il periodo Jian’an e il periodo Zhengshi (II-III secolo d.C.)

 Dalla caduta degli Han al 220 d.C. circa si ha il periodo Jiàn’ān (建安,196-220) che si riferisce al regno dell’ultimo imperatore degli Han (196-220) che abdicò in favore di Cao Pi. Le rivolte dei turbanti gialli avranno luogo nel 184-240 d.C. Il periodo Jian’an è contraddistinto da:

         i membri della famiglia Cao () come Cao Cao (曹操, 155-220), Cao Pi (曹丕, 187-226) e Cao Zhi (曹植, 192-232)

         i Jiàn’ān qī zǐ (建安七子), cioè i Sette maestri dell’epoca Jian’an.

Con gli Han Orientali i centri urbani si erano andati ad impoverire contrariamente alla società rurale organizzata in “feudi”. Dal punto di vista filosofico, oltre all’introduzione del buddismo, tornano in auge dottrine e correnti che in passato erano state bandite da Wudi come quelle dei legisti e dei taoisti. Quindi c’è un interesse per la filosofia in generale che porta alla nascita della speculazione filosofica pura. C’è anche una creazione artistico letteraria più libera (perché sotto committenza) in cui prevale non più la celebrazione e l’intento moralistico ma quello più individuale che mette al centro l’io individuale.

Lo sfondo delle poesie del periodo Jian’an è a sfondo bellico. Cao Zhi è il figlio preferito di Cao Cao. Cao Pi e Cao Zhi erano un po’ eccentrici ma Cao Zhi passa sempre dalla parte dello sconfitto mentre Cao Pi è una persona opportunista e con meno scrupoli. Alla fine Cao Cao si rende conto che Cao Zhi non è in grado di fare il governatore nonostante il suo talento letterario. Cao Zhi viene mandato in esilio. Cao Pi muore nel 226 d.C. e Cao Zhi si lascia morire. Anche il tono delle poesie di Cao Zhi è diverso da quello utilizzato nelle poesie di Cao Pi. Nella poetica di Cao Zhi possiamo distinguere due fasi:

1)      prima dell’esilio, quando la sua poesia è più vitale e positiva

2)      dopo l’esilio, quando la sua poesia è più amara e contraddistinta dalla delusione e dallo sconforto. Fra Pi e Zhi il miglior letterato è Cao Zhi.

Cao Cao scrisse molti componimenti ma ce ne sono rimasti 80 che sono tutti yuefu. Questi yuefu hanno un tono più eroico e vigoroso di tutta la poesia Jian’an (lo stile è semplice, spontaneo e diretto in conformità all’animo guerriero dell’autore). Alcuni brani del periodo Jian’an sono attribuiti a Liu Xie (del V-VI secolo d.C.) che scrisse un trattato di poetica commentando opere e autori. Rispetto alla poesia Jian’an, Liu Xie utilizza spesso il termine “eroico” e “vigoroso”. Il termine eroico ha accezione drammatica nell’ambito dell’interiorità che vede la lotta fra due tendenze antagoniste che riguardano da una parte l’obbligo morale e politico ( lǐ) e dall’altra la consapevolezza del passare del tempo ( lè). Nelle poesie di Liu c’è sempre un’alternanza fra queste due parti. Il concetto di vigore è più vicino ai termini di “struttura” e “adattabilità/mutevolezza” poiché in cinese viene identificato come “vento e ossa”. Questi due termini sono buoni per la poesia di Cao Cao e Cao Pi ma non per quella di Cao Zhi. Nella poesia convenzionale (di ritrovo) Jian’an, rispetto ai generi passati (come nel caso del fu, genere celebrativo verso i potenti e di tonalità poco espressiva) i poeti di un circolo (cioè di un nucleo di letterati che si frequentavano) erano tutti di Ye (o Lie?).

Cao Cao aveva un carattere pragmatico ma si circondò di letterati e si poneva al loro stesso livello, non ad un livello superiore (come accadeva nel caso di Wudi), quindi i letterati non si sentivano obbligati a lodare l’imperatore (come succedeva con i fu). Nelle poesie si era invitati a bere in compagnia.

Vedi la poesia di Cao Cao sulle colline che “non hanno paura dell’altezza” e del mare “che non ha paura della profondità” e su di Zhao che rifiuta il cibo per continuare a lavorare. In questa poesia ci sono due elementi:

1)      il contrasto fra lǐ () e lè (), anche se il dovere spaventa bisogna continuare ad occuparsi  del rito/dovere.

2)      La citazione (meno diretta rispetto all’allusione) sullo Shiji di Sima Qian che descrive il duca di Zhou e lo fa assimilando se stesso al duca di Zhou. Cita lo Shiji per attestare la propria cultura (per decodificare i simboli nascosti interpretabili solo se si è colti).

La poesia  Jian’an quindi parla dell’eroico e del vigoroso, del senso della caducità e dello scorrere del tempo ma ci sono anche altre tematiche fra cui:

1)      banchetti

2)      storia, riferimenti storici specifici in cui si parla di eventi bellici (invasioni barbariche…)

3)      viaggio, all’interno del territorio cinese o viaggio metaforici nei regni degli immortali

4)      ambizioni e frustrazioni degli autori

5)      donne abbandonate o vedove

6)      eventi particolari come il combattimento di galli.

Lo stile è eroico e vigoroso, l’autore inoltre è presente nel testo esprimendo se stesso. Quasi per la prima volta si utilizza la poesia per esprimere se stessi nel sentimento (tranne l’amore) e nelle opinioni. La poesia non è più uno strumento educativo ma comunicativo.

Nello Zuǒzhuàn si fa una graduatoria fra gli elementi che determinano l’importanza  di un individuo  (per esempio più una persona è virtuosa, più riesce a lasciare un segno della suo passaggio). Il critico ed autore moderno Lu Xin ha detto della poesia e della letteratura Jian’an che è riuscita a prendere consapevolezza di se stessa. La letteratura non è subordinata al dibattito politico o all’educazione ma viene concepita come arte senza essere necessariamente funzionale. In quest’epoca la poesia si sviluppa anche metricamente codificando il verso pentasillabico (五言) per cui si parla di “wǔyánshī” (五言诗) mentre prima si preferivano le quattro sillabe (verso tetrasillabico). È soprattutto con Cao Zhi che prende piede il wuyan.

Il periodo Zhèngshǐ (正始) coincide col regno dell’imperatore Cao Fan (che fa sempre parte della famiglia Cao, 239-248 d.C.). Dopo Cao Pi era salito al trono il fratello il quale a sua volta viene seguito da Cao Fan all’età di otto anni. I primi anni del regno di Cao Fan furono portati avanti dalla famiglia Sima che causa una serie di intrighi. Si crea un clima pesante e i letterati avevano voglia di esprimersi facendo riferimento ad eventi storici che somigliavano a quelli attuali per fare similitudini. Nell’epoca Zhengshi non c’è la minima possibilità di fare anche piccole critiche verso il governo, quindi si critica indirettamente facendo riferimento ad eventi possibili, altri letterati decidono di ritirarsi.

Nascono “I sette saggi della foresta di bambù” (竹林七, zhúlín qī xián) un gruppo di poeti d’epoca Zhengshi (fra i quali c’è Tao Qian, scrittore del IV secolo). L’amore per il vino insieme all’amore per la natura sono gli elementi che accomunano questi saggi che per piccoli periodi durante l’anno si concedono dei giorni di vita passata alla maniera taoista.

Ruán Ji (阮籍) è il poeta più noto dell’epoca (210-263 d.C., periodo dinastia Wei) e di questo gruppo. Era il figlio di un poeta d’epoca Jian’an. Era un poeta eccentrico anche nel commentare il Zhuangzi ed altri Classici.  Fece anche delle critiche indirette come nel suo testo che descrive la biografia di un uomo inesistente che non rispetta la descrizione di ciò che doveva essere un saggio confuciano. Sovverte la morale confuciana, i riti e le leggi non fanno altro che legare gli uomini. Quindi critica tutto ciò che ha portato la morale confuciana. Yóng Huái shī (詠懷詩 , Poesie che contano nel mio sentire”) tratta in modo sentimentale di Ruan Ji. Sono poesie malinconiche e nostalgiche anche se ci sono riferimenti pungenti e allusivi alla sua epoca. È una raccolta di 82 poesie per la maggior parte pentasillabiche. La prima poesia di questa raccolta ha caratteristiche del lushi d’epoca Tang.

 

Bibliografia: – La letteratura cinese, Bertuccioli (pag 9-166)

                   – Letteratura cinese, Idema-Haft (pag 4-140)

                   – appunti delle lezioni della Professoressa Casalin

2 pensieri su “il periodo Jian’an e il periodo Zhengshi (II-III secolo d.C.)

  1. ciao, innanzitutto ti ringrazio per aver creato questo blog. una domanda, puoi dirmi dove posso trovare questa poesia: Vedi la poesia di Cao Cao sulle colline che “non hanno paura dell’altezza” e del mare “che non ha paura della profondità”. grazie mille!

    1. ciao giuseppe, guarda sinceramente non ne ho idea, ho scritto quell’appunto velocemente durante una lezione della professoressa Casalin che stava accennando a questa poesia, ma non era una cosa importante ai fini dell’interrogazione. comunque era una cosa ke volevo fare da tempo, quindi sn andata su questo sito dove pare ci sia tutta la raccolta di poesie di Caocao e quella che potrebbe interessarci è 观沧海 (ma ripeto ke nn ne sono assolutamente sicura). spero cmq di esserti stata utile almeno 1 po’! ciao ciao 😉

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