I ritagli di carta cinesi – Jianzhi

Voglio aprire la sezione “cultura” con un articolo sui jianzhi, argomento della mia tesi di laurea magistrale, scritta attraverso la traduzione di due testi cinesi (vedi Bibliografia più sotto).

I jianzhi (剪纸, spartanamente pronunciato “zien’g”, con la “g” di “gelato”), letteralmente “ritagli di carta” (da = tagliare, e = carta), sono parte di una tradizione antichissima molto diffusa anche ai giorni nostri.

Forse vi è capitato di vederli incollati su qualche porta o su qualche finestra, magari li avrete intravisti su qualche regalo o osservati in qualche museo. Una cosa è certa: i jianzhi hanno sempre avuto forme e scopi diversi.

Il tipico jianzhi che si può osservare ai giorni nostri è di colore rosso, nero o bianco ma colorato, ed è realizzato su carta finissima, praticamente trasparente, nella quale viene ritagliato o intagliato un motivo ornamentale. Spesso i motivi più comuni sono fiori come le peonie, frutti quali il melograno, animali quali quelli zodiacali, personaggi o perfino tutti questi soggetti messi assieme.

tagliare un jianzhi jpgInfatti i jianzhi possono arrivare ad essere molto complessi nella loro realizzazione. Non solo se vengono intagliati su una superficie piana con un taglierino, ma anche se vengono ritagliati dopo essere stati preventivamente piegati in vari modi presentando, in questo ultimo caso, una forma spesso simmetrica.

Ma prima di venire nel cuore dei dettagli sull’aspetto dei jianzhi, vediamo come nascono e come si sviluppano.

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Breve storia dei jianzhi:

I più antichi jianzhi ad oggi ritrovati sono stati ritagliati da fogli in fibra di canapa risalente jianzhi anticoal V secolo d.C. e trovati vicino alla città di Turpan (nella provincia del Xinjiang), ai confini con Mongolia e Kazakhstan, nella “Tomba di Astana”. Ma i primi jianzhi molto probabilmente non venivano realizzati con la carta, essendo questa comparsa solo nel periodo degli Han Occidentali (II secolo a.C.). Ritornando indietro nel tempo, infatti, possiamo dire che i jianzhi sono solo il risultato finale di incisioni fatte sin dalla dinastia Shang (XVII-XI secolo a.C.) sui più disparati materiali, quali legno, pelle, seta, oro e argento.

Nel periodo che va dagli Shang all’invenzione della carta i reperti più somiglianti ai jianzhi sono le lamine dorate intagliate chiamate sheng (), fatte d’oro e d’argento puri e talmente sottili che sono assimilabili a fogli metallici intagliati. Le lamine sheng erano applicate sulle lacche e probabilmente avevano altri scopi ornamentali.

In questo periodo anche l’intaglio di altri materiali può aver costituito la nascita dei jianzhi. Fra questi bisogna ricordare il cuoio, materiale più facilmente reperibile rispetto ai metalli preziosi. Parlando di cuoio intagliato, non si può evitare di menzionare le marionette in pelle usate per il famoso Teatro delle Ombre, ancor oggi esistente. Pare che un tempo, prima di essere fatte in pelle, le marionette (piyin, 皮影) fossero costituite di più strati di carta incollati l’uno sull’altro che poi venivano intagliati a forma di personaggio. Questo stile è sicuramente affine all’arte dell’intaglio dei jianzhi e ne ha conosciuto una crescita parallela.

In epoca Jin incominciano a farsi strada altri due materiali mai ritrovati, ma già descritti in alcuni documenti più antichi. Uno è la seta, colorata ed intagliata spesso a forma di rondine o loto; l’altro è il midollo della pianta del riso, cioè la carta vera e propria, cosa che ha fatto presupporre proprio a quest’epoca la nascita del primo jianzhi come lo conosciamo noi oggi. Questi ritagli di carta e di seta servivano per adornare i luoghi nel primo mese lunare, mentre quelli dorati erano più propriamente usati come gioiello, in particolar modo dalle donne aristocratiche, ma sempre negli stessi periodi dell’anno di quelli in carta.

In seguito all’esplorazione dei migliori materiali che potevano essere intagliati e alla scoperta della carta vera e propria, il jianzhi iniziò ad evolversi ininterrottamente.

jianzhi dunhuang a jpgIn epoca Tang i jianzhi arrivano alla corte imperiale e iniziano ad assumere veramente scopi beneaugurali come quelli odierni, sia che vengano prodotti con la carta, sia che siano prodotti con l’oro o con la seta. Vengono applicati a porte e a paraventi, o fra foglie e fiori nei giardini, o ancora portati sul capo delle signore. Non di meno, si sviluppano i jianzhi a tematica buddhista, creati da discepoli e credenti.

All’epoca Song risalgono i jianzhi ritrovati nelle grotte di Dunhuang che rappresentano templi buddisti e bodhisattva. Altri jianzhi sacri venivano usati nelle funzioni funerali e servivano a mettersi in contatto con i defunti, come ancora accade in alcune zone de Fujian e del Guangdong. Fra i documenti che ne parlano c’è perfino il Milione di Marco Polo che afferma:

“E quando lo corpo è menato al luogo ove dé essere arso, quivi ànno uomini di carte intagliati e cavagli e camegli e monete grosse come bisanti, e fanno ardere lo corpo con tutte queste cose, e dicono che quello morto avrà tanti cavagli e montoni e danari e ogn’altra cosa nell’altro mondo quant’egli fanno ardere […] dinanzi al corpo; e fanno di carte uomini, femini, camelli, denari e molte cose”.

L’epoca Song è sicuramente quella in cui la diversificazione delle tipologie di carta hanno maggiore sviluppo. La carta inizia ad essere usata per tantissime cose. Fra le varie tipologie quella usata per l’epigrafia, cioè lo studio dei testi antichi su bronzi, è quella che ha più aiutato allo sviluppo dei ritagli di carta, essendo sottilissima ma resistente, perchè applicata su bronzi e steli di pietra da ricalcare con la tinta. Negli strati popolari, mancando un materiale ancora così prezioso come la carta, i ritagli erano eseguiti su foglie di artemisia o catalpa e nonostante ancora non sia chiaro se fosse il popolo a prendere ispirazione dai lavori di corte o il contrario, una cosa resta certa: la competizione diede nascita a numerosissimi nuovi motivi da ritagliare.

I jianzhi di carta in epoca Song erano usati anche per le stampe in negativo su tessuto. Ma quelli che possono affascinare di più sono sicuramente gli zoumadeng (走马灯), jianzhi di intrattenimento molto vicini al Teatro delle Ombre in aspetto e funzione.

扫清娘Arrivando alla dinastia mongola degli Yuan vediamo nascere dei jianzhi con scopi metereologici, cioè per regolare il tempo a seconda dei bisogni del periodo. Fra questi jianzhi ricordiamo le saoqingniang (扫晴娘) e i dragoni, entrambi spesso attaccati alle finestre. Le prime erano figure femminili sovrannaturali che spazzavano via le nubi dal cielo e si usavano dopo lunghi periodi piovosi per pregare l’arrivo del sole; i secondi, contrariamente, richiamavano le nubi in tempi di siccità.

 

La peculiarità dei jianzhi di epoca Ming, invece, li vede incorporati in svariati articoli quali lampade e ventagli, oggetti costituiti di vari strati di garza di seta al centro dei quali era stato incollato un jianzhi. In questo modo, accendendo la luce al centro della lampada se ne rivelava il disegno nascosto dalla garza e altrettando succedeva ponendo il ventaglio in controluce. I motivi utilizzati potevano essere diversi: personaggi fantastici, animali, fiori e piante ma anche divinità.

In epoca Qing, l’uso dei jianzhi si era diffuso soprattutto presso il popolo che in particolar modo durante feste, matrimoni o funerali li donavano ad amici e parenti per augurare buona fortuna o come offerta. Ma la cosa più importante è che il jianzhi inizia a diventare vero e proprio ornamento per la casa e per il palazzo imperiale, posto su muri, porte, finestre e sottotetto. Nei mercatini si potevano trovare tutte le tipologie di jianzhi: come ornamento per la casa, per scopi beneaugurali o sacrificali, come era usanza nelle epoche precedenti. All’epoca Qing, però, appartengono in particolar modo i jianzhi che servivano da base per i ricami su tessuti sulla superficie dei quali venivano incollati per fare da veri e propri bozzetti da seguire con ago e filo, rimanendo così “intrappolati” fra tessuto e ricamo.

Alla fine dell’impero cinese e alla nascita della Repubblica le figure ritagliate sulla carta continuano ad aumentare: parlano di rivolte, di guerre, di occidentalizzazione e con Mao Zedong anche di scene di vita quotidiana popolare, di danza, di sport e di infanzia.

Oggi i jianzhi continuano a ricoprire molte delle funzioni coperte fin dal passato come anche i motivi ritagliati. A questi motivi se ne affiancano di nuovi, anche di origine pubblicitaria. Un po’ come è successo per i jianzhi con l’aspetto della mascotte delle olimpiadi di Pechino 2008.

mascotte olimpiadi pechino 3

In base al brevissimo riassunto storico sui ritagli di carta cinesi, possiamo notare non solo che il jianzhi non è un mero oggetto deperibile a solo scopo decorativo, ma che durante tutta la storia cinese si è evoluto per rispondere alle esigenze di tutti i tipi di personalità, dal contadino all’artigiano di corte, dai negromanti ai ministri di corte fino a finire fra le mani della famiglia imperiale, che ne iniziò una produzione privata. Le esigenze di queste persone si concretizzavano in jianzhi sì decorativi, ma soprattutto sacrificali (da bruciare in sostituzione di oggetti veri e propri da offrire ai defunti), meritori (donati a ministri e dame di corte), beneaugurali (in occasione di feste e matrimoni), intrattenitivi (come le lampade zoumadeng) e pratici (per dipingere o ricamare tessuti). Tutti questi usi si sono sviluppati durante la storia e sono ancora parte dell’uso attuale che conoscono i jianzhi ai nostri tempi.

 

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Tematiche e forme dei jianzhi d’oggi:

Lo sviluppo e l’utilizzo dei jianzhi nella storia ne ha fatto un’arte ricchissima in soggetti IMG_20170315_162848-01utilizzati. Soggetti che hanno radici storiche, religiose e letterarie, che entrano nel cuore della simbologia e della cultura cinese. Personaggi, animali, piante e simboli sono le categorie principali in cui possiamo dividerli.

Fra i personaggi spiccano personaggi storici, reali o di racconti letterari, ma anche personaggi mitologici e della tradizione orale e teatrale. Fra quelli che riproducono gli animali ci sono animali domestici e selvatici, ma anche mitologici o facenti parte di racconti tradizionali.

Queste quattro categorie, naturalmene, non solo ricoprono significati specifici, ma sono in stretta correlazione l’una con l’altra, spesso ritagliate nello stesso jianzhi. Una delle cose più affascinanti che si può notare nella correlazione di queste categorie è lo stretto contatto che possono avere con i caratteri cinesi, essendo questi spesso simili in pronuncia o perfino essere omofoni.

La relazione fra immagine del jianzhi, la pronuncia di ciò che rappresenta e una serie di caratteri cinesi che possono ricordare quella pronuncia è una delle parti più affascinanti della struttura dei jianzhi. In questo caso si parla di jiyu (吉语), cioè di “parole beneaugurali fisse e convenzionali” che sono usate in modo esplicito in caratteri o sono ricordate attraverso figure la cui pronuncia ricorda queste parole augurali, che in particolare sono 10:

fu (), ovvero felicità, benessere, ma anche “alta posizione sociale”;

shou (寿), longevità;

xi () gioia e felicità, ma anche “sposarsi ed avere figli”;

cai (), salute e prosperità;

lu (), salario, ma anche “alto grado sociale e salario alto”;

ji (), fortuna e grande ricchezza;

he (), gentilezza;

an (), stabilità;

yang (), allevare ed educare;

quan (), ovvero completezza in virtù ma anche in ricchezze.

Come abbiamo detto, questi concetti (e relativi caratteri) vengono usati nei jianzhi attraverso immagini con pronuncie omofone, ma anche attraverso immagini simboliche dal significato intuitivo e attraverso immagini che hanno un alias, una sorta di nickname tradizionale.

Facendo esempi più pratici, per quanto riguarda i concetti rappresentati da immagini la cui pronuncia è omofona ad uno dei caratteri sovraelencati, possiamo parlare del “gallo”. Questa parola in cinese si pronuncia “ji” (con il primo tono) ed è molto simile alla parola già sovraelencata “” (ji, secondo tono) che vuol dire “fortuna”. Perciò se volete regalare un jianzhi ad una persona per augurarle “fortuna” potete scegliere un jianzhi che rappresenta un gallo.

Per quanto riguarda i concetti rappresentati da simboli, possiamo dire che diverse figure rappresentano un concetto abbastanza intuitivo. Per esempio, il melograno è un frutto con tantissimi semi all’interno. Perciò se regalate un jianzhi rappresentante un melograno, volete augurare “molti figli”. La pesca, invece, grazie al racconto mitologico sulle pesche dell’immortalità, va a significare “lunga vita”.

ruyi jpgInfine, le immagini-alias, che non si ricollegano nè all’omofonia nè alla simbologia di un’immagine, sono delle immagini che per convenzione nascondono un concetto assunto come tale. E’ il caso dello scettro ruyi, un oggetto che originariamente serviva come grattaschiena e che con il tempo si trasformò in oggetto rituale. Il ruyi viene rappresentato nei jianzhi e va a significare “come si desidera” (如意).

Per spiegare quanto immagini, caratteri e concetti intrinsechi delle immagini possano essere legati, si possono considerare i jianzhi rappresentanti le gazze ladre, uccelli tradizionalmente visti come annunciatori di buone notizie. La parola “gazza ladra” in cinese si dice “xique” (喜鹊), il cui “xi” significa anche “evento felice”. Per questo la gazza ladra è spesso rappresentata per portare “felicità”.

gazza e xi jpg

 

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Utilizzi dei jianzhi:

Abbiamo scoperto che i jianzhi hanno in particolar modo funzione beneaugurale, sacra e ornamentale, ma andiamo a vedere nel dettaglio quali sono le tipologie più diffuse oggi, considerando che non potremmo descriverle tutte a causa della grande vastità di usi che ne fa la popolazione a seconda dei luoghi di produzione.

I jianzhi che più in assoluto noi occidentali conosciamo sono sicuramente quelli attaccati alle finestre (chuanghua, 窗花), tanto che spesso il concetto di jianzhi stesso si ricollega ai chuanghua. La forma dei chuanghua, tenendo conto che le finestre della Cina antica potevano avere diverse forme, è variabile: quadrati, tondi, romboidi o in forma libera. Spesso seguivano proprio la forma e la tipologia di finestra e quindi davano sfogo ad ogni motivo possibile.

Di uso simile a quelli fissati alle finestre sono i jianzhi attaccati alle porte (menjian, 门剪), ai muri (qianghua, 墙花), ai soffitti e alle lampade (denglonghua, 灯笼花), per ricordarne solo alcuni.

jianzhi, ritagli di carta cinese - Cin Cina

Tralasciando i jianzhi che vengono appesi per tutte le parti della casa, altro utilizzo molto diffuso dei jianzhi è quello di fare da regalo. I più famosi fra questi sono i jianzhi per i matrimoni (xihua) da porre sulla dote matrimoniale o da sistemare all’interno della casa. Ma sono usati anche i semplici lihua, jianzhi da accompagnare ad un regalo, a cui spesso fanno da carta coprente. Ultimo ma non meno importante è l’utilizzo dei jianzhi come offerte ai funerali o alle ricorrenze in cui si celebrano i defunti. Come già detto citando il frammento di Marco Polo, questi jianzhi hanno diversi motivi spesso legati ad oggetti di vita quotidiana come vestiti, cibo ma anche denaro. La riproduzione di questi oggetti in carta poi bruciata durante la celebrazione fa sì che il defunto possa godere di questi oggetti nell’aldilà, essendo il fuoco mezzo di liberazione dell’anima del jianzhi, che andrà a raggiungere quella del defunto per essere usato da quest’ultimo. Inoltre alcuni jianzhi ricoprono ancora la funzione da fare da base per i ricami, come avveniva anche in passato.

 

I ritagli di carta cinese, piccole opere folkloriche dalla non facile realizzazione, sono spesso ingiustamente reputati come un’arte secondaria, ma ora ci pare più chiaro che sono più di questo: belli da vedere sì, creati da abili manufattori, sono soprattutto arte che si fa oggetto pratico della vita quotidiana. Sono una vera parte essenziale della ormai sempre più decadente tradizione cinese, riflesso storico della cultura sinica antica, reale barlume dell’essenza simbolica, sacra e culturale del popolo cinese. Il jianzhi non è un’arte per l’arte, ma è un’arte-oggetto che non è apprezzabile solo da una certa èlite di persone e che si fa strumento dei valori popolari.

Jianzhi da appendere sul muro - Cin Cina

Il jianzhi rimarrà sempre, proprio perchè contrariamente alle arti cinesi “superiori” quali pittura e calligrafia, è realizzabile con pochi strumenti economici (carta e forbice o taglierino), lasciando spazio più all’abilità e alla creatività dell’intagliatore che a ciò che si possiede per realizzarlo.

E’ anche un’arte che soddisfa le esigenze frenetiche e del consumismo dei tempi moderni, essendo opera di passaggio e non duratura nella vita di una persona, più che altro presente brevemente in ricorrenze importanti come la Festa della Primavera, matrimoni e funerali.

La forza di quest’arte antica, semplice ma piena di significati simbolici e pratici è uno degli strumenti con cui la tradizione cinese esiste e si protrarrà nel tempo.

长城剪纸

 

Fonti:

tesi magistrale di Silvia Baggiani

 

Bibliografia:

– Marco Polo, Il Milione, ed. Einaudi

– 潘鲁生、苗红磊,2009,剪纸,中国社会出版社  Pan Lusheng e Miao Honglei, 2009, Jianzhi; ed. Zhongguo shehui

– Tsuen Hsuin Tsien, 1985, Paper and printing, ed. Cambridge University

– 王树村,2007,中国民间剪纸艺术史话 ,百花文艺出版社  Wang Shucun, 2007, Storia narrativa dell’arte popolare cinese del jianzhi, ed. Baihua wenyi

 

 

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