà XVI secolo viene ordinata l’equiparazione fiscale dei zhuangtian alle altre terre (nonostante i risultati si mostrarono scarsi). L’amministratore è spesso un servo domestico che tiene la gestione della terra e dei coloni. Il funzionario locale non ha alcuna giurisdizione su queste tenute tranne che per l’esazione dell’imposta sui cereali. Una volta al potere, i Qing espropriano i zhuangtian distribuendoli fra i principi imperiali o fra le bandiere o assegnandoli ai contadini. Abolita la figura dell’amministratore, le terre sono affidate ad intendenti (zhuangtou) che trattano con i sub-affittuari e pagano al beneficiario una rendita annua. Questi intendenti diventano presto i proprietari effettivi delle terre loro affidate. Gli appezzamenti assegnati alla famiglia imperiale, ai favoriti di Corte ed alle bandiere mancesi sono concentrati nel Zhili, mentre quelli assegnati alle bandiere cinesi sono sparsi per tutto il territorio. Inizialmente le terre delle bandiere sono sia quelle confiscate e date lavorare ai prigionieri di guerra o agli schiavi mancesi, sia quelle i cui proprietari si sono sottomessi ai mancesi, ma pian piano queste terre diventano simili alle altre terre con la sola differenza che il contadino, anziché pagare le tasse allo stato o la rendita al proprietario, paga l’unica quota al beneficiario. Verso metà del XVIII secolo queste terre sono ormai in mano ai coltivatori cinesi. Altro tipo di conduzione è quello guantian (terre demaniali assegnate agli uffici statali) che interessa soprattutto i Ming e che è diviso in tre tipi:

a)      Il primo (gu’eguantian) è stato costituito nelle dinastie precedenti

b)      Il secondo (quanruguantian) sono terre che non hanno proprietari e vengono registrate fra le terre pubbliche

c)      Il terzo (chaomoguantian) sono i territori confiscati.

I terrenti pubblici, rispetto a quelli privati (mintian) sono diversi soprattutto riguardo gli aspetti politici e fiscali: la loro confisca è spesso dovuta a ragioni politiche. Ma pian piano le differenze giuridiche fra terre pubbliche e private si riducono a questioni fiscali: il proprietario pagale imposte sul mintian, mentre il conduttore del guantian deve pagare un canone pari all’imposta più l’affitto o la rendita, ma in compenso è esentato dalle corvée. Le riforme dal XV secolo in poi tendono ad equiparare le condizioni del conduttore del guantian a quelle del coltivatore del mintian. Zhou Chen, pur lasciando la distinzione formale fra i due tipi di terreno, diminuisce la quota di esazione dai guantian, istituisce granai intermedi per abbreviare il percorso del trasporto dei cereali-imposta, fissa le percentuali delle addizionali e le rati di conversione in argento o in tessuti. Ma queste misure favoriscono i grandi proprietari che estendono il loro controllo sui guantian. Nel XVI secolo viene abolita ogni differenza anche formale e si unificano i criteri di tassazione e di esazione. Le colonie militari (tuntian) vengono reintrodotte dai Ming nelle aree strategiche in modo che le truppe stanziate lì siano autosufficienti. Il sistema, basato su quello Yuan precedente, si rifà al principio del bing-nong yizhi, dell’alternanza delle funzioni della difesa dello stato e della produzione agricola nell’unica figura del soldato-contadino. Dal XV secolo il sistema incomincia a decadere ed i soldati dei tuntian diventano servitori e coloni dei loro comandanti, i quali si appropriano delle terre che si trasformano in potentati controllati dai generali cinesi: il tuntian dà luogo al latifondo semi-privato degli alti ufficiali che assumono anche la funzione di grandi fornitori di cereali per il mercato. Oltre al tipo classico di tuntian si distinguono le colonie dei mercanti del sale (shangtian) create sempre ai confini per far fronte ai rifornimenti dell’esercito e le colonie civili (mintun), in cui vengono inviati vagabondi e condannati. Il tuntian è mantenuto dai Qing ma in modo più ridotto perché buona parte delle sue funzioni sono coperte dal sistema delle bandiere. Esistono altre categorie di terre che fanno capo ad organizzazioni o istituzioni collettive e sono sviluppate soprattutto al sud. Fra queste ci sono le terre dei clan per il mantenimento del tempio degli antenati o per il finanziamento delle cerimonie comuni nonché per l’assistenza dei membri più poveri o per la scuola. Esistono poi delle terre il cui reddito è assegnato al mantenimento delle scuole comunali e di villaggio, per la manutenzione di strade e ponti o di templi. Ci sono anche le terre dei monasteri, delle gilde e delle società segrete. Oltre che alle attività agricole i contadini cinesi sono dediti all’artigianato (in particolare le donne si dedicano alla produzione tessile). L’alternanza del lavoro agricolo ed industriale in alcune aree più sviluppate si manifesta attraverso l’emigrazione stagionale di contadini nei centri di produzione urbana o rurale.

GLI ARTIGIANI:

fra gli artigiani (gong) sono compresi i lavoratori delle manifatture imperiali, i privati che gestiscono botteghe o che ci lavorano, quindi sono fabbri, carpentieri, vasai, sarti, gioiellieri, tessitori, manifattori del tè e della carta ma anche geomanti, indovini, cuochi, barbieri, dottori, intermediari per i matrimoni, lavoratori nei trasporti e così via. Ne è esclusa, invece, la manodopera dei contadini che fa ufficialmente parte del settore agricolo. Il controllo statale sugli artigiani, ereditato dall’epoca Yuan dai Ming, è ancora severo: gli artigiani devono iscriversi nei registri e sono legati all’ereditarietà della professione paterna, sottostanno a corvée che consistono nel lavoro di tre mesi presso le Manifatture imperiali o nel servizio pari ad un terzo del tempo lavorativo presso le Manifatture imperiali locali; inoltre non sono rari i casi di trasferimenti forzati, coatti di intere famiglie artigiane. Per il tempo che rimane loro gli artigiani sono liberi di lavorare in proprio o sotto imprenditori privati. Soprattutto in epoca Ming si distinguono i lunben (dipendenti del Gongbu, Ministero del lavoro) che si recano periodicamente sul luogo delle manifatture statali per le corvée prescritte, e i zhuzuo che risiedono nei centri dove si trovano le Manifatture imperiali e dipendenti dagli Uffici della Casa imperiale. Col passar del tempo, però, gli artigiani si liberano dall’obbligo delle corvée pagando tangenti ai funzionari finché la legge stessa riconoscerà formalmente la possibilità di sostituire la prestazione col pagamento di una somma allo stato. In seguito alle trasformazioni socio-economiche di fine Ming, molti produttori rurali emigrano nelle maggiori città ed offrono sul mercato la propria forza lavoro. Dagli artigiani inseriti nelle gilde regolari si distinguono quelli che fanno parte di associazioni non riconosciute e che vengono assunti a giornata. Si può parlare di plebi semiurbane sia per i limiti alla libera offerta di tale manodopera, sia per i legami che restano fra questi produttori e la società rurale o lo stato. La tendenza, soprattutto in epoca Qing, è di una crescente libertà nello status degli artigiani.  A metà Ming si differenziano sempre più i vari tipi di artigiani fra cui nascono veri e propri imprenditori (chiamati zhangfan) che producono in proprio per il mercato: ciò avviene soprattutto in campo tessile, della porcellana ed in quello metallurgico. Alcuni di questi produttori diventano grandi mercanti interprovinciali che spesso commissionano lavori di tessitura ad artigiani o a botteghe minori, fornendogli il materiale grezzo e pagandogli solo la manodopera. Nella seconda parte dei Ming gli artigiani  raggiungono anche alte cariche dello stato grazie alla protezione dell’imperatore o degli eunuchi (chuanfeng) senza neppure superare gli esami.

SOLDATI:

sin dall’inizio dei Ming, la condizione di soldato è ereditaria: le famiglie dei soldati sono iscritte in appositi registri la cui cancellazione legale richiede l’intervento dell’imperatore. La loro posizione sociale è fra gli ultimi livelli della società, ma fra gli iscritti ai registri dei militari non sono rari i casi di funzionari. I soldati sono concentrati soprattutto nelle postazioni settentrionali e nelle aree metropolitane. Alla guarnigioni di confine vengono assegnate delle terre da lavorare nei periodi di pace secondo il tradizionale ideale del soldato-contadino, ma dalla metà del XV secolo lo status del militare si deteriora: lo sfruttamento da parte dei comandanti, il suo impegno come lavoratore forzato, il disprezzo che lo circonda e le cattive condizioni di vita portano a diserzioni di massa. Con i Qing la figura del soldato cambia e la maggior parte dei soldati regolari sono legati al sistema delle bandiere in cui coesistono l’aristocrazia guerriera mancese e mongola con i militari di origine umile. Inizialmente i membri delle bandiere formano la classe militare propriamente detta. Mancesi e mongoli costituiscono le famiglie ufficiali o distinte, mentre i soldati cinesi sono alle loro dipendenze come ausiliari. Sotto Yongzheng si tenta la riforma dei registri militari che rispecchia la progressiva emancipazione delle truppe di origine cinese e la loro equiparazione a quelle mancese. Diventa sempre più importante un corpo formato da soli cinese che, per essere differenziato dalle bandiere, viene chiamato battaglione verde e viene dislocato sia nella capitale sia nelle province con prevalente funzione di polizia, ma con Qianlong viene impiegato anche nelle campagne militari. Una posizione speciale hanno i membri delle milizie e dei corpi specializzati organizzato temporaneamente dalla gentry per far fronte a pericoli particolari.

I SALINATORI:

la professione del salinatore è ereditaria e registrata nell’apposito registro istituito da Hongwu, data l’importanza alimentare e fiscale del sale (la tassa fiscale del sale, come entrata fiscale, è seconda solo all’imposta terriera). All’inizio dei Ming alle famiglie dei salinatori vengono assegnate terre ed acquitrini, combustibili ed utensili necessari per la loro attività e sono esentati da altre corvèe. Verso la metà dei Ming invece, con la liberalizzazione del commercio, i più poveri salinatori sono espropriati dai più ricchi, che insieme ai ricchi mercanti, monopolizzano le aree di maggiore produzione facendovi lavorare i rimanenti salinatori stipendiandoli. Data la gravosità del lavoro,  delle corvée e del peggioramento delle condizioni dal XV secolo molti salinatori fuggono dalle saline e passano clandestinamente ad altra attività facendo infine cadere in disuso  le norme di ereditarietà. Da Wanli in poi gli oneri fiscali dei salinatori vengono monetarizzati. Con i Qing continua la politica del “lassez-faire” (= lasciar fare, termine che indica il non intervento governativo negli affari economici privati) della fine dei Ming e lo stato si limita ad un controllo sui mercanti e sui salinatori attraverso responsabili locali per ogni luogo di produzione ed alcuni mercanti supervisori. Fra i salinatori alcuni di essi superano gli esami di stato, come i ricchi mercanti del sale. Ma in generale i salinatori dipendono dai mercanti.

IL POPOLO BASSO:

il popolo basso (jianmin) è costituito da quegli strati sociali la cui occupazione o origine implica una valutazione morale di impurità e per questo sono discriminati dal resto della popolazione, il popolo buono (liangmin). Le maggiori discriminazioni riguardano il matrimonio, gli esami, le cariche pubbliche, le condanne penali. Fra il popolo basso troviamo:

1)      schiavi e dipendenti ereditari (nubi); I servi e gli schiavi domestici costituiscono uno strato numericamente rilevante, soprattutto nelle città, dove sono al servizio di ricchi mercanti e proprietari terrieri. Oltre ai servi ci sono i messaggeri, gli accompagnatori ed i trasportatori che nelle campagne sono impiegati nei lavori agricoli. Non ricevono un salario ed il loro rapporto col padrone è di tipo familiare e paternalistico. Il padrone può infliggere al servo punizioni corporali ma gli concede anche ricchi premi. In teoria il possesso di nubi spetterebbe solo alla nobiltà ed all’alta burocrazia ma in pratica chiunque può essere padrone di servi, compresi gli stessi nubi. Si diventa servo per eredità, per condanna penale, attraverso il matrimonio, l’adozione, la sottomissione alle famiglie ricche o anche in seguito a particolari contratti, in cambio di un prestito. Adozione e matrimonio spesso sono artifici legali per simulare l’acquisto dei nubi. I nubi svolgono ogni tipo di attività: lavori dei campi, manifatture, commercio, amministrazione e gestione delle terre, pagamento delle tasse e spesso è difficile distinguere fra servi e schiavi. Nella coltivazione della terra la loro funzione non differisce da quella dei coloni ma si distinguono da questi per gli stretti vincoli di tipo familiare che li legano ai padroni, per la pluralità di obbligazioni a cui sono sottoposti e per le differenziazioni di tipo formale (come il vestiario, le tombe…); inoltre fra coloni e padroni c’è un trattamento legale basato su un rapporto contrattuale regolato dalle leggi e dal mercato. Alcune forme di lavoro salariato sono considerate alla stessa stregua della servitù non ereditaria. Dalla seconda metà dei Ming, anche in seguito all’aumento della produttività ed alle trasformazioni etico-sociali, almeno nelle regioni più ricche (come nel basso bacino dello Yangzi), i nubi sono interessati da profondi cambiamenti: oltre ad aumentare di numero diminuisce il loro impiego nella produzione agricola. Se in principio il loro ruolo produttivo sarebbe rilevante limitatamente alle grandi tenute, in seguito alla decadenza delle distinzioni sociali fra “popolo buono” e jianming, i nubi trascurano sempre più i loro doveri tradizionali, sono sempre meno soggetti al controllo del padrone e molti riescono a crearsi una propria indipendenza economica. Alcuni servi e schiavi acquistano notevole potere (sono chiamati haonu) diventando veri e propri procuratori generali dei loro padroni accaparrando anche ingenti ricchezze ed esercitando grande potere: la loro posizione spesso non è inferiore a quella della gentry. Intrattengono rapporti con la burocrazia, assumono le mansioni degli impiegati locali negli yamen, riescono ad iscrivere i loro figli (nonostante il divieto) nelle scuole e nelle accademie e a fargli vincere gli esami. Tale cambiamento si manifesta anche nella revisione dei regolamenti Ming a favore dei servi: nonostante il principio ereditario, è possibile l’emancipazione e dopo 3-4 generazioni il discendente è equiparato a “popolo buono” o alla gente comune, se è donna è possibile ottenere l’emancipazione col matrimonio o dopo aver partorito un figlio del padrone. Fra i jianmin sono inclusi i servitori degli uffici pubblici, i macellai, le prostitute e gli attori. Le prostitute vengono spesso dalle classi urbane più povere ma in alcuni casi possono avere una raffinata educazione che gli permettono di conversare su ogni argomento, di suonare strumenti musicali, di cantare e di comporre poesie: queste ultime si distinguono da quelle povere per il prestigio e la ricchezza e seppur siano emarginate dalla società godono di una libertà maggiore delle altre donne. Spesso equiparate a questa ultima categoria sono le cantanti, le attrici e le musiciste che in alcuni casi fanno parte di troupe di drammaturghi o letterati.

2)      servi privati (le cui condizioni sono pari a quelle degli schiavi),

3)      musicisti,

4)      mendicanti,

5)      battellieri,

6)      pescatori, fanno generalmente parte del popolo buono ma quelli che vivono sulla costa, sotto i Ming, vengono a soffrire una serie di restrizioni e di controlli a causa della pirateria. Vengono organizzati sul modello del sistema baojia in gruppo di otto o dieci imbarcazioni. Solo alcune popolazioni dedite alla pesca sono considerate jianmin: sono i jiuxing yuhu (che vivono nel Zhejiang, sarebbero i discendenti dei pescatori insorti  al comando di Chen Youliang, proclamatosi successore degli Han verso la fine degli Yuan, e che furono degradati da Hongwu a jianmin per la ribellione) e i danjia (che vivono nel Fujian e nel Guangdong, sono pescatori e battellieri che abitano costantemente sulle loro imbarcazioni con le famiglie e sarebbero discendenti di popolazioni Miao o degli antichi Yue). Yongzhen (1723-35) emancipa i jianmin abolendo legalmente il loro status, provvedimento di cui beneficiano anche i discendenti dei prigionieri di guerra e degli schiavi mancesi addetti al lavoro delle terre delle bandiere, ma informalmente le discriminazioni rimangono.

7)      discendenti di criminali,

8)      minoranze etniche (fra cui i man, che generalmente indica le popolazioni barbariche del sud).

I MONACI:

i monaci vivono in una sorta di società a sé, quindi i monaci buddhisti sfuggono alle regole della società civile. Alcuni di loro, rinomati per le arti marziali, vengono a volte reclutati nelle forze delle milizie locali (inoltre i bonzi hanno spesso occasione di intraprendere lunghi viaggi). I bonzi taoisti sono rinomati per le loro magie, pozioni e medicamenti. Benché in questo periodo il buddhismo sia in decadenza, non mancano monaci di grande cultura (che possono ricoprire importanti posizioni politiche) fra cui vi sono letterati che lasciano il mondo civile come protesta contro la situazione politica o l’assetto sociale (esemplare è il caso del noto pensatore anticonformista Li Zhi, 1527-1602).

AGGREGAZIONI SOCIALI E LEGAMI INTERPERSONALI:

delle comunità naturali fanno parte la famiglia e le organizzazioni più o meno illegali che stanno alla base della formazione delle fazioni politiche e dello scoppio delle rivolte. Delle organizzazioni di tipo istituzionale fanno parte il baojia e le gilde. Ma molte comunità sono incentrate su diversi tipi di templi o svolgono una molteplicità di funzioni legali e illegali. Esistono anche organizzazioni sia urbane che rurali. Le aggregazioni sociali “classiche” sono la famiglia; il lignaggio e il clan; il villaggio e le comunità locali; il lijia e il baojia; le accademie letterarie e politiche; le corporazioni e le gilde; le società segrete, ma esistono legami interpersonali non formalizzati in associazioni (per esempio il ganqing, legame fra disuguali o di sfruttamento economico, nei rapporti fra gentry, proprietari fondiari e contadini o anche nei rapporti fra il produttore ed il suo fornitore, come fra apprendista ed artigiano o fra artigiano e contadino che gli vende materiale grezzo). Il diffuso fenomeno della quasi contemporanea lealtà al governo centrale e di cooperazione con gruppi spesso in conflitto con esso, sia da parte di privati che di funzionari, è da mettere in relazione con questi legami, che sono compresi in un rapporto avente come comune dominatore la solidarietà della stessa origine regionale (esso si basa su una forte identità areale, l’unità linguistica, la comunanza di usi e consuetudini). Tali legami sono importanti anche in campo commerciale.

FAMIGLIA, PARENTELA E POSIZIONE DELLA DONNA:

la famiglia rappresenta il vincolo originario fra l’individuo e il suo status sociale in quanto è il nucleo attraverso cui entra in un determinato strato. La famiglia nucleare (jia) e quella estesa (hu) che comprende anche personale di servizio e ospiti, vengono a coincidere negli strati più poveri. La famiglia conferma, rafforza e modifica la posizione sociale originaria dei suoi membri e i legami di parentela sono rilevanti per i riflessi che hanno sul prestigio ed il potere sociali degli individui, oltre che sulla loro ricchezza. Lo stato considera la famiglia come unità di base per i censimenti e le tassazioni, le corvée e il servizio militare; insieme al clan la famiglia, al suo interno, gode di un potere giudiziario autonomo, di cui il padre, che esegue anche le cerimonie per gli antenati, è il detentore. In famiglia ha luogo la prima educazione e, se possibile, l’istruzione privata. Dai 7 anni in poi il bambino viene severamente educato all’autorità gerarchica con sanzioni fisiche e psicologiche, gli si richiede rispetto ed obbedienza verso il padre mentre i rapporti con la madre rimangono più informali. La famiglia è anche il primo strumento di controllo sociale, infatti dai Tang in poi il rafforzamento legale dell’autorità dei genitori assegna loro una responsabilità politica sussidiaria all’organizzazione amministrativa. La sua influenza è notevole anche in campo economico per l’importanza che i legami di parentela e di affinità hanno nell’assunzione di responsabilità ed in qualsiasi relazione interpersonale. Le separazioni dei ruoli all’interno della famiglia è più evidente negli strati superiori. I legami di parentela e le differenziazioni di prestigio nell’ambito interno, il diverso grado di responsabilità nel campo penale, i diversi obblighi nei riti familiari, sono regolati dal sistema del wufu (i 5 gradi di lutto) che prevede, a seconda del rapporto di parentela col defunto, un periodo di lutto dai tre mesi ai tre anni ed un diverso abbigliamento; esso influenza anche le norme di diritto penale e la vita e la carriera burocratica. Il rapporto fra padri e figlie è meno rilevante dal punto di vista giuridico, è invece più importante con quelli di sesso maschile. Le figlie femmine sono soggette al passaggio alle famiglie degli sposi e il rapporto fra i fratelli maschi obbedisce alla differenza di età delle parti. Le relazioni familiari quindi devono tener conto dell’età, del sesso e del tipo di consanguineità o affinità. Il frazionamento della proprietà che avviene secondo l’ordine dei rami familiari (fang) interessa solo i figli maschi alla morte del capofamiglia. Il legame familiare si acquisisce solo attraverso il matrimonio e l’adozione. Il matrimonio è l’alleanza fra due famiglie finalizzato alla creazione di una stirpe dello sposo, scelta e sentimenti personali sono secondari. Il matrimonio si scioglie con la morte della moglie e con il ripudio. La poligamia è vietata, la bigamia punita ma è ammesso il concubinaggio incoraggiato in caso di sterilità della moglie: le concubine sono inferiori rispetto alla prima moglie. I figli sono tutti legittimi. Il concubinaggio è presente nelle famiglie agiate. I sei diversi tipi di donna sono professioni umili se non disprezzate, come la sciamana, la guaritrice, tenutaria di postribolo mentre l’intermediaria per matrimoni o la levatrice sono più rispettate. La donna è subordinata e ciò appare evidente nelle sancong (tre dipendenze): obbedienza al padre (da nubile), al marito, al figlio maggiore (da vedova). Le donne di Corte svolgono un ruolo importante nelle decisioni correnti e in quelle principali. La moglie di un ricco letterato, proprietario terriero o commerciante è limitata alla direzione della servitù domestica femminile. Nelle famiglie contadine, mercantili e artigiane la donna è fondamentale per il lavoro nei campi e a casa. Col matrimonio la donna entra a far parte giuridicamente della famiglia del marito e perde i contatti con la famiglia d’origine. In caso di morte del marito alla vedova rimangono gli obblighi di nuora perché la famiglia dello sposo non vuole rinunciare all’investimento economico fatto al momento del matrimonio. Durante i Ming l’istruzione femminile è più diffusa che in precedenza, soprattutto nelle famiglie dei letterati: vengono stampate edizioni semplificate dei Classici (Nu Lunyu…). L’istruzione femminile è diffusa fra le cortigiane di alto livello (che devono intrattenere i clienti danzando, cantando, suonando, componendo poesie e discutendo di letteratura, di arte e così via) e fra le lavoratrici tessili del bacino dello Yangzijiang, ma spesso l’istruzione femminile è ritenuta inutile per la famiglia perché la donna è solo di passaggio nella famiglia originaria. Le donne che ricevono un’educazione superiore seguono un programma diverso da quello dei fratelli perché non è finalizzata al perseguimento degli esami. Lo status di una donna migliora solo dopo la nascita di un figlio. Dalla famiglia nucleare si distingue quella estesa diffusa nelle famiglie di ceto superiore, è formata da due o più nuclei famigliari coabitanti e legati da una proprietà comune. Per lignaggio si intende il gruppo di famiglie discendenti da un comune progenitore, residenti in una determinata area e legate fra loro dal possesso comune di un appezzamento di terra. Va distinto dal clan che è un gruppo esogamico patrilineare comprendente più lignaggi con lo stesso cognome. Ne fanno parte i discendenti maschi (che si fanno risalire da un unico presunto antenato, le loro mogli e le figlie non sposate.

IL CLAN:

il clan (zongzu) è unito da legami di parentela reale o presunta legittimanti dalle genealogie familiari ed è spesso dotato di un tempio e di terreni comuni e di propri regolamenti. La presenza dei clan è più accentuata al sud per l’origine nordica della popolazione qui residente e per il fatto che, essendo la Cina meridionale più ricca, e quindi un numero maggiore di famiglie può condurre una vita agiata.  In alcuni casi il clan viene a coincidere con un villaggio o con gilde specializzate in certi mestieri. Membri  dello stesso clan possono abitare anche in località distanti e raramente vivono sotto uno stesso tetto. Nei casi più comuni ogni famiglia mantiene la proprietà individuale della terra e comuni sono solo i campi del clan dati in affitto: costituiscono una specie di capitale sociale per far fronte alle spese del clan per le cerimonie, le scuole e i candidati agli esami, l’assistenza per i membri bisognosi. Il clan garantisce protezione collettiva. Oltre alle funzioni rituali e religiose, le famiglie dirigenti svolgono importanti funzioni economiche, politiche ed amministrative. Anche nel clan il ruolo principale è svolto dalla gentry. Il capo clan è scelto in base all’età ed abilità ma in pratica viene dalle più ricche famiglie della gentry ed importante è il suo prestigio. Il capo presiede alle cerimonie e ai sacrifici; amministra le finanze gestendo le spese comuni, l’assistenza e i servizi di comune interesse; risolve le contese interne; infligge punizioni, fa rispettare i regolamenti e li interpreta; rappresenta il clan all’esterno. La compilazione dei registri genealogici è importante in quanto la fama del clan va di pari passo all’antichità dei suoi antenati e della sua storia: questo lavoro va svolto da persone dotate di una certa cultura e ricchezza, cioè la gentry. La gentry si interessa anche del culto degli antenati (che sola può occuparsi di questo culto), rappresenta la continuità nel tempo della stirpe. Le scuole sono destinate all’educazione dei meno abbienti in modo che possano partecipare agli esami di stato. L’aumento dei membri colti e delle possibilità di controllare la burocrazia accresce il prestigio e il potere del clan. Il clan ha una propria normativa che regola il comportamento etico, sociale ed economico dei suoi membri come se fosse un’entità autonoma politico-religiosa. Tali regolamenti includono spesso citazioni dai Classici confuciani, dai testi neoconfuciani, dagli editti imperiali e dai documenti delle convenzioni di villaggio, sono letti periodicamente e commentati nelle riunioni del clan provvedendo alla diffusione dell’ideologia e della morale ortodosse (ma non si escludono elementi buddhisti, taoisti e popolari). La base finanziaria del clan deriva dalla proprietà terriera e dal prestigio che assumono i suoi membri più capaci superando gli esami statali. l’artigianato ed il commercio sono accettati e vengono tollerate la geomanzia e la medicina ma vengono disprezzate le professioni dei jianmin e quelle equiparate ad esse (musicista, attore, monaco…). Il clan si fa carico anche della costruzione di opere di difesa e del reclutamento di milizie locali contro i banditi. Garantisce un certo controllo politico sui suoi membri e le entrate fiscali o le corvée attraverso la sua organizzazione e attraverso l’imposizione di sanzioni. Diventa quindi un’organizzazione ausiliaria per lo stato effettuando un controllo sul singolo più efficacemente di quanto possa fare lo yamen e dimostra maggiore flessibilità nella soluzione di contrasti sociali. Quindi il clan può essere considerato l’unità politica primaria della Cina tradizionale: per questo il governo gli riconosce uno status legale cercando di sottoporlo al suo controllo, incoraggiando l’organizzazione e tute le attività che si svolgono al suo interno e attribuisce ai suoi capi la funzione di dirigenti del baojia. Possono comunque sorgere complicazioni fra stato e clan come avvenne sotto Qianlong che pose limitazioni alle genealogie e ai templi dei clan. Al suo interno il clan presenta conflitti fra le varie famiglie dominanti e fra i notabili (gentry) all’interno delle stesse famiglie. Il governo Qing cerca di eliminare alcune di queste difficoltà attraverso leggi, editti e punizioni ma l’eccessivo potere che il clan ha accumulato si rivela dannoso per la sicurezza della dinastia e per il clan stesso. Il suo ruolo verso la mobilità è controverso a causa della sua funzione di mantenimento del prestigio di certi gruppi familiari (e quindi il potere dell’élite locale).

COMUNITA’ LOCALI E DI VILLAGGIO:

il villaggio (li, cun, zhuang) è l’unità base della vita comunitaria locale e si sovrappone spesso o coincide ad altre organizzazioni sociali come il clan. Le sue norme principali sono le consuetudini a cui si aggiungono  le deliberazioni delle assemblee pubbliche in cui si discute e si assegnano dei compiti di rilevanza comune a ciascuna famiglia. Le decisioni vengono prese dai capi di villaggio sui problemi relativi all’acquisto e all’affitto delle terre. Benché non vi sia una proprietà comunale, spesso i proprietari, i coloni e i contadini autonomi collaborano fra loro per le manutenzioni degli impianti agricoli ed idraulici, per la difesa comune e l’eccessiva tassazione. L’inserimento di gruppi marginali nelle comunità agricole, in qualità di membri del  lijia e tuanlian consolida i rapporti fra ricchi proprietari terrieri e contadini poveri. I villaggi sono spesso gestiti dai proprietari terrieri. Le associazioni di mutua assistenza (simili a quelle di mutua difesa) servono per i grossi lavori nei campi e per la regolamentazione delle acque, basate su norme consuetudinarie e accordi verbali ed i cui membri si succedono di generazione in generazione. Le associazioni di credito sono più mobili, di minore durata e di più ridotta partecipazione. All’inizio dei Ming, la difesa della morale e dell’ordine pubblico nei villaggi è assicurata dal lizhang (responsabili del lijia), lilaoren (anziani del villaggio con funzioni morali e di arbitrato) e qisu (anziani del villaggio), ma con la decadenza del lijia le autorità cercano di risolvere i problemi amministrativi e di origine sociale attraverso la riattivazione del sistema baojia, in cooperazione con altre organizzazioni locali (come i xiangyue cioè patti/consorzi locali, i granai comunitari, le scuole comunitarie…). L’autonomia del villaggio è conseguenza dell’incapacità del governo di estendere la sua autorità ad ogni parte del paese: la sua gestione è infatti svolta prevalentemente da poche persone provenienti dalla gentry. La scelta dei capi (nominati dalle autorità e scelti dagli abitanti) viene effettuata attraverso la segnalazione da parte dei notabili locali. Insieme ai membri della gentry ed ai letterati, i capi del villaggio si interessano di tutte le attività del villaggio e fanno da tramite politico fra governo e villaggio. La gentry di solito controlla la maggior parte della proprietà fondiaria mentre i contadini poveri forniscono più che altro la forza lavoro. Poiché dai capi del villaggio dipende anche la pace e l’ordine sociale, svolgono funzioni proprie dei dirigenti dei baojia e di altre organizzazioni locali (risoluzioni di dispute, letture di esortazioni morali…). Le milizie locali sono organizzate soprattutto dalla gentry. Fra le associazioni volontarie locali sono preminenti quelle di culto incentrate sulla divinità tutelare locale ed il suo tempio: le loro funzioni si estendono a quelle economiche e militari perché la loro struttura e le cerimonie rafforzano la solidarietà sociale ed agevolano lo svolgimento di attività commerciali. Le organizzazioni per il culto degli antenati e delle divinità popolari provvedono all’assistenza alimentare, medica, funeraria, di mutuo soccorso per orfani, vedove, anziani. Le varie società rurali (she) si distinguono da quelle commerciali (hang) dai cenacoli letterari perché sono sorte con funzioni civili-religiose territoriali ma si occupano anche degli svaghi e dei festeggiamenti comunitari, della riscossione fiscale e del controllo sociale. In epoca Ming non si può sempre distinguere nettamente fra sistema del lijia e quello degli anziani capi delle comunità perché spesso questi assumono la dirigenza dei due sistemi. Queste associazioni hanno una certa autorità morale, religiosa, di supervisione dell’agricoltura e dell’operato dei funzionari locali, del reclutamento delle milizie locali, ma dalla seconda parte dei Ming queste funzioni vengono assunte dalla gentry mentre i Qing tentano di impadronirsi del loro controllo tramite i funzionari locali ed il rafforzamento del sistema del baojia. Le scuole comunali, spesso centri inter-villaggio, sono luoghi attraverso cui anziani dei clan e della gentry di un’area operano al di fuori dei canali ufficiali: dalla mediazione delle milizie locali ai dissidi fra clan. Istituto analogo è quello delle leghe di villaggio (xiangyue) che è legato soprattutto alle periodiche esortazioni morali diretta dalla popolazione rurale da parte degli anziani. Le lezioni sono impartite dal capo del villaggio o da un anziano riconosciuto dalla comunità. In epoca Qing si basano su tre testi (Il sacro editto): le istruzioni di Xunzhi (1652), quelle di Kangxi (1670) e quelle di Yongzhen (1724). Queste lezioni sono sermoni morali che col passar del tempo però degenerano in pura formalità. In compenso le leghe di villaggio, oltre all’originale funzione di controllo ideologico e morale della popolazione assume un sistema analogo a quello del baojia o alcune funzioni delle milizie (tuanlian), in alcune province ha funzione di esazione delle tasse. Così risulta difficile distinguere fra baojia, lijia, she, xiangyue e tuan, inoltre le milizie locali spesso hanno cose in comuni con associazioni spontanee legali o illegali.

COMUNITA’ URBANE:

nelle città di una certa grandezza, la popolazione è unita in comunità di vicinato, organizzazioni volontarie distinte da quelle amministrative (fra cui il fangxian, lijia o baojia) il cui nome varia a seconda dell’attività che svolgono: religioso (tempio) o professionale (gilde). Talvolta travalicano gli impegni originali per assumere una funzione di garante nell’ordine generale (armonia sociale, assistenza a scuole, orfanotrofi…). Tutto il quartiere beneficia della loro attività per cui quelli più attivi assumono un certo prestigio e potere rispetto a quelli meno attivi.

LIJIA:

il lijia è il principale sistema di organizzazione della popolazione rurale durante la dinastia Ming, con funzioni prevalentemente fiscali: costituisce un ausilio per il funzionario degli uffici periferici contribuendo alla stabilizzazione della società contadina attraverso una struttura al di fuori di quella burocratica. È stato istituito da Hongwu all’inizio dei Ming (1381) e si rifà alla lunga tradizione di autogestione della popolazione rurale cinese, idealizzata sin dai Classici confuciani (soprattutto nel Zhouli e nel Mengzi). Il lijia è organizzato sulla struttura familiare (hu): comprende 110 hu di cui le 10 più numerose e ricche si avvicendano alla direzione del gruppo ogni 10 anni (col “titolo” di lizhang). Le altre 100 famiglie sono suddivise in 10 jia (甲) ed a capo di ognuna c’è un jiazhang. In realtà il numero delle famiglie del lijia è superiore a 110 perché vi si aggiungono le jilinghu formate da contadini che non sono in grado di prestare corvée previste, quindi queste famiglie sono coinvolte spesso illegalmente negli oneri del lijia includendole nella categoria delle famiglie di riserva (daiguanhu). I responsabili dei li e dei jia devono compilare ed aggiornare i registri fiscali, riscuotere le imposte e dividere le corvée, sorvegliare la morale ed i costumi dei contadini con l’ausilio degli anziani più rispettati del villaggio, provvedere a tutti i fabbisogni degli uffici e della Corte. Data la molteplicità delle sue funzioni l’evoluzione che subisce fra la metà dei Ming e gli inizi dei Qing non è sempre del tutto distinguibile da altre forme associative come il baojia e lo xiangyue. Al sistema lijia, in ambito urbano corrisponde il fangxian per i quartieri cittadini e quelli periferici. In teoria ogni fang corrisponde a 10 jia ed ogni jia a 10 hu, ma in pratica risulta più ampio. Col tempo il lijia nelle città si identifica con i quartieri divisi in bi e jie e i cui capi, i zongfang, sono scelti fra le famiglie più ricche occupandosi a rotazione della riscossione delle imposte e della divisione delle corvée trattando direttamente con lo yamen. Con le trasformazioni economico-sociali di metà Ming il sistema lijia perde sempre più le sue funzioni per essere poi sostituito da altri istituti. Benché ristabilito dai Qing nel 1648, le sue funzioni rimanenti vengono assunte dal baojia.

IL SISTEMA BAOJIA:

la sua funzione principale mira al controllo sociale a livello fiscale in contrapposizione ai principali compiti fiscali del lijia. La popolazione organizzata al suo interno si controlla reciprocamente in base al principio della responsabilità collettiva, riferendo ai capi (cioè agli jiazhang che a loro volta riferiscono ai zongjia – il sistema zongjia è simile al baojia da cui viene presto assorbito-) i movimenti e le attività dei vicini. I Qing tentano di farne un sistema di sorveglianza universale includendovi anche le minoranze etniche. La sua struttura risale almeno ai Sui (590 circa) che introdussero una divisione della popolazione per un controllo di polizia. Con i Tang questo sistema assume anche compiti fiscali e di censimento e solo con i Song, grazie a Wang Anshi, diede una forma definitiva al sistema chiamandolo baojia ed attribuendogli solo funzioni di polizia e di difesa. Con i Ming, grazie a Wang Yangming, si ridà vigore al baojia (confermato da Hongwu ad inizio dinastia) rifacendosi al sistema zongxiaojia, istituito nel Fujian durante il regno di Zhengtong (1450 circa). Il sistema si ristabilisce ad inizio Qing con Shunzhi. Kangxi rilancia il baojia facendone un vero e proprio organo delegato del magistrato di distretto (xian) responsabile per l’ordine locale ma con compiti anche fiscali (esazione imposte) e l’aggiornamento dei registri del censo e del catasto. Poco dopo al baojia è stabilito il numero di ding (maschi adulti abili per il servizio militare e le prestazioni di corvée). Quindi il baojia coesiste con il lijia durante i Ming ma presto il lijia declina e il baojia ne assume alcune funzioni e dal 1740 la compilazione dei registri passa dal lijia al baojia. A fine Ming in alcune zone si crea una contrapposizione fra baojia e sistema delle milizie private organizzate dalle  famiglie più potenti a livello locale. alcuni riformatori legati al movimenti di restaurazione confuciana dei partiti Donglin e Fushe riconoscono solo agli yamen la competenza di gestire la difesa locale. Il baojia è strutturato su base decimale: 10 famiglie sono un pai (con a capo un paitou/paizhang), 10 pai sono un jia (guidato da un jiatou), 10 jia sono 1 bao (con a capo un baozhang/dibao). In pratica però questa organizzazione tende a coincidere con il villaggio naturale a causa della continua variazione del numero delle famiglie, identificandosi quindi col xiang soprattutto  se ha funzioni educative. Ad inizio Ming nei centri urbani le funzioni di mutuo controllo, assistenza e fiscali sono assunte dal quartiere (fang) i cui responsabili (zongfang) provengono dalle famiglie più facoltose. La scelta dei responsabili è spesso lasciata agli abitanti stessi. Se il baojia rimane per tutti i Qing uno dei maggiori canali di comunicazione fra villaggio ed autorità è dubbio che adempia a tutte le funzioni attribuitegli.

ACCADEMIE POLITICO –LETTERARIE:

le associazioni e le accademie fin dalla Cina medievale erano gruppi legati alle “conversazioni pure” o circoli religiosi buddhisti o taoisti oppure i cenacoli letterari, diffusi anche durante i Tang e i Song, continuarono con i Ming ma verso la fine dei Ming perdono il loro carattere “eremitale”, antiurbano assumendo un impegno politico sempre maggiore. Ciò avviene a causa della loro urbanizzazione, del crescente coinvolgimento dei funzionari e a causa della decadenza delle scuole locali e la politica del governo nei confronti delle accademie private. Il cenacolo letterario (wenshe) diventa un’organizzazione che aiuti i suoi membri a superare gli esami e promuove la pubblicazione delle loro opere. I membri che hanno superato gli esami ed hanno ottenuto cariche influenti esercitano il loro potere in favore dell’associazione di provenienza. Quindi il wenshe si interessa anche delle attività politiche e partecipa alle lotte per le fazioni. Mantengono stretti legami su base territoriale, il loro carattere originario regionale ed hanno una solidarietà di gruppo basata su un comune programma ideologico e sui tradizionali legami di molte associazioni letterarie da cui spesso provengono le accademie private. Le accademie private comprendono decine o centinaia di studenti e le loro sedi poste nei capoluoghi provinciali delle maggiori città. Scuole e accademie sono finanziate attraverso rendite della terra destinate a questo scopo ma anche attraverso gli interessi percepiti dai prestiti fatti ai mercanti ed usurai. Sono i centri di potere e di scambio di informazioni anche economiche e politiche, oltre che culturali. Durante i Ming si distinguono soprattutto le accademie ispirate al pensiero di Wang Yangming, che accolgono studenti di ogni estrazione. Soggette a persecuzioni alla fine dei Ming, le accademie private si riprendono con i Qing ma senza quella vivacità e libertà del periodo precedente, dedicandosi per lo più alla preparazione dei concorrenti agli esami. Inoltre sono maggiormente controllate dal governo. Strettamente connessi con le accademie e le associazioni politico-letterarie sono i dang (partiti, fazioni), spesso osteggiati dagli imperatori il cui potere è inversamente proporzionale alla forza dei partiti. Nel concetto di dang è infatti insita l’idea di parte. Contro il loro potere, alla morte di Shunzhi, i reggenti di Kangxi sciolgono tutte le società nel quadro della nuova politica contro i centri di potere non istituzionali (quindi compresi eunuchi ed accademie). Le maggiori società allora si trasformano in circoli letterari privati. L’accademia Donglin è la più famosa fra le accademie, sia come istituzione letteraria sia come fazione politica: fondata nel 1604, la sua sede sta in un centro a nord di Suzhou, Wuxi. Da sempre la Donglin è impegnata in campo politico e filosofico, i suoi fondatori sono per lo più letterari e funzionari caduti in disgrazia sotto il cancellerato di Zhang Jucheng o suoi oppositori. Il suo programma è basato sui princìpi neoconfuciani fra cui primeggiano le concezioni della bontà della natura umana e la necessità dello studio dei Classici. L’interesse filosofico è legato ai problemi sociali e politici: i maggiori dibattiti vertono sull’importanza della coltivazione morale come strumento dell’investigazione delle cose e del raggiungimento del dao, sulle deviazioni di Wang Yangming e della sua scuola (a cui si rimproverano l’amoralismo, l’intuizionismo e le influenze buddhiste e taoiste) i suoi membri tengono riunioni periodiche di cui sono pubblicati i resoconti. Questa accademie esprime le preoccupazioni dei circoli letterari per lo strapotere degli eunuchi, per la decadenza della moralità nella vita pubblica e il desiderio di restaurare il confucianesimo.  I suoi ideali ed interessi non si discostano da quelli dei medi e piccoli proprietari terrieri e degli strati urbani e mercantili delle aree più ricche della Cina. Quindi difende l’autonomia locale contro lo strapotere degli organi centrali ed i privilegi dell’alta gentry (detti haoqiang). Dopo la decadenza del lijia, la gentry media si trova a combattere contro i grossi latifondisti per affermare la propria egemonia nei villaggi e contro il partito dell’imperatore e degli eunuchi che tende a centralizzare il potere statale ed aumentare il controllo sui villaggi a scapito della gentry locale. La maggior parte dei suoi membri proviene dal Jiangsu, dallo Shanxi e dall’Anhui, i suoi oppositori provengono dal Zhili e dal Zhejiang. L’attività politica della Donglin è diretta i primi anni (1604-1609) da Gu Xiancheng che riesce a far ritirare il gran segretario Shen Yiguan e a bloccare la nomina di Wang Xiue sostenendo Ye Xianggao. Ma solo fra 1620 e 1624 la Donglin riesce a controllare il governo scacciando gli avversari dalla Corte ed occupandone i posti chiave, così Ye Xianggao diventa gran segretario. Con l’ascesa al potere dell’eunuco Wei Zhongxian (1568-1627) però inizia il declino della Donglin a cui succede la “Società per la rinascita” o Fushe, avente a sua volta origine dalla ristrutturazione di alcune wenshe (fra cui la Yingshe, o Società della risposta). Come erede della Donglin la Fushe ha il programma tipico delle società letterarie e si occupa della selezione dei candidati agli esami, della preparazione dei commentari ai Classici e delle opere letterarie, ma è legata alla gentry locale e a fazioni del potere burocratico centrale. È  fondata nel 1629 vicino a Suzhou (a Wujiang). Oltre alle filiali locali ha un ufficio centrale a livello nazionale che dirige le attività politiche ed editoriali (infatti è considerata l’organizzazione politica più estesa e sofisticata della storia tradizionale cinese). È strutturata come una federazione di cellule locali (piccole wenshe) con la prevalenza dei membri provenienti dal Nanzhili e dal Zhejiang. Alcuni esponenti della Donglin non sono solo un modello per i seguaci della Fushe ma spesso sono i loro maestri, parenti e conterranei.

GILDE E CORPORAZIONI:

possiamo chiamare corporazioni e gilde le associazioni di artigiani e commercianti, benché rispetto a quelle europee abbiano strette connessioni con le autorità e la protezione governativa, una più ricca articolazione di funzioni ed una maggiore varietà. Ogni attività e professione (anche quelle illegali) ha la sua corporazione. Oltre ai vari tipi di produttori, commercianti e venditori ambulanti ne hanno una anche gli attori, acrobati, giocolieri, mendicanti, i ladri e le prostitute che obbediscono ad un capo della corporazione e a certe regole. Organizzazioni del genere esistevano già dai Tang ma è dalla seconda metà dei Ming che ne fioriscono numerose e varie: a causa della loro complessa organizzazione nelle città, assumono spesso carattere multifunzionale che aumenta con la commercializzazione. In cambio della concessione del monopolio in certi settori da parte del governo esse si incaricano della riscossione delle tasse del mantenimento dell’ordine al proprio interno secondo il principio della responsabilità collettiva. Queste gilde offrono benefici ai propri membri che godono di una certa copertura finanziaria e di forme di assistenza sociale. A loro volta le organizzazioni rispondono direttamente alle autorità esercitando al loro interno un controllo analogo a quello dello stato. I regolamenti scritti prima del XVII secolo sono rari: solitamente riguardano la limitazione della concorrenza e il mantenimento del monopolio, prevedono il pagamento di una quota di iscrizione, di contributi per varie attività economiche e stabiliscono multe e punizioni, regolano i limiti e l’ambito delle attività dei membri, il numero delle botteghe, i prezzi, il salario degli artigiani ed il trattamento degli apprendisti. I segreti tecnici di produzione sono protetti dalle gilde. Le autorità spesso impongono alle gilde i prezzi delle merci e i salari per gli artigiani, riscuotono tasse e corvée per il loro tramite e pagano a prezzi irrisori i prodotti e le prestazioni richieste loro. I controlli del governo sugli articoli prodotti o venduti dalle gilde sono severi perché gli articoli devono essere tutti autorizzati (le gilde di Guangzhou sono le più libere dalle pressioni dello stato). Il ruolo economico delle gilde a livello locale è spesso sotto il controllo delle corporazioni finanziarie. In epoca Qing a vita economica e sociale dei centri urbani è condizionata dalle principali gilde che controllano i settori dei cereali, delle spezie, della farina e delle finanze; queste influenzano la stessa burocrazia, finanziano agenti e militari, sono in grado di mobilitare la popolazione e sesso si incaricano di varie attività di interesse collettivo. Funzione particolare ricoprono gli intermediari (yazi) imposti dall’autorità delle gilde per la soluzione delle controversie commerciali e per la stipulazione di contratti. Le gilde si differenziano per ricchezza e potere: nel campo della ceramica le più importanti sono le hang degli artigiani dei giorni, nella tessitura quelle di lavorazione tiaohua, quelle dei mercanti sono spesso più ricche di quelle degli artigiani. In epoca Ming-Qing, specie nei centri economicamente più attivi come Suzhou e Fuzhou le corporazioni si differenziano: alcune raggruppano solo proprietari e ricchi mercanti. A seconda che prevalga il carattere professionale o quello geografico si distinguono le gilde tongye (stessa attività professionale che promuovono le attività produttive e commerciali fissando e controllando i prezzi, le ore di lavoro, i salari e la qualità dei prodotti) da quelle tongxiang (comune origine geografica, spesso coincidenti con le huiguan, che promuovono gli interessi di tutti i membri provenienti da una certa zona ma di qualsiasi estrazione sociale e attività e spesso si trovano fuori dalla loro sede). Nelle tongxiang sono importanti gli edifici comuni dove si tengono le riunioni sociali e si trattano gli affari collettivi, vi si alloggiano gli ospiti e vi si immagazzinano le merci. Le cerimonie religiose ed il rituale hanno un ruolo estremamente importante in tutte le gilde che hanno ognuna la propria divinità protettrice. Ci sono diversi tipi di gilde le cui distinzioni non sono nette e variano a seconda del periodo:

–          hang: sono organizzazioni di botteghe di produttori e distributori dello stesso settore che vivono nello stesso agglomerato. Quelle del XVI secolo si differenziano dalle hang e tuan del XI-XII secolo (in cui si raggruppavano alla periferia delle città con prevalente funzione di controllo sociale e fiscale). Vanno perdendo il carattere territoriale mantenendo quello professionale e fiscale, consolidano l’organizzazione interna, intensificano la concorrenza con le altre hang e con i produttori esterni. Benché è ancora necessaria l’autorizzazione dell’autorità statale per la loro costituzione non è più obbligatoria la partecipazione diventando anche più indipendenti. Falliscono i tentativi Qing di sostituire le hang con i baojia. Le hang non sono in grado di controllare i mercati locali e le loro filiali si trasformano in organismi indipendenti.

–          huiguan: sono associazioni di forestieri provenienti dalla stessa località (tongxiang). A differenza delle hang e delle bang, lo huiguan ha una sala di riunione, gli altari per le cerimonie, un cortile, locali per magazzini, camere di albergo. Si diffondono nella capitale e nei maggiori centri commerciali. Alcuni ne sottolineano la costituzione sotto l’unica prospettiva di conterrainetà dei membri cancellandone lo scopo professionale. Nonostante il carattere originariamente particolaristico ed esclusivistico si rivela un’istituzione che facilita l’integrazione economica e sociale interprovinciale. I fondatori degli huiguan (prevalentemente funzionari, commercianti e artigiani) costruiscono dei locali dove loro ed i loro conterranei possono dimorare. Queste associazioni prendono il nome dalla divinità o dalla località di provenienza.

–          bang: le bang sono traducibili come “leghe” o “bande” ed indicano delle associazioni di mutua assistenza, i cui membri sono di bassa estrazione. Riuniscono spesso lavoratori non specializzati benché esistano bang di mercanti. Le hangbang sono organizzazioni di immigrati con la stessa professione, proveniente dalla stessa località, le quali possono essere confederate in huiguan. Le qihang e le sihang sono le associazioni illegali di artigiani non riconosciute dalle autorità: si formano nelle grandi città dove si concentrano masse di artigiani poveri in attesa di un impiego e lavoratori a giornata. Assicurano la mutua assistenza e celebrano le cerimonie e i riti comunitari. A fine XVII secolo nel Jiangsu sono emanate leggi contro tali associazioni. Fra le gilde illegali e le società segrete sono da ricordare i “sodalizi” e le “confraternite” dei minatori, basate su un vincolo di fratellanza e su un rapporto di uguaglianza fra tutti i membri. 

–          gongsuo: il termine indica originariamente l’edificio dove si svolgono le attività comuni e si prendono le decisioni dello huiguan, dal XVIII secolo indica la corporazione composta da proprietari e ricchi mercanti e da un numero ristretto di membri. È caratterizzato quindi dalla condizione socio-economica e dalla professione degli aderenti, al suo interno la coesione e la mutua assistenza sono più forti che nelle altre gilde. Esempi di gongsuo di hanno nell’ambito della produzione della carta, delle candele e della tessitura della seta a Suzhou.

–          hehuo: sono le società commerciali in cui i mercanti sottoscrittori partecipano agli utili e si suddividono gli oneri, i rischi e le responsabilità per cui sono state paragonate alle moderne società per azioni.

COMUNITA’ MARGINALI:

con comunità marginali si intendono quelle popolazioni o comunità non integrate nella società cinese che risiedono nei territori imperiali o che mantengono particolari rapporti con esso nonostante siano stanziate ai suoi confini. Gli strati del popolo basso (jianmin) potrebbero essere inclusi in questa categoria sia per l’infima considerazione in cui sono tenuti, sia per il loro discriminato trattamento giuridico. Infatti queste comunità vengono viste come comunità esterne all’interno del sistema come le comunità monastiche. Sono considerate esterne anche le minoranze etniche e le colonie dei mercanti stranieri. Le popolazioni dell’estremo sud (Yao, Miao…) che non si sono ancora fuse con gli emigrati cinesi si ritirano nelle zone più alte e meno fertili: la politica di sinizzazione di queste aree è proseguita più vigorosamente dai Qing che trasferiscono la poca autorità dei capi tribù locali ai funzionari cinesi e sedano le rivolte di queste popolazioni. Le popolazioni Yue delle coste del sud si fondono con gli han, i rapporti con i nomadi delle steppe (la cui società è organizzata in tribù e dominata spesso da un’aristocrazia ereditaria) sono mantenuti attraverso il sistema tributario che copre flussi di scambi commerciali, l’instaurazione di diretti rapporti personali fra Corte e capi tribù e il conferimento di titoli nobiliari. Le popolazioni uigure, turche e tibetane dell’Asia centrale sono sedentarie: quelle tibetane acquistano particolare rilievo con i Qing.

COMPORTAMENTI INDIVIDUALI E SOCIALI DIFFORMI DALL’ORDINE STABILITO:

accanto alla società formata secondo i canoni confuciani ci sono anche quelle comunità e organizzazioni irregolari che si formano ai margini o all’interno della società legale. Fanno parte di quella irregolare: segmenti di popolazione sradicati come lavoratori itineranti, barcaioli, minatori, produttori stagionali, emigrati senza terra, monaci, attori, soldati disertori. I confini fra le due società non sono affatto netti. Il tipo di lavoro e di vita sono più propizi alla formazione di queste zone alcune delle quali guardate con più sospetto dalle autorità. Tipiche sono le località di frontiera, i templi buddhisti (che possono diventare centri di relazioni amorose illecite, riti segreti o intrighi politici), ma anche occasioni di festività religiose e fiere. In certe circostanze e condizioni i soldati possono diventare banditi, formare bande ribelli, i lavoratori stagionali diventare dei vagabondi, i venditori ambulanti e i barcaioli agenti di società segrete, i notabili e i mercanti capi di cricche mafiose. I casi più eclatanti di collaborazione fra élite e malavita organizzata si hanno con la protezione accordata dalle grandi famiglie e clan ai disertori, evasori e criminali attraverso l’istituto del touxian (atto di sottomissione ad una famiglia potente e consegna dei propri beni in cambio della sua protezione). Le bande di malfattori infestano le città soprattutto nel Jiangnan. In alcuni casi questi comportamenti possono essere tollerati a seconda della frequenza e della diffusione di certi fenomeni, dell’incapacità del sistema di controllarli o dell’esistenza di taciti compromessi a livello locale o centrale. in pochi casi si riscontra una costante severità. In epoca Qing i crimini più diffusi riguardavano l’omicidio dell’amante della moglie, disobbedienza ai genitori o ai nonni, offese al marito da parte della moglie e della concubina o al padrone da parte dei servi. Ciò che risulta più interessante è da una parte l’estrema elasticità del sistema e dall’altro la sua parziale inefficienza per le molte disfunzioni nonostante la severità dell’etica confuciana e delle norme legislative. È punito come reato contro la dignità imperiale l’uso di abiti, titoli e distintivi spettanti all’imperatore e alla corte ma anche l’utilizzo improprio di caratteri tabù o caratteri ad essi somiglianti. L’imperatore stesso sarebbe soggetto al sistema etico-giudiziario ma in realtà è difficilmente ripreso, tantomeno perseguibile penalmente (almeno durante il suo regno). L’ascesa al trono di un sovrano nella stessa dinastia può avvenire in modo illegale e quindi il nuovo sovrano e i suoi sostenitori decisivi cercano di eliminare le tracce delle irregolarità (altrimenti verrebbe meno il concetto di mandato celeste): due esempi riguardano l’ascesa di Yongle nei Ming e l’ascesa di Yongzheng nei Qing. La legge tutela rigidamente le prerogative della diversità di status come i rapporti di tipo gerarchico ma difende anche i diritti degli “inferiori” rispetto ai “superiori” soprattutto negli abusi dei proprietari fondiari ai danni dei coloni. Ma i casi in cui i membri dell’aristocrazia imperiale riescono ad evitare la condanna per i loro reati sono numerosi. Violazioni accettate come situazione di fatto sono le usurpazioni di potere fra gli organi statali. Proibiti severamente sono invece l’espatrio e l’emigrazione dei sudditi cinesi all’infuori dell’impero e dei fuggiaschi dei paesi tributari all’infuori di quelli: questo avviene spesso per ragioni di sicurezza nazionale, perché le informazioni strategiche potrebbero cadere in mani sbagliate (per esempio dei barbari). Con l’arrivo dei mercanti occidentali quelli che trafficano illegalmente con questi sono classificati come traditori. Il contrabbando è perseguito con severità solo in certi periodi: esso fiorisce per il commercio  internazionale illegale ai confini e lungo le coste, è esercitati nel caso della produzione e distribuzione di prodotti in monopolio dello stato, come per il sale. Alle proteste sociali possono essere ricondotte l’evasione e l’autoriduzione delle rendite e dei fitti, l’occupazione di terre pubbliche da parte di privati (soprattutto nobili e principi che estendono le loro tenute) oppure la fuga dagli artigiani e dei salinatori, e l’elusione delle corvée da parte di questi e dei contadini.  Inoltre si aggiungono le più frequenti violazioni dei doveri contributivi verso lo stato da parte dei grandi proprietari che per lo più restano impunite. È punito l’esercizio del monopolio illecito sul mercato o ciò che viene considerato ostacolo all’attività commerciale come la serrata e lo sciopero.  Altro esempio di difformità dalle norme sta nella corruzione dei funzionari e dei dipendenti locali: tale pratica è talmente diffusa che le misure per diminuirne la portata sono spesso inefficaci quindi viene tollerata frequentemente (anche le riforme di Yongzheng che prevedono un aumento delle retribuzioni non riescono ad estirparla). La corruzione deriva dall’insufficienza degli stipendi e fondi assegnati agli uffici e dall’esosità delle spese cui va incontro il funzionario. Essa scoraggia la popolazione a ricorrere agli uffici e ne provoca un degeneramento funzionale. La popolazione civile tende sempre più a rifuggire dal ricorrere allo yamen servendosi di organizzazioni semi-pubbliche (clan, comunità di villaggio, gilde…). La corruzione è anche necessaria perché legata ai particolarismi economici e legittimata in un certo modo anche dallo stesso familiarismo confuciano.  Oltre alla corruzione c’è l’utilizzazione degli uffici e dei beni pubblici per scopi privati: questo abuso può essere esercitato dal funzionario, dall’impiegato locale o con il loro consenso nel favorire interessi privati. I comportamenti non conformi all’ordine familiari sono numerosi: le unioni illegittime (cioè il matrimonio d’amore o il matrimonio delle vedove) la prostituzione, l’ingresso dello sposo all’interno della famiglia della sposa, la scelta della vita monacale, la partecipazione femminile ad associazioni antinuziali (diffuso nell’area cantonese verso la fine dei Qing), l’infanticidio (soprattutto di neonate). Esistono casi di conflitto fra obblighi morali dove in genere è previsto che prevalga la pietà filiale su ogni altro dovere, eccetto nel caso venga messa in pericolo la sicurezza dello stato.  Il celibato e l’evirazione sono contro la pietà filiale in quanto non prevedono la perpetuazione del culto degli antenati attraverso gli eredi (nonostante l’evirazione diventi frequente a fine Ming per le prospettive di miglioramento economico e sociale). Il suicidio è ammesso solo se l’unico modo di una donna di preservare la propria castità. Alcune professioni, seppur diffuse, sono considerate moralmente riprovevoli come quelle degli attori e dei cantanti: ne deriva una sanzione sociale per chi le esercita e relegato allo stato di jianmin, ma è escluso anche dalla partecipazione agli esami e dalle cariche pubbliche.  Contro l’ortodossia sono anche la compilazione e la lettura di opere ritenute volgari e frivole nonché la pratica delle arti magiche. Per il funzionario locale c’è l’obbligo di celebrare i sacrifici solo per le divinità riconosciute ufficialmente nonostante in casi di calamità naturali non possa resistere alle richieste della popolazione che richiede la celebrazione di sacrifici a divinità particolari non incluse nei registri ufficiali. Ancor più grave è l’adesione alle società segrete considerate immorali.

LE SOCIETA’ SEGRETE:

le società segrete o sette sono associazioni volontarie spesso considerate illegali perché portano credenze eterodosse e idee sediziose: i valori in esse coltivati sono spesso opposti a quelli ufficiali sulla famiglia, l’autorità civile e la gerarchia degli strati sociali. I legami fra i membri integrano o sostituiscono quelli tradizionali ma a anche qui esistono delle gerarchie, seppur le relazioni fra i membri siano più egualitarie. Le sette sono comunità autosufficienti in cui si trova soccorso e protezione ma anche assistenza economica. Fra le cerimonie celebrate i riti di iniziazione hanno ruolo fondamentale: hanno funzione di rigenerazione religiosa e di un “legame di sangue”. I simboli e le cerimonie rafforzano la coesione interna. Le società segrete si articolano in basi locali fra cui spesso manca un coordinamento centrale. Molti dei suoi membri sono sradicati dalla società originaria (quindi sono emigrati) e praticano certe professioni (sono minatori, battellieri, lavoratori di piantagioni, lavorano nel settore del gioco d’azzardo e della prostituzione). Le attività economiche di queste sette si basano spesso sul banditismo, il contrabbando, la pirateria, la “protezione” delle botteghe e dei proprietari terrieri dell’area sottoposta al loro controllo, la prostituzione, il controllo della manodopera e il traffico degli schiavi. Fra i loro membri vi sono anche contadini poveri ed artigiani disoccupati.  Fra i quadri svolgono ruolo rilevante quelli provenienti dalla lumpen intelligentsia (colletti bianchi disoccupati, individui disadattati) come letterati che non sono riusciti a superare gli esami di stato, monaci buddisti e taoisti, indovini e sciamani. Fanno parte delle sette anche le donne (anche se spesso è praticata la separazione dei sessi) e sono trattate con maggiore eguaglianza con gli uomini a differenza che nella società confuciana). È da ricordare la massiccia partecipazione femminile nelle rivolte della setta del Loto bianco e a quelle dei Taiping. Alcune società segrete si ispirano a concezioni millenaristiche di origine buddista con assimilazione di elementi sincretistici confuciani e taoisti come nella setta del Loto bianco e in quella degli Otto trigrammi; altre fonti di ispirazione sono il manicheismo e il cristianesimo come nei Taiping. Di carattere più politico sono i programmi di riforma agraria ispirati al sistema dei “campi a pozzo” (jingtian) e quelli per la restaurazione dei Ming (durante i Qing) per cui sono state definite come la principale forza politica di opposizione all’ordine costituito della Cina imperiale. Le sette possono essere ricondotte a due sistemi: quello settentrionale (a carattere prevalentemente religioso, come la setta del Loto Bianco) e quello meridionale (più politicizzato, come la triade o la società Hong). In tempi normali le logge segrete (tang) di queste organizzazioni si limitano ad attività religiose o di mutua assistenza, al massimo coordinano la resistenza contadina contro le eccessive rendite o imposizioni fiscali. Il proselitismo avviene attraverso la predicazione clandestina, l’opera di assistenza ai bisognosi, la cura dei malati, le relazioni personali e le pratiche magiche. In periodi di difficoltà economica le logge forniscono i quadri dirigenti delle rivolte, diventano punti di riferimento per le rivolte. Sono condannate dalle autorità che ne temono il carattere eterodosso dal punto di vista dottrinale e l’influenza pratica sulla società. Durante i Qing, sia negli editti di Kangxi che in quelli di Qianlong, vengono severamente condannate le sette del Loto bianco, del Buddha Maitreya e della Nuvola Bianca.

CONFLITTUALITA’ E DISSENSO:

rivalità e conflitti: in epoca Ming-Qing le contraddizioni sociali si manifestano in forme legali e consentite dal sistema, altre volte esplodono con violenza dando vita a scontri armati e sommosse. Quelli consentiti dal sistema appartengono al campo politico e riguardano quelli fra fazioni e partiti nell’ambito della burocrazia e della gentry (includono scontri fra centro e periferia, autorità imperiale e gentry). Nelle campagne, dove il problema principale è dato dalla pressione fiscale sui medi e piccoli contadini e dalla perequazione delle terre, i contadini possono rivoltarsi o incrementare il banditismo. Nelle città le tensioni sono fra proprietari terrieri inurbati e mercanti ma anche fra artigiani.  Le rivalità fra comunità sono basate su legami di parentela reale o fittizia o su legami di identità etnico-linguistica. Cause frequenti riguardano lo sfruttamento della terra e delle riserve d’acqua, il controllo dei mercati locali o l’organizzazione di attività collettive. I conflitti privati riguardano gli scontri armati fra differenti gruppi etnico-linguistici (spesso fra han ed minoranze indigene, si ricordano le rivolte dei Miao nel Guizhou e quelle hui nello Yunnan durante i Qing) o religiosi o fra clan e si distinguono dalle ribellioni e dalle azioni dei banditi. I clan possono essere coinvolti in conflitti nella competizione per il prestigio e per interessi economici (soprattutto nel Fujian, Guangdong, Guanxi, Zhejiang durante la seconda metà dei Qing). I funzionari locali tendono ad ignorare le contese (che possono anche degenerare in scontri armati).

Dissenso e proteste sociali:

la protesta sociale e politica, eccetto le rare forme autorizzate dal sistema come i memoriali dei censori e dei revisori, non è ammessa dalla legge e se si verifica viene repressa. Eccezionalmente i funzionari locali possono interporsi fra le autorità centrali e la popolazione tentando di mediare (come per alcune rivolte urbane a Suzhou alla fine dei Ming). Essendo punito il reato d’opinione è inammissibile ogni formazione contro l’ordine ufficiale e i dissidenti sono considerati “banditi”. Gli ex-ribelli vengono recuperati inserendoli nelle milizie locali o rendendoli inservienti della polizia e dei magistrati. Nella popolazione si giustifica però la rivolta contro i “cattivi funzionari”, concezione in parte assunta dal confucianesimo che ammette che la corruzione dei funzionari e l’ingiustizia del governo provocano le ribellioni. Non deve essere sottovalutato il rapporto patrono-cliente che c’è fra classe dirigente e classe contadina: questo rapporto si fonda su una serie di mutue obbligazioni e responsabilità dove il contadino accette come legittimo questo rapporto  finché gli garantisce il minimo di sussistenza (solo quando questo gli viene meno e in condizioni particolari, il contadino si rivolta contro i responsabili di questa situazione, cioè i funzionari e la gentry, mettendo in pericolo il mandato celeste).

LE RIVOLTE:

le rivolte coinvolgono molti degli abitanti di un’area e sono dirette contro i funzionari locali talvolta estendendosi contro le autorità centrali o contro la stessa dinastia. I proprietari fondiari ed i ricchi mercanti si difendono con il reclutamento di milizie locali. I rapporti fra ribelli e gentry sono spesso ambigui. Il successo di Zhu Yuanzhang nella conquista si deve attribuire anche ai legami con la gentry. Mentre fino al 1640 le rivolte sono spesso rivolte contro la classe dirigente, successivamente si nota una certa collaborazione fra i loro capi ed una parte della gentry e dei funzionari, quelli del partito Donglin ed i legalisti, in funzione anti-mancese. Gli elementi ideologici alla base delle rivolte possono riguardare le credenze religiose non confuciane (buddhismo eterodosso, taoismo popolare e pratiche sciamaniche), la concezione confuciana del tianming (mandato celeste), la concezione etnocentrica han e l’ostilità verso i “barbari”, l’esigenza di una più equa distribuzione delle ricchezze e gli ideali di perequazione e di uguaglianza. Se le rivolte sono di tipo religioso o “razziale” (scontro fra han e barbari) un certo ruolo si deve alla “piccola tradizione” (o sottocultura rivoluzionaria) ma riguarda anche la “grande tradizione”. Alcuni miti e concetti di origine confuciana si prestano all’attuazione di riforme socio-economiche (si pensi al concetto delle Tre Dinastie –sanda– o a quello dei campi a pozzo). Oltre a questi concetti si assumono elementi eterogenei, credenze millenaristiche (derivate dal messianismo buddista e taoista e da dottrine eterodosse ed esoteriche straniere come il manicheismo e il cristianesimo).  Le prospettive millenaristiche danno corpo alle aspettative popolari di rinnovamento sociale e si prestano all’azione di chi si proclama ispirato a compiere la missione di trasformazione della società il carattere religiose dà la spinta irrazionale e la carica rivoluzionaria necessaria alla mobilitazione popolare e questa è una delle ragioni per cui buona parte delle rivolte trae origine dalle società segrete. Esiste una vera letteratura popolare sull’idealizzazione del buon bandito (come avviene nello Shuihuzhuan) che uccide il ricco per dare al povero. Benché la maggior parte dei rivoltosi nelle rivolte popolari sia contadina (vista anche la maggioranza contadina della popolazione) ci sono anche funzionari, membri insoddisfatti della gentry, monaci, servitori di posta, sciamani, medici popolari, astrologi, minatori, battellieri, contrabbandieri, ambulanti, soldati e vagabondi ma anche la piccola borghesia illegale a prender parte alle rivolte. se i contadini si trovano in difficoltà a creare organizzazioni ribelli a causa del loro attaccamento alla terra ciò non accade per il resto dei rivoltosi. Alle sommosse contadine si aggiungono le sollevazioni del ceto servile e quelle urbane dei vari strati dell’industria manifatturiera. La popolazione identifica in alcuni individui particolarmente carismatici la personificazione delle sue aspettative e questi individui adattano il loro programma alle esigenze del momento. La maggior parte delle sollevazioni viene repressa dal governo del tutto dopo qualche mese, ed anche se vittoriosa non riesce a ribaltare l’ordine tradizionale né a creare un’organizzazione governativa alternativa. Zhu Yuanzhang è passato da ribelle ad imperatore mostrando una notevole abilità di istituzionalizzazione della rivoluzione e di compromesso con le forze sociali più potenti. Le rivolte, però, divenendo strumento della “razionalità” del sistema, nell’interpretazione della storiografia confuciana, portano ad un lento ma progressivo miglioramento delle condizioni della popolazione (ad esempio alcuni decreti in cui si esortano i proprietari terrieri di soccorrere i coloni diminuendo l’affitto nei periodi di difficoltà economica).  Nelle due maggiori ribellioni della fine dei Ming, Li Zicheng e Zhang Xianzhong provengono da famiglie di esattori e di artigiani tessili. Sono entrambi originari dello Shaanxi, area isolata, instabile politicamente per l’insufficienza dei funzionari e per la loro condotta, economicamente arretrata. Loro si schierano contro la gentry per risentimenti personali e la loro sovversione è favorita dall’aggravio delle tasse per le campagne militari contro i mancesi (XVII secolo) e per una serie di calamità naturali. Al sostegno della popolazione si aggiungono l’ammutinamento di alcuni contingenti di truppa insoddisfatti delle loro condizioni ed i soldati disertori. Le attività ribelli possono trarre vantaggio dal contatto con popolazioni di altre regioni. Così, nel 1641 Li Zicheng trasforma lo Henan nella base delle sue attività ed organizza le sue forze in un esercito, consolida le sue forze e nel 1643 assume il titolo di “generalissimo col mandato celeste di insorgere per la giustizia”. Nel 1644 Li Zicheng si proclama imperatore e crea le strutture per la nuova dinastia Dashun che però ha una durata breve e soccombe sotto le forze mancesi e le truppe Ming. Zicheng non è stato capace di imprimere ai contadini una mobilitazione e di formare un’alleanza con la gentry con cui poteva sviluppare una solida struttura politica nelle aree occupate. Inoltre la rivolta di Zicheng favorisce l’ascesa dei Qing perché segna la fine del potere Ming al nord offrendo ai mancesi l’occasione di presentarsi come portatori di ordine sociale e politico e garantisce ai funzionari restaurati la cooperazione della gentry ed il controllo Qing sull’organizzazione amministrativa settentrionale. Fra le maggiori rivolte si ricordano quella del Loto Bianco (1774, 1794-1805, 1822), della Società del cielo e della terra (1786-89), e ovviamente quella dei Taiping.

LE RIVOLTE URBANE:

le agitazioni nei centri urbani durante i Ming e i Qing sono molte, soprattutto nel Jiangsu, area più prosperosa dell’impero (Suzhou, Nanchino, Jiangyin e Songjiang sono teatro di numerose rivolte fra XVI e XVII secolo). Uno degli strati sociali più attivi è quello dei calandratori, categoria di lavoratori tessili dallo status piuttosto umile. Uomini robusti, sono considerati da tutti con timore e disprezzo; in più vengono spesso da altre aree e quindi sono privi di legami sociali e familiari. Dato l’elevato numero di fabbriche e botteghe nei centri urbani del sud-est, qui vi si trasferiscono molti artigiani e quindi molti lavoratori vengono a trovarsi senza un impiego stabile. I disoccupati ingrossano le file degli scontenti consorziandosi in società segrete e bande turbolente. Altre rivolte urbane esplodono in grossi centri produttivo di altre province come Jingdezhen, capitale dell’industria della ceramica, o in città ad alta concentrazione di abitanti come Hangzhou. Altra categoria combattiva è quella degli studenti candidati a divenire shengyuan (borsisti presso le scuole confuciane imperiali il cui titolo poteva essere mantenuto solo con la ripetizione periodica di prove di conferma. Non sono abilitati ad avere alcuna carica burocratica), che sono al livello più basso fra la gentry e devono riconfermare il loro status ripetendo gli esami, molti di loro sono discriminati o soffre per le difficili prospettive di carriera. In epoca Ming (non Qing) studenti e shengyuan partecipano a rivolte mosse da altri strati sociali. Nel 1567  a Nanchino (in seguito a Suzhou, Pechino e Yangzhou) scoppia la protesta degli shengyuan contro i funzionari addetti agli esami a causa della drastica riduzione del numero dei candidati ammessi. La collaborazione fra gentry e popolazione avviene nei moti contro lo strapotere degli eunuchi come nel caso della sollevazione di Suzhou contro Wei Zhongxi’an, dove la Donglin trova un alleato nel mondo del commercio e dell’artigianato esasperato per la pressione fiscale imposta dai taijian. In questo caso la gentry e gli studenti delle accademie si fanno promotori della manifestazione guidando la popolazione urbana e conducendo negoziati con i funzionari. Tutte queste rivolte tendono a rivendicazioni settoriali più che ad avere in programma politico specifico e rimangono circoscritte all’ambiente urbano. Anche le manifestazioni mosse dall’accademia Donglin non riescono a coinvolgere la popolazione rurale.

LE RIVOLTE DEI SERVI (NUBIAN):

nella seconda metà dei Ming, sotto l’influenza dell’espansione economico-commerciale e della crisi morale che ne deriva, gli equilibri nei rapporti sociali si deteriorano, anche quelli fra ceto servile e padronale. Con l’indebolimento dell’autorità politica scoppia una serie di rivolte servili in cui i contadini svolgono un ruolo sempre più importante. Nell’Anhui una rivolta di servi (dovuta al servo Song Qi) porta alla sollevazione di una milizia di servi che uccide molti membri della gentry bruciando le loro case. Questa rivolta è seguita da altre rivolte simili nel Guangdong, nel Fujian e nello Henan. Fra queste rivolte spicca la società del Drago nero che attacca le famiglie ricche di Taicang. Queste tensioni portano ad un cambiamento nei rapporti fra strati sociali e dopo il XVIII secolo i servi vengono utilizzati sempre meno nelle campagne: al loro posto compaiono la figura del fattore (come amministratore) e i coloni (dediti al lavoro dei campi). L’emancipazione ufficiale dei servi è proclamata dal Yongzhen nel 1728 quando, almeno dal punto di vista giuridico, sono considerati facenti parte del popolo buono (liangmin). Dai Qing si hanno rivolte anche dei servi delle bandiere.

LE SERRATE:

fra i vari tipi di protesta urbana vi sono le manifestazioni organizzate dalle botteghe e dagli artigiani, manifestazioni che ricordano le serrate e che sono chiamate bashi (=chiusura del mercato). Nonostante i mercanti tendano a non muovere rivolte, possiedono anche loro comportamenti illegali nella pirateria e nel contrabbando. Durante i Ming si ricorda la protesta dei mercanti di Pechino indetta contro l’aumento delle imposte, protesta che riesce nel suo intento. La manifestazione vede la chiusura dei negozi e delle botteghe, la devastazione degli orti e dei giardini che riforniscono la capitale. Altra manifestazione da ricordare è quella di Suzhou del 1601 che scoppia con l’imposizione di nuove tasse sulla produzione e sul commercio da parte del taijian Sun Long e culmina con l’assalto delle case degli esattori fiscali. Nel XVII secolo si ricorda la serrata di Luan (Shanxi) contro le esose richieste di seta per la Corte. Le botteghe tessili incendiano i loro telai. Una protesta di mercanti dell’Anhui del 1680 sostenuta dagli shengyuan è mossa contro le sovrattasse su riso e legna. Poco dopo ad Hangzhou i mercanti e i bottegai protestano contro l’usura praticata dagli impiegati locali e dai soldati delle bandiere.

Poesie shange:

sono considerate fonti marginali perché non sono testi ortodossi, tradizionali, cioè non fanno parte di quella produzione letteraria come lo erano le poesie ci e shi (nonostante anche queste non fossero fonti serie); inoltre, erano poesie orali che furono raccolte e scritte solo da Feng Menglong che ne fece, così, una fonte letteraria.

All’inizio le shange nascevano dall’incontro con le cortigiane o dall’incontro di amici che le scrivevano per gioco, erano in dialetto locale (non scritte in wenyan, la lingua comune). C’è una certa dignità della cultura di Suzhou, tanto che il dialetto che vi appare è proprio quello di Suzhou o quello di Hangzhou (che comunque erano immigrati dall’area di Suzhou).

I temi affrontati sono più che altro di ambito amoroso dove padroneggiano gli amori illeciti (dove non c’è dignità letteraria, tantomeno si tratta di un tema educativo). Vi sono rappresentazioni di ambienti non ideali (dove vivono barcaioli, contadini, cortigiane e mercanti, nessuno dei quali appartiene alle classi colte) ed è presente una cultura materiale (appaiono oggetti quotidiani come pantofole, scacchi, strumenti da lavoro fra cui quelli del muratore, vasi da notte, barche e strumenti da barca come reti da pesca…). I discorsi contenuti nelle shange sono marginali ma non secondari perché danno molte informazioni anche sulla Shanghai di oggi, città che era famosa per la moda, all’avanguardia della raffinatezza: Suzhou (nei pressi di Shanghai) era il centro che dettava i modelli della moda a tutta la Cina. Nelle shange vi sono spaccati e situazioni irregolari, di sentimenti anche fugaci che riflettono la vita quotidiana, di strada. In esse è presente una visione amoralistica assente dagli scritti ortodossi, c’è un’interpretazione diversa da quella ufficiale. Lo Shijing interpretava le poesie amorose ricavandone un significato morale (e questo anche grazie alle interpretazioni di Zhu Xi, come ad esempio in mudangding), nelle shange, invece, la composizione -che era cantata- rappresenta temi erotici senza che vi sia un significato morale, senza insegnamento confuciano). La vergogna dei personaggi non esiste, l’unica preoccupazione si riversa sull’eventuale scoperta dei vicini di azioni personali illecite (i vicini sono come il carro o come le bocche delle anfore che sparlano e dicono a tutti chi infrange le convenzioni morali tradizionali che incombono sulle vite di tutti.

Sono presenti metafore giochi di parole fonetici o significativi (tongjiazi, come “feng” che indica sia il vento che il pettegolezzo, la notizia). Feng Menglong in queste opere ha scritto dei commenti.

Fra le figure amorali degli shange vi è, per esempio, la moglie che sopravvive a 7 mariti contrariamente a ciò che è stabilito nella tradizione confuciana, dove era il marito che poteva risposarsi, non la vedova.

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Bibliografia: Alcuni elementi della società cinese nel periodo Ming e Qing, Paolo Santangelo, Napoli 1987

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