Il cinese

Apro questa pagina con una tesina di Filologia cinese che ho svolto in collaborazione con altre ragazze il primo anno della magistrale e sotto la guida del professore di filologia della mia Facoltà (Prof. De Troia). In seguito potrò aggiungere altre informazioni sulla lingua cinese, non so ancora se sempre di carattere filologico (che in alternativa aggiungerò nella Home page sotto una nuova categoria, Filologia) o meno.

………

Tesina del 2009-2010 (in collaborazione con Chiara, Cinzia, Elisa, Francesca, Lucia, Roberta, Sonia e Viola):

Storia dell’evoluzione della scrittura cinese (dal Paleolitico ai giorni nostri)

Che cos’è la scrittura?

La scrittura è un mezzo attraverso il quale si esprimono delle idee con l’aiuto di simboli convenzionali che lasciano delle tracce visibili. Questi simboli sono stati tracciati, disegnati o scritti su ogni tipo di materiale partendo da gusci di tartaruga e ossa oracolari, passando per la pietra e i metalli fino ad arrivare al bambù e al papiro. La scrittura si evolve a partire dall’immagine proprio perché l’immagine è la maniera più naturale per comunicare.

Durante il Paleolitico superiore, 20.000 anni prima di Cristo, alcuni cacciatori preistorici del sud della Francia e del nord-est dell’attuale Spagna hanno tracciato, sulle pareti delle grotte dove abitavano, dei disegni rappresentanti le loro prede (cavalli, cervi e bisonti) e le hanno colorate con della terra o delle tinture vegetali. Diversi fattori stanno all’origine della creazione di queste pitture arcaiche, alcune di ordine estetico, altre di ordine religioso o magico. Queste pitture, però, non possono essere considerate come forme di scrittura perché non si integrano in un gruppo di segni convenzionali e i loro significati possono essere compresi solo dai loro “autori”, familiari o dal loro entourage perché sono gli unici ad essere al corrente dell’avvenimento dipinto.

La vera scrittura, che si rappresenti o no sotto forma di immagine, serve solo a comunicare.

La scrittura cinese

Nel processo che si serve delle immagini per identificare o riportare alla memoria delle cose, deve essere stabilito e codificato un sistema completo di corrispondenze tra i segni e le cose che essi rappresentano.

Un ideogramma è un segno o un insieme di segni che esprimono una parola o un insieme di parole. Nessun sistema di scrittura può essere solamente ideografico. Infatti gli ideogrammi esistono solamente in associazione con un sillabario, come testimoniano i sistemi di scrittura ideosillabici. Tra i sistemi di scrittura ideosillabica, come il sumero in Mesopotamia (3100 a.C.-75 d.C.) e i geroglifici in Egitto (3000 a.C. 400 a.C.), solo gli ideogrammi cinesi si sono mantenuti fino ad oggi dal 1300 a.C. Solitamente però nella lingua comune la parola “carattere” sostituisce la denominazione “ideogramma” perché ogni carattere cinese corrisponde foneticamente ad una sillaba e morfologicamente ad un morfema.

Secondo la leggenda, l’invenzione della scrittura risale a Cang Jie. Il mito vuole che l’idea gli sia venuta osservando impronte di animali ed altri fenomeni naturali. Se non si presta attenzione ai miti, fra le ipotesi più concrete vi è quella che fa derivare i caratteri dall’usanza di fare i nodi, usanza utilizzata da più culture per memorizzare cose più o meno importanti: a seconda del diverso colore, numero, lunghezza del cordoncino e la distanza che veniva posta tra i nodi (i nodi grandi servivano per la memorizzazione delle cose importanti). I nodi potrebbero aver dato origine a caratteri numerali di epoca Han che riprendono la rappresentazione dei nodi sulle stringhe. In epoca pre-Qin e Han si utilizzava fare delle tacche sul legno e sul bambù per ricordare dettagli riguardanti date e numeri. Inoltre, sin dal Neolitico, nella divinazione venivano utilizzati otto trigrammi (八卦 bāguà) che sono la combinazione di tre linee orizzontali continue o spezzate, le quali, secondo antiche teorie cosmologiche, corrispondevano ai fenomeni del mondo naturale e fungevano da immagini degli stati mutevoli con cui si manifesta l’ordinamento del Cielo e della Terra. Attribuiti al leggendario sovrano Fu Xi, questi otto trigrammi successivamente vennero combinati tra loro a formare 64 esagrammi, ciascuno con un significato che viene racchiuso nell’Yìjīng 易经.

La classificazione dei caratteri cinesi tuttora esistente si basa su 6 categorie di segni scritti (liù shū, 六書) che derivano dal dizionario
di epoca Han Shuowen jiezi del letterato Xiu Shen. Questo dizionario rappresenta la prima analisi del sistema di scrittura cinese e classifica i caratteri per la prima volta sotto 540 radicali. La stragrande maggioranza dei caratteri appartiene ad uno dei gruppi seguenti:

1_ Pittogrammi: illustrazioni stilizzate di un oggetto o di una azione.

2_ Ideogrammi: semplici simbolizzazioni di un concetto astratto.

3_ Ideogrammi composti: due o più caratteri esistenti vengono combinati per rappresentare un’idea astratta. Ad esempio “fidarsi” viene scritto 信 (xìn) che combina la “persona” 人 (rén) e la “parola” 言 (yán).

4_ Caratteri in prestito: Il carattere di una parola di uso raro può essere adoperato per simbolizzare un’altra parola di diverso significato ma dall’identica pronuncia.

5_ Composti fonetici: caratteri formati dalla combinazione di altri due caratteri, uno dei quali (cosiddetto “fonetico) indica la pronuncia mentre l’altro fornisce almeno una vaga idea del significato. Ad esempio la parola “mamma” (妈) combina la parte semantica “donna” (女), con la parte fonetica 马cavallo.

6_ La cosiddetta classe della “definizione reciproca” è quella di caratteri correlati semanticamente, ad esempio la coppia di caratteri
kăo 考 (esame) e lăo 老 (vecchio) perché son le persone più anziane a somministrare esami ai giovani. E’ comunque una categoria irrilevante.

Periodizzazione della scrittura cinese:

La scrittura viene fatta risalire al 1500 a.C. o alla leggendaria dinastia Xia. Le scritture cinesi antiche sono dette guwenzi e vanno
dalla dinastia Shang (epoca in cui compare un sistema completo di scrittura) alla dinastia Qin. Ci sono 4 periodi fondamentali:

1_ DINASTIA SHANG (1600-1046 a.C.): Iscrizioni su ossa di animali e gusci di tartaruga grazie alle quali l’esistenza della dinastia Shang è stata legittimata. Non è chiaro il significato di queste iscrizioni, perchè la loro forma era ancora piuttosto semplice. Erano scritte in colonna, dall’alto verso il basso e da destra verso sinistra con attrezzi appuntiti. Vengono chiamate jiăgǔwén 甲骨文 (iscrizioni su ossa oracolari). Ve ne sono esempi anche su vasi di bronzo e queste iscrizioni sono dette jīnshí 金石. Inoltre esistevano altri supporti come il bambù e il legno, più funzionali ed economici anche se più deperibili e meno adatti a lasciar testimonianze dello sviluppo della scrittura. Venivano utilizzati anche materiali più duraturi come la pietra e la giada.

2_ ZHOU OCCIDENTALI (1046-771 a.C.) e PERIODO DELLE PRIMAVERE E AUTUNNI (770-454 a.C.):

Le incisioni sui vasi di bronzo passano da pochi a qualche centinaio di caratteri. Questo tipo di scrittura è chiamata jīnwén 金文. Oltre questa viene introdotta la dàzhuàn 大篆 (grande sigillo) o zhòuwén 籀文(scrittura Zhou). Secondo il dizionario degli Han Shuōwén
jiězì
说文解字sarebbe stata inventata da uno storiografo ufficiale di nome Zhou. Durante le Primavere e gli Autunni la scrittura si espande a tutta la società. In questo periodo è attestata la presenza dei cosiddetti tōngjiàzì 通假字. Il tongjiazi è un carattere che viene utilizzato in sostituzione di un altro carattere con il quale è omofono o ha una pronuncia molto simile (Es: 策 per 冊). Il motivo di questa scelta è che questi caratteri hanno meno tratti degli originali. Sono stati contati 15.000 tongjiazi. Essi continuano ad essere usati fino alle riforme della scrittura del XX secolo. I tongjiazi differiscono dai biézì (别字) in quanto questi ultimi vengono utilizzati non tanto per la somiglianza fonetica con il carattere originario, ma per la somiglianza della loro forma (ad esempio已 invece di 己), per cui sono caratteri utilizzati erroneamente.

3_ SEI DINASTIE (403-256 a.C.) :

La scrittura in uso nei vari regni durante il periodo degli Stati Combattenti (453-221 a.C.), si chiama Liùguó wénzì 六国文字, si trova su bambù, seta e bronzo. Sono state dissotterrate  anche delle monete che presentano iscrizioni. Durante gli Stati Combattenti incominciano a svilupparsi due stili dal zhòuwén 籀文: il zhuànwén 篆文 (scrittura del sigillo) che è lo stile più formale e il lìshū 隸書 che è lo stile corsivo quotidiano utilizzato dai funzionari.

4_ QIN (221-206 a.C.):

La scrittura si evolve in uno stile più semplice e meno pittografico assumendo forme fortemente differenti dal periodo degli Stati
Combattenti. I vecchi caratteri tondeggianti vengono sostituiti da tratti geometrici in motivi astratti, tipici del lìshū. Questa forma di scrittura è da considerare l’antenata delle successive forme. Con l’unificazione dell’impero viene estesa a tutto il territorio dall’Imperatore Qin Shi Huangdi. Le due forme utilizzate di questa scrittura erano il zhuànshū 篆書(standardizzata dal primo ministro Lǐ Sī 李斯, utilizzata nei sigilli e più complessa) e il lìshū 隸書(scrittura dei funzionari, più semplificata).

Con la dinastia Han (206 a.C – 220 d.C) in poi ha inizio la scrittura moderna (detta jīnwén 今文 o lìkǎi隸 楷) che vede l’adottamento del lìshū per tutti i documenti. La transizione dal xiǎozhuàn 小篆 al lìshū 隸書 scandisce definitivamente il passaggio dai pittogrammi alle forme stilizzate. Questa transizione è la più importante nella scrittura cinese, in quanto costituisce il definitivo superamento delle forme pittografiche per favorire quelle stilizzate. Il processo di standardizzazione dei caratteri iniziato con i Zhou fu continuato dal primo imperatore e con gli Han che autorizzarono edizioni dei Classici nello stile del lìshū. Le varianti grafiche dei caratteri mutano a seconda della loro posizione (esempio 手 shǒu che come radicale assume la forma di 指 zhǐ ). Compare il corsivo per documenti informali caratterizzato da caratteri legati insieme. In epoca Han comincia anche lo studio sistematico della scrittura: Xǔ Shèn  許慎 redige il dizionario Shuōwén jiěz ì说文解字 che ne teorizza lo sviluppo partendo dal xiǎozhuàn 小篆, la prima scrittura conosciuta allora. Il lavoro di Xu è ancora oggi la sola risorsa storica più importante per i caratteri cinesi antichi, è usato come base per molte analisi moderne della struttura dei caratteri.

I caratteri vengono divisi in due tipi: wén 文(semplici) e 字(composti da due o più wén). Alla fine dell’epoca Han arriva il kăishū 楷书o scrittura regolare, usata anche oggi, con linee dritte e angoli appuntiti, e si afferma con le dinastie del Nord e del Sud (420 – 589 d.C.). Avrà vari tipi di forme corsive, di cui la dominante diverrà la xíngshū 行书, mentre le altre rimarranno come conoscenze storiche.

I caratteri diverranno sempre di più nel tempo, sotto gli Shang ce n’erano 5000, con i Song Settentrionali se ne registravano 53525.
Questo aumento è dovuto all’assunzione, durante i Qin, di un carattere per ogni parola per una maggiore diversificazione e quindi alla creazione di nuovi caratteri.

Anche i caratteri antichi vennero conservati nonostante fossero caduti in disuso. Entrarono parole nuove dal linguaggio vernacolare e
dalle lingue straniere. Per una stessa parola nacquero molte varianti che coesistettero assieme all’aggiunta di nuovi nomi di luoghi e persone.

La maturazione del kăishū 楷书 risale al periodo dei Jin Orientali (317-420 d.C.) con il calligrafo Wáng Xīzhī (321 – 379). Al tempo
della dinastia del Sud e del Nord (420-589 d.C.)  il kăishū emerge come la forma standard della scrittura cinese, sostituendo la scrittura dei cancellieri, e rappresentando la base di tutte le forme moderne di scrittura in Cina.

Le forme corsive della scrittura cinese (căoshū 草书) cominciarono a svilupparsi nel III secolo a.C.; queste prime forme di corsivo erano associate con la scrittura dei cancellieri. Nella forma più matura vennero chiamate zhāngcăo 章草(scrittura delle erbe).

Nel secolo successivo alla caduta degli Han Orientali, insieme alla nuova scrittura standard kăishū 楷书 si stava sviluppando la forma classica della scrittura corsiva, il cosiddetto corsivo moderno jīncăo 今草. In questa forma corsiva furono eliminati elementi più vecchi che ricordavano la scrittura dei cancellieri e furono adottate ulteriori semplificazione e abbreviazioni. Ad altri caratteri invece, furono date forme grafiche totalmente differenti; in generale il jīncăo ha più tratti collegati rispetto alle forme corsive più vecchie, assumendo così un’apparenza più fluente ma complessa nella lettura. Per questa ragione divenne popolare un’altra forma di scrittura intermedia tra căoshū 草书 e kăishū 楷书. Questa scrittura chiamata xíngshū 行书 (scrittura corrente), adotta molte delle caratteristiche della scrittura corsiva ma nei suoi elementi fondamentali rimane molto più vicina al kăishū, diventando il miglior mezzo per la stesura dei documenti e per la scrittura di lettere personali.

Nel periodo della dinastia Tang (618-907), kăishū e xíngshū erano diventate le due scritture prevalenti: se le scritture del piccolo
sigillo e dei cancellieri sopravvissero fu come forma di conoscenza storica specializzata.

In epoca Song (960-1279) nascono delle varianti del kaishu messo in seconda luce dallo caoshu e dal zhèngkǎi 正楷 (scrittura modello corretta) nelle epoche seguenti, le altre forme sopravvivono nella calligrafia artistica.

La scrittura cinese è cambiata molto attraverso la storia. Se dai Qin agli Han ci fu una revisione su larga scala, dalla dinastia Tang fino
al XX secolo la scrittura ufficiale cambiò molto poco. Durante le dinastie Ming e Qing ci fu una attitudine conservativa molto forte che si opponeva alle innovazioni, specialmente all’accettazione di forme grafiche semplificate o cosiddette popolari.

Un grande numero di caratteri semplificati popolari furono creati e usati largamente tra le persone comuni per scrivere libri, prescrizioni mediche e corrispondenze personali. Questi caratteri semplificati erano severamente vietati negli usi pubblici e ufficiali.

Nel XX secolo la riforma e la semplificazione delle scrittura tradizionali occuparono uno spazio importante: c’era il desiderio da parte dei cittadini che la scrittura venisse semplificata. Nel 1935 il governo nazionalista promulgò una lista di 324 caratteri semplificati per usi ufficiali ma, a causa dell’ opposizione conservativa, il supporto alla riforma fu ritirato.

Nel 1949 il governo delle repubblica popolare cinese prese una forte posizione in favore della riforma che culminò nell’istituzione di una lista di 515 caratteri semplificati nel 1956. Questa lista conteneva molte forme semplificate; allo stesso tempo furono introdotte un gran numero di nuove forme abbreviate. Il governo decretò che il cinese dovesse essere scritto orizzontalmente e da sinistra verso destra sul modello delle lingue europee. Nel 1964 venne introdotta una ulteriore lista di oltre 2000 caratteri semplificati, molti dei quali derivavano dalla semplificazione dei radicali comuni.

Adesso in Cina si osserva un largo numero di caratteri semplificati di grande uso che non hanno ancora ricevuto l’ approvazione
ufficiale. Sono largamente usati nelle corrispondenze personali ma si possono osservare anche sui segnali stradali, sugli slogan murali e su vari tipi di materiali scritto a mano.

(Es:
= 家 jiā, casa

= 酒 jiǔ, vino)

Oggi i caratteri moderni vengono suddivisi in tre categorie:

1_ xíngyízì 形義字: comprende le prime tre categorie di Xǔ Shèn 許慎, sono quei caratteri in cui la forma suggerisce il significato della parola. Un piccolo sottoinsieme di questa categoria include quei caratteri basati sul linguaggio del segno. Il cinese preclassico contiene qualche migliaio di parole xingyizi di cui 500 sono ancora utilizzati frequentemente.

2_ yīnyízì 音義字: corrisponde ai prestiti fonetici teorizzati da Xǔ Shèn. Sono formati secondo un metodo usato da altri sistemi di scrittura antichi (i così detti principi rebus attraverso i quali, ad esempio, il pittogramma “cat” –gatto-  e “log” – giornale- vengono utilizzati come prestiti fonetici per indicare “catalog”). Così la parola 毋 wu (non) era rappresentata da母 mu (madre) per la
semplice somiglianza fonetica. Gli yinyizi erano abbastanza comuni nelle ossa oracolari e nei bronzi (quando la nascita di nuovi caratteri poteva difficilmente mantenere il passo con la lingua soprattutto con parole numerali o astratte, pronomi, particelle). Per
evitare la confusione nata dai prestiti di caratteri per indicare parole differenti, furono applicati piccoli cambiamenti, per esempio aggiungendo tratti ad un carattere.

3_xíngshēngzì 形聲字: caratteri composti da una parte semantica e una fonetica (quindi le prime due categorie messe assieme) dove la prima indica la categoria di cose in cui una parola possa essere classificata (es: mu 木, albero, in song 松, pino), la seconda suggerisce il suono del carattere (come con gong 公 in song 松). Questa categoria diventa la via principale per evitare l’ambiguità e per generare nuovi caratteri.

Solo il 25% dei caratteri delle ossa oracolari decrifati finora sono xingshengzi, del rimanente la maggior parte sono xingyizi. Il 40% dei caratteri sui bronzi sono xingshengzi (dal II secolo d.C.)

RADICALI:

Fra i radicali delle ossa oracolari 150 sono usati in modo frequente ancora oggi. Fanno quasi tutti parte del 1° gruppo di caratteri (xingyizi) e alcuni fra questi non hanno modificato il significato originale. I radicali principali coprono 7 catgorie:

1) l’uomo e il corpo umano

2) animali, insetti, rettili e loro parti del corpo

3) alberi, piante, vino e cibo

4) abitazione, utensili, vestiario, armi

5) sole, luna, topografia, elementi

6) dei e divinazione

7) unità di misura.

Col passar del tempo molte parole sono state aggiunte in queste categorie e poi ridotte ulteriormente fino a raggiungere gli attuali 200 radicali.

VARIANTI GRAFICHE (yitizi):

le varianti grafiche yìtǐzì 異體字si svilupparono:

– da uno dei tre modi per formare i caratteri (xíngyízì, yīnyízì, xíngshēngzì);

– da caratteri con diversi radicali (modificati durante i secoli o presenti in testi differenti)  che però hanno significato simile, cosa che avvenne soprattutto prima della standardizzazione Qin-Han;

– da caratteri uguali nella forma ma foneticamente diversi ;

– da caratteri che risulterebbero uguali se non fosse per lo spostamento del radicale o della parte fonetica da una parte o dall’altra del
carattere ;

– dal modo di scrivere una parte composta;

– da caratteri che da vernacolari (sùtǐzì 俗體字) diventano varianti (yitizi)

Altri caratteri invece  mantennero la loro struttura. Nel 1955 le autorità vietano l’uso di un migliaio di varianti grafiche (esattamente 1055 presto diventate 1027).

CARATTERI ANTICHI E MODERNI (gujinzi):

I gǔjīnzì 古今字 sono nati da parole del 1° tipo (xíngyízì) o del 3° tipo (xíngshēngzì) poi trasformatesi in parole con caratteri del 3° tipo o viceversa: in questo caso la coppia era chiamata gujinzi (caratteri antichi e moderni) in epoca Han e qūbiézì  區别字 in epoca moderna (es: 腰 yāo è un jinzi perché ha un radicale che gli è stato aggiunto per differenziarlo dal carattere originale 要 yào che
ha acquisito nuovi significati). Era comunque raro che una forma antica di un carattere venisse usata interscambiabilmente con la sua forma moderna ma i significati delle due forme sono simili e vennero spesso usate per recuperare il senso del carattere più antico (guzi).

CARATTERI CORRETTI E DIALETTALI:

Dalla loro apparizione i caratteri sempre stati semplificati in modo da perdere delle componenti. Dopo la riforma Qin ed Han la distinzione fu fatta fra caratteri standard (zhèngzì 正字) che furono usati nella scrittura ufficiale e i caratteri vernacolari (sùzì 俗字) che furono eliminati ma che rimasero nell’uso comune finchè furono riconosciuti nel XIX secolo e chiamati caratteri
semplificati (jiǎntǐzì 簡體字) e distinti dai zhengzi chiamati quindi fántǐzì 繁體字(caratteri complessi). Nel 1986 fu fatta una selezione ufficiale di jiantishi su scala nazionale. Oggi sono 535 i caratteri semplificati centrali su un totale di 2233: dei 535 1/3 era giù presenti in epoca pre-Qin, il 40% è datato fra gli Han ed il 1911. Il 12% fu inventato durante la Repubblica ed il 20% diviso fino al 1949.

CARATTERI POLIFONICI:

il 20% dei caratteri del cinese classico e il 10-15% nel putonghua hanno più di una lettura, soprattutto quelli frequentemente usati.
Questi caratteri polifonici si chiamano dūoyīnzì 多音字, la loro diversa lettura indica significati diversi o la distinzione fra parole e parti grammaticali. I cambiamenti nella pronuncia o nel tono indicano significati diversi e a volte diverse parti del discorso. sia nel cinese standard che nei dialetti, ci sono spesso letture letterarie (wéndú 文讀) e pronunce vernacolari/dialettali (báidú 白讀) per lo stesso carattere, per esempio jǐ 给(wendu) e gěi 给(baidu).

EVOLUZIONE DEI DIZIONARI:

Un buon dizionario deve essere creato rispettando alcuni criteri: una volta determinato lo scopo di questo, bisogna suddividere le
parole in categorie, inserire esempi d’uso e le varianti antiche e moderne dei caratteri.

Nei dizionari antichi la suddivisione rispetta i criteri di categoria, significato, fonologia, rime e categorie semantiche.

  • Il più antico dizionario lessicografico risale al III secolo a.C. ed è chiamato Ěryă 爾雅, contiene 4300 parole suddivise per categorie semantiche.
  • Il più antico dizionario generico è lo Shuōwén jiězì 说文解字 compilato da Xu Shen durante la dinastia Han. Questo vocabolario conserva le forme più antiche dei caratteri e fa uso dei radicali.
  • Durante la dinastia Ming fu compilato il dizionario Zìhuì 字彙 da Mei Yingzuo. Include 33179 caratteri, ordinati in 214 radicali (stesso numero di radicali che viene utilizzato attualmente).
  • Durante la dinastia Qing fu redatto Kāngxī Zìdiăn 康熙 字典, contiene 47035 caratteri di
    cui 20000 sono varianti grafiche.

I dizionari etimologici servo invece a ricostruire l’origine del significato. Il primo è lo Shìmíng 釋名 che fu compilato da Liu Xi nel 200 d.C.

Esistono inoltre dei dizionari chiamati “famiglie di parole”, i cosiddetti Tóngyuáncí 同源詞, contengono parole che hanno suono e significato simile. Il più importante è il Tóngyuán Zìdiăn 同源字典, di Wang Li.

I dizionari moderni generici più importanti sono:

  • Hànyǔ dà zìdiăn 漢語 大 詞典, è un dizionario diacronico, esamina gli usi e i caratteri in tutti gli stili in tutti  i
    periodi, dai classici Zhou ai discorsi di Mao. È indicizzato per pinyin, radicali e numero di tratti.
  • Dà Hàn hé cídiăn 大漢和辭典 include 49964 caratteri singoli con forme quotidiane, forme dal cinese
    classico, toponimi e ne mostra l’uso.

I dizionari del cinese classico:

  • Wáng lì gǔ Hànyǔ zìdiăn  王力古漢語 字典 è il più completo dal punto di vista linguistico del cinese antico.
  • Hànyǔ dà cídiăn 漢語 大 詞典 che contiene la spiegazione della forma e dei suoni di 54678 caratteri.
  • Zìtōng  字通 di Shirakawa Shizuka.
  • Gǔ Hànyǔ cháng yòng zìzìdiǎn 古漢語 常用字字典

I dizionari bilingui:

  • Dictionnaire classique de la langue chinoise, risalente alla fine del XIX secolo, contiene termini del cinese premoderno.
  • Dictionnaire Ricci de la caractères singuliers del 1999
  • A dictionary of colloquial terms and expressions in chinese vernacular fictions, contiene termini del linguaggio colloquiale.

Bibliografia:

– Jerry Norman, 1988, “Chinese”; Cambridge

– Wilkinson, 1998, “Chinese History”; Cambridge

– Zhōng guó dà bái kē quán shū 中国大百科全书

– Wang Hongyuan, 1994, Aux sources de l’ècriture chinoise, Sinolingua Beijing

 

Qui di sotto aggiungo la presentazione Power Point della tesina:

Storia dell’ evoluzione della scrittura cinese

3 pensieri su “Il cinese

  1. Buongiorno,
    le chiedo perdono per questa incursione nel suo spazio ma credo che gli studi che lei ha approfondito nella sua tesi rappresentino per me la reale possibilità di venire a capo della traduzione di un antico testo cinese manoscritto che i traduttori cinesi che ho fin qui interpellato non hanno neppure saputo collocare temporalmente. Semplicemente mi è stato detto che trattasi di cinese antico e di rivolgermi ad un esperto.
    Ora, se lei avrà la cortesia e il piacere di aiutarmi posso anticiparle che sto cercando di tradurre l’istoriazione di una antico dipinto cinese, copia, non so di che periodo, di un famoso dipinto di epoca Song.
    Se ritiene, posso inviarle le foto di alcuni degli ideogrammi (in tutto 500) che accompagnano il dipinto, almeno per rendersi conto di cosa si tratta.
    Sperando in un suo prezioso aiuto la ringrazio fin d’ora.
    Giovanni Savazzi
    mail: giovanni.savazzi@fastwebnet.it
    tel. 339/2891738

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