Storia contemporanea dal maoismo in poi

L’EPOCA MAOISTA:

l’epoca post-bellica
(
19461949), si sviluppò
nell’arco di tempo che va dalla capitolazione del
Giappone alla fondazione
della
Repubblica Popolare. In
questo periodo il partito provvide al perfezionamento delle istituzioni che
avrebbero amministrato il paese. Nel
1946 riprese la guerra
civile, e forze comuniste si assestarono nel nord del paese, mentre quelle
nazionaliste arretrarono verso sud. La debolezza dell’esercito nazionalista si
dimostrò nell’avanzata quasi incontrastata degli avversari che costrinse infine
Chiang
Kai-shek
a rifugiarsi con le sue
ultime truppe sull’isola di
Taiwan (luglio 1949). Il primo
ottobre
del 1949 avvenne la
fondazione della
Repubblica Popolare Cinese ad opera del Partito
comunista
. I comunisti, che non
mancarono mai di fare ampio ricorso ai mezzi politici per sostenere l’azione
militare, promossero diverse riforme nelle zone sotto il loro controllo anche
durante i periodi di
guerra
civile
. Come si è precedentemente
detto, il partito aveva provveduto già da un ventennio alla compilazione di una
legislazione adatta allo stato che si approntava a governare. La fondazione
della Repubblica Popolare Cinese pose le basi per l’instaurazione di un sistema
politico socialista e diede vita ad una nuova era nella storia della
legislazione cinese. Per concludere il processo di costruzione della base
giuridica del futuro governo, pochi mesi prima dell’instaurazione della
Repubblica Popolare, il
comitato
centrale
del Partito Comunista Cinese
abolì tutta la legislazione nazionalista definita “lo strumento volto a
proteggere il potere reazionario dei latifondisti, dei compradores, dei
burocrati e dei borghesi e l’arma con la quale opprimere e vessare le masse
popolari”. Nel
1950 furono introdotte
una serie di riforme, fra cui quella agraria (ripartizione delle terre) e fu
divulgata anche nelle campagne quella sul matrimonio (divorzio e libertà della
donna) introdotta negli anni ’30 dal Guomindang. Circa 5.000 missionari
cristiani furono espulsi e nel periodo di terrore della riforma agraria
(1950-1952) furono sterminati milioni di contadini e proprietari terrieri. Nelle
campagne dei Tre
contro
(Sanfan) e Cinque
contro
(Wufan) l’obiettivo fu costituito dalla “corruzione”
degli industriali e dei capitalisti cinesi, cosa che costituì un pretesto per la
nazionalizzazione di numerose imprese. Il primo
piano
quinquennale
(19531957, attuato a partire
dal
1955) denotò una forte
impronta sovietica nel privilegiare l’
industria pesante a
scapito della tradizionale risorsa economica cinese, l’
agricoltura. Nel
1956 col discorso Sui dieci grandi
rapporti
,
Mao
Zedong
volle esporre la nuova visione
socialista dei rapporti sociali, lanciando contemporaneamente la campagna dei
Cento
fiori
. Quest’ultimo movimento era aperto agli intellettuali,
che furono incoraggiati a partecipare al dibattito sull’evoluzione dello stato
socialista; ben presto però questi iniziarono a criticare aspramente il governo,
per cui si rese necessaria una campagna correttiva denominata Campagna contro la
destra
in cui mezzo milione di funzionari e intellettuali
furono destituiti o mandati ai
lavori
forzati
. Pur essendo stato predisposto
un secondo piano quinquennale, esso perse importanza di fronte al grande balzo in
avanti
(
19581960), nel quale si
avvertì un significativo distacco dalla linea dell’
Unione
Sovietica
: venne avviata la collettivizzazione delle
terre ed incoraggiato ogni sforzo per la produzione di materiali industriali
come l’
acciaio. Il Grande balzo
in avanti ebbe esiti fallimentari, causando una carestia nella quale si stima
siano morte decine di milioni di persone. Nel
1959, in seguito alla
repressione della rivolta di
Lhasa, il Dalai
Lama
fuggì in esilio in India, ove costituì il
Governo
tibetano in esilio
. Quello stesso anno
il maresciallo
Peng
Dehuai
criticò Mao Zedong definendo il
Grande Balzo “espressione di un fanatismo piccolo borghese”, e venne destituito
immediatamente dopo. Come reazione la destra del Partito, nella persona del
sindaco di Pechino
Peng
Zhen
e del suo vice, lo scrittore
Wu
Han
, iniziarono a diffondere ed a
rappresentare il dramma teatrale La destituzione di Hai Rui. Questo si
rifaceva all’episodio storico dell’ingiusta destituzione dell’integerrimo
funzionario imperiale Hai Rui, celandosi dietro la figura di costui quella dello
stesso
Peng
Dehuai
. Nel 1962 vi fu la breve
guerra di frontiera Cino-indiana, che si concluse a favore della Cina. Negli
anni successivi si assistette ad una radicalizzazione della lotta tra la destra
e la sinistra del partito, quest’ultima sotto la guida di
Mao
Zedong
e Lin
Biao
, che si proponevano una maggiore
politicizzazione della società. Fu creato a questo scopo il movimento di educazione
socialista
, che trovò però scarso consenso; la destra cercò
infatti di delimitare questo movimento in ambito puramente intellettuale e
culturale (tesi di
febbraio
), ed ebbe così inizio la rivoluzione
culturale
(
19651969). La sinistra
istituì un “gruppo per la rivoluzione culturale”, presieduto da
Chen
Boda
e guidato dalla cosiddetta
banda
dei quattro
”, e volle coinvolgere gli
studenti delle scuole secondarie, i quali furono invitati a lasciare gli studi
per organizzare ovunque delle sedute di indottrinamento politico e di
distruzione della “vecchia cultura”, culminando in episodi di fanatismo quali la
Comune di
Shanghai
. Il movimento, oltrepassando le intenzioni degli
ideatori ebbe l’effetto di minare seriamente le basi dell’organizzazione
statale, e per estinguerlo si dovette ricorrere alla forza militare. Nel 1971 morì Lin Biao in
un incidente aereo. Nello stesso anno il segretario di stato americano Henry
Kissinger
visitò segretamente la Cina, che pochi mesi dopo venne
ammessa all’ONU occupando
il posto di Taiwan. Nel
1972 seguì la
visita del presidente americano Nixon. Nel 1973 iniziò
un nuovo contrasto tra la sinistra e la destra del partito, prima sotto
l’insegna della campagna contro
Confucio
(ove per Confucio si
intendeva attaccare Zhou Enlai),
che suscitò come risposta da parte di quest’ultimo la critica a Lin Biao,
critica a Confucio
. Nello stesso periodo Deng Xiaoping
ricomparve sulla scena pubblica. Nel 1975 Zhou Enlai
avanzò il piano delle quattro
modernizzazioni
(industria, agricoltura, difesa, scienza).
L’8 gennaio 1976 moriva
Zhou Enlai, e
il 9 settembre
scomparve anche Mao Zedong.
Ad ottobre venne arrestata la “banda dei
quattro
” mediante un’azione di polizia. Nell’aprile era stato
designato Hua Guofeng
come primo ministro, un funzionario che si schierò con l’ala radicale
estromettendo il “moderato” Deng
Xiaoping
, la cui linea trionfò a partire da un paio d’anni dopo.
Nei primi anni ’80
iniziarono le riforme economiche che portarono al ritorno di una limitata
proprietà agricola, alla liberalizzazione di alcuni settori del mercato ed
all’istituzione delle “zone economiche speciali”, sottratte alla legislazione
economica nazionale ed aperte agli investimenti stranieri ed infine alla
revisione del sistema abitativo urbano. Nel 1984 furono
abolite le comuni
popolari
. Nel 1986 la
corrente riformista guidata da Hu Yaobang
lanciò il movimento del doppio
cento
richiamandosi a quello dei cento
fiori
(1956),
secondo cui si proponeva una maggiore separazione tra le funzioni del Partito e
quelle dello Stato. Seguirono manifestazioni studentesche di sostegno a Hu Yaobang.
Quest’ultimo morì il 15 aprile 1989, e nelle
commemorazioni gli studenti invocarono la democrazia. Gli organi di stampa
replicarono che si trattava solo di pochi gruppi di “controrivoluzionari”,
allora gli studenti iniziarono le manifestazioni che continuarono con gli
scioperi della fame e gli applausi a Gorbachëv, in
quel momento in visita ufficiale in Cina e considerato il campione delle riforme
in Unione
Sovietica
. Le proteste culminarono nelle giornate del 16 e 17
maggio 1989 presso
piazza
Tiananmen
a Pechino,
quando l’esercito disperse i manifestanti sparando sulla folla. Probabilmente
l’ordine di aprire il fuoco arrivò dalla stessa dirigenza, preoccupata che il
movimento democratico potesse pregiudicare le riforme economiche. Negli anni ’90
l’economia cinese, con la nuova formula economia socialista di
mercato
(1992) ha
registrato una crescita significativa ed a tratti eccessiva, tanto da rendersi
necessarie talvolta manovre di freno alla stessa. Deng Xiaoping
si ritirò dalla vita politica attiva nel 1992 e morì
il 19 febbraio
1997. Nel
luglio 1997 Hong Kong
ritornò alla Cina, e la seguì Macao nel 1999. Nel
novembre 2002 Hu Jintao
successe a Jiang Zemin
alla segreteria generale del Partito Comunista
Cinese
. Nel 2003 Hu Jintao fu
designato presidente della Repubblica popolare
cinese
. Nel 2007 il parlamento
cinese
ha votato una legge che consente la proprietà
privata
ai suoi cittadini. Un passo storico per una nazione
ufficialmente comunista.

La Grande rivoluzione culturale, nota anche
con l’abbreviazione Rivoluzione culturale (文革).Lanciata nella
Repubblica Popolare Cinese nel 1966 da Mao
Zedong
, già de facto estromesso
dagli incarichi dirigenziali dalla dirigenza del
Partito
Comunista Cinese
, era volta a frenare
l’ondata riformista promossa in seno al partito principalmente da
Deng
Xiaoping
邓小平 e Liu
Shaoqi
刘少奇, per ripristinare
l’applicazione ortodossa del pensiero marxista-leninista. L’epurazione dei
riformisti coinvolse anche l’ex Ministro delle Finanze
Bo
Yibo
薄一波, che fu condannato a dieci anni di carcere. In appoggio a
Mao intervenne
Lin
Biao
林彪, ideatore e curatore della prima edizione del “Libretto
rosso
“, una antologia di citazioni di
Mao inizialmente utilizzato per fare propaganda all’interno dell’
Esercito
di liberazione popolare
. La
Rivoluzione culturale era basata sulla mobilitazione dei giovani,
universitari e non, che non fossero iscritti al partito contro le strutture del
partito comunista stesso. Basi teoriche erano il pensiero di Mao sulle
“contraddizioni in seno al popolo e al Partito” in cui il processo hegeliano di
tesi-antitesi-sintesi non veniva a cessare con la presa del potere da parte dei
comunisti, ma continuava incessantemente per evitare fenomeni di imborghesimento
del partito stesso. Ogni città, provincia, qualsiasi Unità di lavoro fu
investita dalla critica radicale contro gli esponenti di spicco del Partito
comunista. Questi erano costretti a autocritica e alle dimissioni, sovente
seguite da un periodo di rieducazione presso i villaggi contadini più sperduti.
In caso di resistenza da parte delle strutture del partito comunista contro i
giovani rivoluzionari – generalmente chiamati “
Guardie
Rosse
” anche se in effetti erano
tantissimi gruppi autonomi con molti diversi nomi in lotta spesso anche fra
loro, dato che il partito comunista aveva fondato sue proprie organizzazioni
similari ma antagoniste – si ricorreva allo scontro fisico, talora anche armato.
Il periodo di caos che ne seguì si interruppe solo nel
1969, tanto che spesso
per Rivoluzione culturale si intende solo il periodo
19661969. Nel 1969 infatti
le Unità di Lavoro e ogni centro dirigenziale burocratico fu affidato a una
triplice rappresentanza: del Partito comunista, degli attivisti delle “Guardie
rosse” e dell’Esercito di liberazione popolare, che così si trovava nella
posizione di garante della stabilità. Nel
1976 la morte di Mao
permise di chiudere la Grande rivoluzione culturale addossando tutte le
responsabilità alla
Banda
dei quattro
che, pur avendo fatto
parte del movimento, non poteva essere considerata ispiratrice o dirigente della
stessa. In questo modo il Partito comunista cinese fu nuovamente in grado di
avere il controllo delle leve di comando della Repubblica Popolare
Cinese.

Esercito Popolare di Liberazione (Caratteri cinesi semplificati: 中国人民解放军,
Caratteri cinesi tradizionali: 中國人民解放軍,
pinyin: Zhōnggúo Rénmín
Jiěfàng Jūn) è il nome ufficiale delle forze armate della
Repubblica Popolare Cinese. Esso è tuttora l’esercito più numeroso al mondo. Nel 1927Chiang
Kai-shek
, leader del Kuomintang, ruppe
brutalmente l’alleanza con i
comunisti, facendoli
massacrare a decine di migliaia nelle grandi città. Tuttavia parecchi riuscirono
a sfuggire alle esecuzioni sommarie e si riorganizzarono, fondando nello stesso
anno l’Armata Rossa Cinese. Chiang Kai-shek, per sconfiggerla, organizzò
tra il
1930 e il 1934 quattro campagne
di annientamento
, tutte risoltesi con l’insuccesso da parte dell’
Esercito
Rivoluzionario Nazionale
(l’esercito
ufficiale della
Repubblica Cinese). Nel
1934 venne lanciata
allora la quinta campagna di annientamento, in cui oltre 1 milione di
soldati nazionalisti si scontrarono con 180.000 soldati comunisti. Questi ultimi
vennero messi in rotta, ma riuscirono a sfuggire all’annientamento ritirandosi
per 12.000 chilometri tra l’
ottobre1934 e l’ottobre1935, in un’impresa
conosciuta come
Lunga
Marcia
. Alla fine del 1936, per la sempre più
pericolosa avanzata del
Giappone, che aveva già
occupato la
Manciuria senza che il
governo nazionalista, preoccupato di combattere i comunisti, vi si opponesse,
Chiang Kai-shek accettò l’allenza con le forze comuniste. Nel
1945 la seconda
guerra mondiale
si concluse con la
sconfitta del Giappone e la conseguente vittoria della Cina. I contrasti tra i
comunisti e i nazionalisti riemersero e nel
1946 ricominciò la
guerra
civile cinese
. Nello stesso anno
l’Armata Rossa Cinese cambiò nome in Esercito Popolare di Liberazione.
Nel
1949 la guerra civile si
concluse con la sconfitta dei nazionalisti, che si rifugiarono a
Taiwan e fondarono la
Repubblica Cinese,
mettendole lo stesso nome che aveva avuto la Cina fino alla vittoria comunista,
e la vittoria dei comunisti, che il
I
ottobre
1949 proclamarono la
fondazione della
Repubblica Popolare Cinese. Da quel momento l’Esercito Popolare di Liberazione affrontò la
seguenti guerre e scontri armati:

Campagna dei 100 fiori:

Con la locuzione Campagna dei Cento Fiori si
indica una stagione di liberalizzazione della vita culturale, politica,
economica e sociale avviata in
Cina negli anni
Cinquanta. Il termine deriva da una frase pronunciata dal leader comunista
Mao
Zedong
nel 1956: che cento fiori
fioriscano, che cento scuole gareggino
. Promossa ed incoraggiata dai più
influenti dirigenti del
Partito
Comunista Cinese
, la Campagna dei
Cento Fiori venne avviata in concomitanza con la
destalinizzazione che
Nikita
Khruščёv
stava effettuando in
URSS. Probabilmente lo
scopo principale era quello di garantirsi una maggior legittimazione chiamando
tutti i cinesi a partecipare allo sviluppo economico. Per alcuni, questo nuovo
scenario politico fu creato ad arte da
Mao
Zedong
per prendere le distanze dal
comunismo sovietico; per
altri ancora, la Campagna fu un sincero tentativo di rendere più democratica la
Repubblica popolare
cinese
. Attraverso giornalisti, riviste, pamphlet e soprattutto
dazibao
(manifesti murali), intellettuali, studenti e uomini politici (soprattutto
quelli di basso rango gerarchico, ovvero quelli poco noti) espressero il loro
punto di vista sui cruciali cambiamenti che la Cina aveva
compiuto e sulle riforme da effettuare in futuro. Sebbene i “filo-Maoisti”
furono in netta superiorità numerica non mancarono voci contro il governo, sia
provenienti da “destra” (cioè da capitalisti e da sostenitori della Repubblica
di Taiwan), sia
provenienti da “sinistra” (ovvero dai marxisti-leninisti ortodossi che non
volevano nessun cambiamento rispetto all’ideologia principale di Karl Marx, Friedrich
Engels
e Vladimir
Lenin
). Ben presto però, la situazione iniziò a sfuggire di mano,
e le proteste si moltiplicarono e radicalizzarono, coinvolgendo il Partito
stesso e la forma di Stato e legandosi con lo scontento di contadini ed operai.
Mao decise allora di dichiare conclusa l’esperienza della Campagna dei Cento
Fiori (1957). Ebbe
quindi inizio la repressione (la cosiddetta Campagna Antidestra). Ai molti
intellettuali, studenti e politici che avevano aderito all’invito a manifestare
liberamente il proprio pensiero, la fine della campagna riservò un destino
beffardo: infatti, le loro dichiarazioni pubbliche ne facilitarono
l’identificazione e l’arresto o l’invio nei campi di
rieducazione.

La politica estera:

Pensata all’epoca della guerra civile contro il
Guomindang e della resistenza contro il Giappone, l’APL era concepita
inizialmente come una forza di popolo dotata di una funzione di educazione
politica dei contadini o delle masse e risentiva del modello sovietico.
Inizialmente prese forma come strumento del PC nel quale l’attività dei
commissari politici si affiancava e sovrapponeva a quella degli ufficiali.
Quindi nella prima fase della RPC si assiste ad una subordinazione degli
ufficiali ai commissari politici e nella seconda fase una rivendicazione
all’autonomia militare rispetto alla commissione politica da parte degli stessi
membri dell’APL.

1949: il PC, dopo aver collaborato col Guomindang
per scacciare l’invasione giapponese ha la meglio sul suo alleato e nasce la
RPC. Il successo del PC sul Guomindang è dovuto alla delusione del comportamento
sempre più autoritario ma anche dalla corruzione interna verso chi lo sosteneva
in precedenza (classi medie occidentalizzate e benestanti) ed è dovuto anche
alla moralità del PC unito alla sua ostilità verso i residui di imperialismo. Il
fine principale di Mao nella politica estera è quello di portare Taiwan, Tibet
(rioccupato fra 1950-59) e Mongolia nei confini della RPC. Nel 1950, per porre
fine all’isolamento internazionale cinese la Cina si allea con l’URSS. Questa
alleanza porta al riconoscimento della Repubblica Popolare Mongola nel 1952.
L’alleanza con l’URSS mira principalmente a sconfiggere le forze americane
stazionate nello stretto di Taiwan dopo l’invasione della Corea del Sud per
paura che queste potessero aiutare il Guomindang. Le buone relazioni cinesi
stabilite con l’India ad inizio anni ’50 non durano molto a causa della rivalità
di due grandi paesi che perseguono entrambi il primato in Asia. La Cina si
preoccupa per le strette relazioni fra India ed Unione Sovietica. L’interesse
indiano per il Tibet è altro argomento di attrito e con la ribellione tibetana
del ’59 peggiora la situazione. La politica di assimilazione e repressione
praticata dalla Cina sul Tibet non piace ai tibetani e al Dalai Lama che cercano
rifugio nella vicina India. A questo si aggiunge la contestazione di alcuni
limiti di frontiera fra India e Cina stabiliti in epoca coloniale: vengono
fissati e proclamati i 5 principi sulla coesistenza pacifica fra i due paesi
(rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità, non aggressione, non
ingerenza negli affari interni, eguaglianza e vantaggi, coesistenza pacifica).
Anche se la dottrina maoista enfatizzava la lotta contro il capitalismo, veniva
accettata una cooperazione fra paesi che lottavano contro la dominazione
coloniale ed una certa apertura con paesi occidentali che non fossero gli USA.
Alla morte di Stalin (1953) e alla denuncia dei suoi crimini inizia il distacco
ideologico di Mao dal modello sovietico. All’epoca della Costituzione del ’54
viene introdotta una Commissione Militare Nazionale come organo consultivo (che
smise di funzionare durante la rivoluzione culturale e fu abolita nel ’75) ed
una Commissione Militare Centrale, sottoordinata al PC e con il compito di
guidare le forze armate (che fu disattivata durante la Rivoluzione Culturale e
riabilitata nel’82 con l’ascesa di Deng Xiaoping). La Commissione Militare
Nazionale risponde al Presidente della Repubblica e al comitato permanente del
congresso del popolo ed è sotto ordinata all’Ufficio Politico del Comitato
Centrale del PC. All’interno della CMC quindi si proietta il rapporto fra
militari e civili (la carica di Presidente della RPC e di Presidente della CMC
hanno smesso di coincidere con la rinuncia di Jiang Zemin -2004- a quest’ultimo
rango che aveva continuato ad occupare dopo la fine della carica di Presidente
della RPC). La CMC controlla lo Stato Maggiore e i dipartimenti delle forze
armate ma con Jiang Zemin i suoi membri sono andati a diminuire e maggiori
funzioni sono state assorbite dalla polizia armata del popolo (responsabile
dell’ordine interno). Nel 1954 la Cina partecipa alla Conferenza di Ginevra
sull’Indocina dove Zhou Enlai riuscì a far valere la linea di Pechino (mentre
Francia con Inghilterra e gli Usa avevano due opinioni diverse): l’atto finale
della sentenza stabilì (dopo la liberazione dei paesi dell’ex Indocina francese)
un confine armistiziale fra i due Vietnam. All’interno del PC si fronteggiano
tre correnti: l’APL, i radicali, i moderati (il cui leader più autorevole è Zhou
Enlai). Ciò che causò lo spostamento dell’alleanza cinese dalla Russia (1950-60)
agli USA fu, da un lato, la divergenza di interessi nazionali e le ambizioni
rivali di due paesi socialisti e dall’altro, l’esigenza di sicurezza nazionale
combinate con quelle della modernizzazione economica. Infatti le posizioni
cinese e sovietica sulla destalinizzazione, sui problemi di sviluppo economico e
sulla politica di distensione divergevano sempre più. Mao ha intenzione di
attuare una strategia economica più radicale di quella sovietica, nell’ambito
militare ritiene positivo possedere armamenti nucleari nel paese per garantire
la sicurezza nazionale (senza trasformare l’APL in un esercito) e per ridurre la
dipendenza dall’URSS. Le ostilità erano state aperte dall’Unione Sovietica
(1959) con la denuncia del Trattato di cooperazione atomica in materia di difesa
nazionale e con l’interruzione degli accordi economici e il richiamo dei tecnici
sovietici (1960): l’evoluzione armamentaria russa fa si che il paese non abbia
più bisogno di un appoggio cinese per la difesa della frontiera orientale. La
rottura avviene con la guerra di frontiera cino-indiana (1962) e la crisi di
Cuba (dello stesso anno): i russi criticano l’invasione cinese in India (e per
questo si avvicineranno ancor più all’India) mentre i cinesi incoraggiano i
cubani a resistere nell’attesa che i russi ritirino i loro missili dall’isola.
La Cina non vede di buon occhio nemmeno il Trattato sulla cessazione degli
esperimenti nucleari sull’atmosfera che la Russia ha stipulato con gli USA. Nel
’63 i cinesi criticano i trattati ineguali dell’epoca zarista e rivendicano
territori che la Russia le avrebbe estirpato, esigendo, così, un revisionamento
delle terre che le appartengono. Nel 1964-65 inizia la seconda guerra del
Vietnam, il Vietnam del Nord è fornito principalmente dalla Russia invece che
dalla Cina (che ha pochi mezzi per forniture militari). Nel 1965 l’Indonesia
rompe i rapporti con la Cina in seguito ad un colpo di stato che porta al potere
una giunta militare anticomunista. La Cina condanna la creazione delle Nazioni
del Sud-Est Asiatico (ASEAN) che dal 1967 riunisce gli stati non comunisti della
regione e che comprendono: Tailandia, Filippine, Malesia, Indonesia, Singapore.
Nel medio oriente i rapporti si deteriorano anche con l’Egitto che, insieme a
Yemen e Siria, si è alleato con l’URSS (solo nel ’76 l’Egitto, con Sadat,
rinuncerà all’amicizia con la Russia). Nel ’68 viene denunciata l’invasione
russa in Cecoslovacchia e nel ’69 succede un incidente nell’isola del medio
Ussuri, l’isola di Chen Bao (o Damansky) fra i due ex alleati. Le tensioni
continuano con lo scontro armato nella frontiera degli Ussuri nel 1969. Zhou
Enlai cerca di acquietare la situazione nonostante l’opposizione di Lin Biao e
dei radicali. Nel 1970 il colpo di Stato del generale Lon Nol in Cambogia, offre
alla Cina l’occasione di riaffermare il proprio ruolo nella penisola: accoglie
il principe Sihanuk, cacciato dal colpo di stato e organizza una conferenza dei
popoli indocinesi per solidarietà e sostegno reciproci, incontro che sarà
positivo. Dal 1970, inoltre, incomincia la rivendicazione della Cina sulle isole
Spratley (Nansha) e Paracel (Xisha), rivendicazione che crebbe con la caduta del
Vietnam del Sud e con la paura che i vietnamiti del nord potessero appropriarsi
di quegli arcipelaghi (cosa che avevano già tentato di fare). Altra
rivendicazione è quella sulle isole Dyaoyu, contese fra Cina e Giappone (e
annesse alla Cina nel ’92). Dopo l’abbandono dell’idea sinocentrica (causata
dall’assalto dei paesi occidentali) e dopo la rottura dell’alleanza con la
Russia, la Cina si trova per la prima volta davvero autonoma nel nuovo mondo
moderno fatto di relazioni internazionali. Non potendosi più rifare al
sinocentrismo tradizionale né all’interpretazione marxista-leninista propria
della Russia, la Cina si trova urgentemente nella posizione di assumere un ruolo
ben preciso.

Dopo il distacco dalla Russia (fine anni ’50) c’è
un periodo di isolamento cinese dovuto al distacco con i paesi occidentali
(tranne la Francia, con cui stringe rapporti diplomatici dal 1964 ma anche
Giappone, con cui stringe rapporti commerciali dal 1962 e che diventa il
principale fornitore della Cina) che non considera interessati ad un
riavvicinamento con essa e alla considerazione negativa sugli USA che sono visti
come una minaccia di tipo imperialista. La Cina critica agli USA di impedirle
l’unione con Taiwan, ma condanna anche l’intervento statunitense in Vietnam come
a Cuba. Solo con Mao Zedong si apre la via al concetto di una zona intermedia
fra stalinizzazione e imperialismo. Questo concetto viene perfezionato e la zona
intermedia viene divisa in due parti: la prima (che corrisponde più o meno con
quella che gli occidentali chiamano Terzo Mondo ma che secondo le analisi cinesi
è una zona sottosviluppata più dal punto di vista politico più che economico)
riunisce i paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina; la seconda (che
riunisce le nazioni del mondo capitalista tranne gli USA che, secondo la sua
concezione, li sfrutta e li controlla) comprende l’Europa occidentale, il
Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda ed il Giappone. Con la rivoluzione
culturale e Lin Biao si abbandona questa suddivisione e si distingue fra paesi
poveri, considerati come campagne, e paesi ricchi, considerati come città, così
che nella sua totalità il mondo sarebbe una quantità di città circondate da
campagne. In questa visione l’Unione Sovietica è considerata “città”
industrializzata e sfruttatrice di “campagne” come gli USA. Con l’invasione
russa della Cecoslovacchia (1968) nasce la nozione di social-imperialismo che va
sconfitto. Nel ’69 la concezione della suddivisione delle zone è ampliata
(nazioni oppresse, paesi socialisti, imperialismo, social-imperialismo…) per poi
riprendere la suddivisione iniziale fatta da Mao. Fra 1970-1980 predomina la
corrente radicale che porta avanti l’idea di un isolamento cinese studiato,
voluto e portato avanti da Russia e USA. La ripresa di un dialogo cino-americano
nel 1969-70 è facilitata dal cambiamento di atteggiamento degli USA ansiosi di
porre termine all’impegno delle truppe americane in Vietnam e desiderosi di
preservare un equilibrio a loro favorevole in Asia orientale ma anche
preoccupati della pressione militare sovietica. Gli americani (sotto Nixon)
pensano che un avvicinamento con la Cina gli permetterà di conciliare i
negoziati con la Russia sul controllo degli armamenti e sui problemi europei.
Nel 1971 la Cina ha di nuovo il permesso di ingresso nelle Nazioni Unite (ONU)
mentre Taiwan ne esce. Nello stesso anno URSS e India firmano un trattato di
amicizia, la Cina si avvicina al Pakistan che però la mette in difficoltà
quando, sempre nel 1971, la parte orientale del Pakistan vuole dividersi dal
resto del paese per costruire il Bangladesh (solo nel ’75 la RPC riconosce il
Bangladesh). Nel 1972, l’arrivo di Nixon in Cina si conclude con il Comunicato
di Shanghai con il quale gli americani riconoscono il principio dell’unità
cinese e dell’appartenenza di Taiwan alla Cina. La Cina pone tre condizioni agli
USA per la normalizzazione: che il Trattato di reciproca sicurezza (del 1954)
fra USA e Taiwan venga abrogato, che gli USA finiscano di considerare Taiwan
come Repubblica di Cina e che gli americani sgomberino le attrezzature militari
dall’isola. Questa normalizzazione verrà accettata dagli USA solo nel 1978, con
il presidente Carter. Nello stesso anno anche il Giappone riconosce la sovranità
della RPC su Taiwan e la fine dello stato “anormale” delle relazioni fra Cina e
Giappone, il Giappone, quindi, rompe con Taipei. La Cina stabilisce rapporti
anche con la maggior parte dei paesi europei. Fra il 1970 e il 1974 la Cina
stringe una serie di relazioni ufficiali con vari paesi dell’America Latina
(Perù, il Cile di Pinochet, l’Argentina, il Messico, il Venezuela e il Brasile)
ma sembra attribuire un’importanza secondaria a questa regione. Nel 1973 la Cina
accoglie con favore la conclusione degli accordi di Parigi che determinano
l’esistenza di due stati del Nord e del Sud del Vietnam adottando
definitivamente quella formula che coincideva con la strategia cinese (a partire
dalle due conferenze di Ginevra sull’Indocina del 1954 e del 1960-62) mirante a
frenare l’espansionismo del Vietnam del Nord e il sostegno ai comunisti
vietnamiti contro la presenza americana. Nel 1974 nasce la teoria maoniana dei
Tre Mondi: il primo mondo è formato dalle due superpotenze egemoniche (con
“egemonia” i cinesi intendono “dominazione” basata sulla forza bruta, non
intendono le “responsabilità” assunte per l’interesse collettivo); il secondo
mondo è formato da Giappone, Europa, Canada; il terzo mondo è formato dalla Cina
insieme agli altri paesi asiatici e da Africa ed America latina. La Cina punta a
considerare i paesi solo a seconda del loro atteggiamento verso l’URSS e questo
la distacca dai regimi marxisti come Cuba, Vietnam, Angola, Albania, Laos,
Mongolia e Afghanistan. Sempre nel ’74 firma la dichiarazione di alcuni membri
dell’ONU e in via di sviluppo, che reclamavano l’instaurazione di un nuovo
ordine economico internazionale più favorevole ai produttori di materie prime e
che tenesse in maggior considerazione gli interessi commerciali del terzo mondo.
Questo passo è volto ad ottenere le attrezzature e le conoscenze indispensabili
per le quattro modernizzazioni da parte del primo e del secondo mondo. Ma
continua a schierarsi dalla parte di un imperialismo che continua a denunciare
(nonostante l’avvicinamento con USA e Giappone, due paesi capitalisti che però
sono strategicamente utili per la lotta contro la Russia). Il governo di Hanoi
del Vietnam del Nord conquistò anche il sud del paese e stabilisce il controllo
sul Laos. La Cina appoggia gli Khmer rossi cambogiani e tenta di stabilire
rapporti con l’ASEAN preoccupati della potenza militare vietnamita ma non
simpatizzanti neanche per il governo di Pol Pot (capo degli Khmer rossi
cambogiani). Alla soglia degli anni ’80 la Cina si è impegnata con una serie di
organizzazioni mondiali come beneficiaria con l’obiettivo apparente di ottenere
il rispetto e la sicurezza richiesti dalla realizzazione delle 4
modernizzazioni.

Demaoizzazione e modernizzazione:

Mao Zedong muore il 9-9-1976 ma la storia del
postmaoismo inizia solo con la vittoria di Deng Xiaoping nel 1978, poiché il
successore di Mao, Hua Guofeng, non era riuscito ad affermarsi come successore
del grande timoniere. Dopo la morte di Mao, infatti, erano in atto due complotti
per la presa del potere: il primo era organizzato dalla banda dei 4, cioè dei
radicali (i maoisti Zhang Chunqiao, Wang Hongwen, Yao Wenyuan e Jiang Qing, il
capo), che volevano portare al potere la vedova del vecchio presidente; il
secondo vede l’accordo fra Hua Guofeng e a certi alti responsabili dell’apparato
civile e militare. Arrestata la banda dei 4 (da parte dell’armata di Wang
Dongxing), ha successo Guofeng, (altro maoista che si associava ai radicali ma
che in fin dei conti era più moderato) che mirava ad ambizioni personali aiutato
dal maoista Wang Dongxing (oltre che da alcuni comandanti regionali ed il
sindaco di Pechino). Ma la politica troppo moderata di Hua Guofeng non piace ad
alcuni suoi alleati e dopo il rientro in politica, nel 1977, di Deng sotto la
funzione di Vice Primo ministro e di vicepresidente del Partito (funzioni da cui
era stato allontanato nel 1976) inizia una lotta per la spartizione del potere
che vedrà la totale disfatta di Guofeng e dei suoi alleati negli anni
successivi. Con la presa del potere da parte di Deng, quindi, inizia il processo
di demaoizzazione. Deng è stato uno dei più importanti fondatori della RPC, ha
partecipato a tutte le lotte rivoluzionarie e fu vice primo ministro di Zhou
Enlai dal 1952. Ma non è mai apparso come complice degli errori di Mao
(contrariamente a Guofeng) poiché ha sempre denunciato sia la rivoluzione
culturale (lanciata da Mao nel 1966 e volta a frenare le riforme promosse da
Deng e da Liu Shaoqi in seno al partito), sia gli eccessi maoisti. Le quattro
modernizzazioni proposte prima da Hu Yaobang nel 1964, poi da Hua Guofeng (o
Zhou Enlai? Pag 231) nel 1975 e infine lanciate da Deng Xiaoping nel 1978
riguardavano l’agricoltura, la tecnologia (e quindi la scienza), l’industria e
la difesa nazionale. Il piano decennale lanciato da Hua Guofeng nel 1978 è un
ibrido fra le 4 modernizzazioni del ’75 e del Grande Balzo in avanti del 1958 e
prevede anche l’importazione accelerata delle tecnologie straniere (soprattutto
occidentali e giapponesi). Le difficoltà non tardano ad arrivare e sono di tipo
economico. Se da una parte Hua Guofeng predilige l’intervento sulla
meccanizzazione (cavallo di battaglia di Mao), sulla conquista di nuove terre e
sul lancio si grandi infrastrutture agricole, le ambizioni di Deng Xiaoping sono
da una parte certe forze autonome in grado di accelerare la modernizzazione e
dall’altra il preservamento di un quadro ideologico e politico tale da
controllare lo sviluppo della modernizzazione. Nelle province dell’Anhui e del
Sichuan (poste sotto l’autorità dei primi segretari, fedeli collaboratori di
Xiaoping) si succedono misure di liberalizzazione che riguardano l’agricoltura:
retrogradazione della gestione collettiva a livello di squadra, incoraggiamento
offerto al campicello privato (concesso inizialmente per un periodo di 15 anni),
alle attività familiari sussidiarie e ai mercati liberi. Queste misure verranno
poi diffuse su tutto il territorio. Una volta acquistata la vittoria Deng
Xiaoping reclama una Quinta modernizzazione: la democrazia, condizione
preliminare di ogni modernizzazione. La costituzione del ’78 garantisce 4
libertà: di sciopero, di espressione delle proprie opinioni, di dibatterle in
pubblico e di affissione di giornali murali. Ma già dal 1980, un anno dopo dalla
sua presa di potere, queste 4 libertà vengono abolite e viene sostenuta la
dittatura del proletariato rispettando la direzione del PC e la fedeltà a Mao.
La nuova classe politica giustifica la propria volontà di portare avanti
l’ideologia di Mao condannando solo alcune applicazioni frettolose. Così la
direzione politica (dominata dalle vecchie vittime delle guardie rosse) è
legittimata col ritenere essenziali i meriti di Mao Zedong e secondari gli
errori. Dal dicembre ’78, quindi, Deng Xiaoping impone la propria politica di
modernizzazione e fino al 1984, riaggiustamento (che deve rimediare ai difetti
del sistema economico danneggiato in parte anche dagli eccessi maoisti) e
riforma (mirante a cambiare il sistema stesso) sono perseguiti
contemporaneamente (anche se la riforma potrà essere chiamata davvero tale solo
dopo il progetto del 1984). Se il riaggiustamento tende ad una
decentralizzazione parziale e dalla reintroduzione di un mercato libero e di un
piccolo settore di economia individuale, la riforma è centrata sulla
decollettivizzazione del settore agricolo attraverso il sistema della
responsabilità. Il riaggiustamento dà la priorità ai trasporti e all’energia
mentre nella creazione dello sviluppo ruolo essenziale è riservato alla
tecnologia. I mali di cui soffre l’economia cinese nel 1978 riguardano il calo
della crescita dell’agricoltura, il declino dei terreni arativi, molta
manodopera ma non qualificata e attrezzature di vecchio stampo. Inoltre i
prodotti delle fabbriche non corrispondono alla domanda, la garanzia del posto
di lavoro e l’egualitarismo del sistema dei salari oltre a non favorire la
produttività della mano d’opera non incentiva la specializzazione (inoltre ci
sono molte ridondanze negli investimenti).  Il 1978 è anche l’anno
di un apertura commerciale mai vista da parte della Cina verso i paesi esteri.
Acquista dai paesi più evoluti il 70% circa delle importazioni (solitamente beni
di consumo) mentre le esportazioni sono a poco più del 40%, dando vita ad un
deficit sempre più consistente. Nel 1978 gli USA accettano la normalizzazione
con la Cina e riconoscono la sovranità di Pechino sull’isola, riconoscono la RPC
come il solo governo legale della Cina, decidono di stringervi relazioni
diplomatiche dal ’79 e di rompere le relazioni intrattenute fino ad ora con il
governo di Taipei. Nel 1979 Cina e USA concludono accordi di tipo scientifico,
tecnologico, culturale e commerciale. La Russia invade l’Afghanistan e le
relazioni fra Pechino ed Islamabad si stringono ancor più. Nel 1978 il Vietnam
invade la Cambogia abbattendo il governo dei Khmer rossi e firma un trattato di
cooperazione ed amicizia con Mosca. Sempre nel ’79 la Cina vuole dare una
piccola lezione al Vietnam (che assiste da circa venti anni e che sta sempre più
rafforzando i suoi rapporti con l’URSS) attraverso una guerra lampo, più un
invasione per intimorire il vicino paese (come aveva già fatto in India). Ma la
resistenza vietnamita delude le previsioni cinesi e il prezzo sono migliaia di
morti ed enormi costi, inoltre la Cina incomincia davvero a rendersi conto dei
suoi limiti economici e militari. L’URSS, però, come previsto dai cinesi, non si
è mossa. L’India condanna l’offensiva cinese contro il Vietnam, che però non
allenta la sua presa sulla Cambogia (che insieme al Laos, nel ’73, è stata
riconosciuta come neutrale). La Cina si avvicina ai paesi anticomunisti
dell’ASEAN nonostante alcune divergenze ideologiche: i paesi dell’ASEAN, per
esempio, in Cambogia vorrebbero veder insediato un governo neutrale e privo di
ogni vassallaggio (sia da parte della capitale vietnamita, Hanoi, che di
Pechino) piuttosto che dai Khmer rossi. Nel 1979 appaiono i “compensi globali di
produzione per gruppi” (baochan daozu) che legano un gruppo di alcune famiglie
alla squadra di produzione, mentre nel 1980 appaiono i “compensi globali di
produzione per famiglie” (baochan daohu). In entrambi i sistemi di produzione
agricola, i coltivatori devono consegnare la maggior parte della produzione alla
squadra e tenere per sé solo l’eccedenza. Con la diffusione dei compensi
familiari (baochan daohu), dal 1981, i terreni, teoricamente di proprietà
collettiva, sono divisi fra le famiglie che dal 1982-83 porta ad una de
collettivizzazione di fatto (ogni famiglia dispone a piacimento della propria
produzione dopo aver versato le tasse) e alla rinascita dell’impresa familiare
che sfocia nella specializzazione (piscicoltura, allevamento e così via) e
quindi nel commercio e nelle attività economiche. Nel settore industriale e
urbano, però, la politica del riaggiustamento non ha molto successo: alcune
imprese di Stato ricevono maggior autonomia finanziaria e un accresciuto potere
decisionale (che si estendono alla gestione dei profitti, agli investimenti e in
parte ai salari) ma la piccola riforma viene subito bloccata a causa della poca
produttività dell’intero sistema economico che portò ad un deficit finanziario.
Infatti le imprese, nel periodo precedente, si giovavano di sussidi statali e
lavoravano in un sistema privo di concorrenza: i dipendenti avevano un impiego a
vita arricchito da alloggio, assistenza sanitaria e altri servizi sociali. Ma
con le riforme hanno dovuto affrontare una concorrenza interna e internazionale
che col tempo diventò sempre più aspra facendo crescere i debiti (la riforma
sulle imprese fu modificata nel 1998). Nel periodo comunista il sistema
garantiva (tranne ai contadini) al 15% della popolazione i servizi sociali della
scolarità, dell’assistenza medica e del trattamento pensionistico gratuito.
Riducendo, attraverso l’autonomia aziendale, le fasce sociali protette, chi non
rientrava in quelle fasce aveva l’impressione di aver perduto un beneficio
proprio dell’idea socialista seguita dallo stato. Il regime di controllo sulle
imprese da parte dello stato viene alleggerito. Per migliorare le capacità di
esportazione, nel 1979 vengono istituite delle zone economiche speciali (di
Shenzhen e Zhuhai) sul modello delle off shore di Taiwan e della Corea del Sud e
che servono ad accogliere gli investitori cinesi d’oltremare o gli stranieri. In
queste zone vengono attuati alcuni provvedimenti (estesi ad altre città costiere
nel 1984): esoneri fiscali, esenzioni doganali e finanziamenti di lavori
d’infrastruttura. Sempre nel 1979, nelle città, l’aumento dei salari, il
riassorbimento di parte della disoccupazione, il miglioramento degli
approvvigionamenti e l’abbondanza dei prodotti di consumo hanno migliorato la
vita dei cittadini cinesi. Ma la riforma accusa certe ricadute (come
l’inflazione) già dai primi tempi e la classe operaia non tarda a farsi sentire.
Infatti dal 1978 al 1984, i salari degli operai sono aumentati ma non il potere
d’acquisto. Nonostante l’occupazione fosse aumentata (più membri nella famiglia
occupavano un posto lavorativo) lo Stato aveva liberalizzato i prezzi di
numerose derrate alimentari nelle grandi città e questo aveva provocato il
rialzo di prezzo di alcuni prodotti. Un problema legato all’occupazione (dagli
anni ’70, pag 268) era l’affidamento della reclutazione (e quindi ripartizione)
dei lavoratori nelle imprese in mano a certi uffici che non tenevano conto né
delle competenze o delle preferenze degli aspiranti a un lavoro, né delle
esigenze di organico o di qualità formulate dalle imprese. Quindi i lavoratori
assegnati al settore statale beneficiavano della garanzia di un lavoro a vita e
di avanzamenti per anzianità, il tutto aggravato dalla pratica della
trasmissione ereditaria degli impieghi che si è generalizzata dalla fine degli
anni ’70. La riforma puntava a liberalizzare le modalità di reclutamento e di
legittimare le procedure di licenziamento (libertà di matrimonio e libertà di
divorzio). Se con il reclutamento la situazione è migliorata (grazie ad un
sistema di esami sottoposti ai nuovi operai o impiegati) non si può dir la
stessa cosa con il licenziamento che rimane eccezionale perché solleva una
violenta resistenza da parte di una classe operaia abituata alla garanzia del
posto di lavoro (inoltre, a causa del cattivo funzionamento dei sindacati
all’interno delle imprese, non esiste un sistema di protezione sociale contro la
disoccupazione). Fra i sostenitori di Deng che col passare degli anni e delle
riforme da lui attuate si trovarono in opposizione alla sua precedente politica
(quella del ’78) ricordiamo l’APL (l’esercito non è più citato come esempio
della nazione e le armate vengono diminuite) ed alcuni alti quadri dell’apparato
civile cui fa capo Chen Yun. Gli avversari della riforma rimproverano
all’apertura di risuscitare un odiato passato coloniale e cercano di mobilitare
l’opinione pubblica facendo leva sul nazionalismo (eventualmente sulla
xenofobia) più che sugli incentivi ideologici e sulla pianificazione. Deng
Xiaoping riesce abilmente a moderare gli animi riconoscendo la presenza di
alcuni problemi però risolvibili. Ad ogni modo è ovvio il passaggio da regime
totalitario (onnipresenza ed onnipotenza del PC) a regime autoritario (sempre
fondato sul PC che, però, non deve andare a contrastare né il gioco delle
istituzioni, né lo sviluppo della vita personale e delle attività culturali, né
il progresso economico. Nel 1981 gli USA dichiarano che sono pronti a vendere
armi alla Cina e nello stesso anno la Cina aderisce alla Banca Asiatica di
Sviluppo e alla Banca Mondiale. Dal 1980 al 1985 la Cina integra le relazioni
economiche internazionali aderendo alle grandi organizzazioni come il Fondo
Monetario Internazionale (’80), la Banca Internazionale per la ricostruzione e
per lo sviluppo, l’Ufficio Internazionale del Lavoro (’83), l’Agenzia
Internazionale per l’energia atomica, la Banca Asiatica di sviluppo (’85). Le
quattro modernizzazioni minacciano le prerogative dei quadri (=burocrazia
locale? Pag 270) sui quali si appoggia il potere poiché la riforma esige che
abbiano delle competenze di cui sono sprovvisti e fa degli esperti e degli
intellettuali riabilitati (quelli venuti dalle campagne) dei rivali. Molti di
questi funzionari non applicano la riforma o se ne servono a vantaggio
personale. A  partire dal 1980 viene restituita ai praticanti la
libertà di celebrare il proprio culto anche se le sanzioni continua a colpire i
preti e i credenti rimasti soggetti all’autorità del Vaticano e che rifiutano di
schierarsi dalla parte della Chiesa Patriottica ufficiale. Ma il Dalai Lama non
intende farsi abbindolare da questa politica di tolleranza. Una certa libertà
(vigilata) è concessa in parte a scrittori ed artisti. La quarta costituzione
della RPC, quella del 1982 (dopo quella del 1954, del 1975 e del 1978) si sforza
di chiarire la ripartizione delle competenze: il PC deve esercitare la sua
direzione sul lavoro ideologico e politico e deve osservare la costituzione e le
leggi. Ricompaiono, dopo essere scomparsi dopo la Costituzione del ’54, i
principi di eguaglianza fra cittadini estesi anche alle ex categorie nere
(comparse dalla costituzione del ‘75) comprendenti ex proprietari terrieri,
capitalisti burocrati, controrivoluzionari (tutti precedentemente esclusi dalla
democrazia e privati dei diritti politici). Questa evoluzione di diritti è
irregolare: lenta o inesistente nel campo della propaganda e della cultura,
accelerata nel campo economico.

Il rilancio della forma economica (non riuscita
del tutto nel 1978) avviene nel 1984 con una serie di provvedimenti: la riforma
dei prezzi (che non teneva conto né della varietà di qualità dei prodotti né
della relativa rarità dei prodotti), il miglioramento dei metodi di controllo,
la liberalizzazione dei prezzi. La pianificazione è volta soprattutto ai
prodotti di vitale importanza e tende a rivedere le competenze amministrative
che dovrebbero garantire un certo controllo sul piano macroeconomico. Le imprese
vedranno aumentare i propri diritti e il proprio potere: organizzeranno
autonomamente la propria amministrazione, le proprie attività di produzione, il
reclutamento e la retribuzione del personale. Ma la sbalorditiva crescita che ne
conseguì non tardò a subire una flessione causata dall’insufficienza dei mezzi
di trasporto, la scarsità di energia elettrica, l’alto costo e la rarità delle
materie prime e l’inflazione aggravata dalla mancanza di rigore delle banche
(che aumentarono i prestiti). La riforma dei prezzi è congelata e alcuni diritti
alle imprese vengono soppressi. Si ricostituisce l’equilibrio. Il deficit
commerciale con i paesi esteri dovuto all’apertura commerciale dal ’78 fu tale
da costringere le autorità cinese ad aumentare i tassi doganali e a rafforzare
il controllo sulle importazioni. Le zone economiche speciali (con i relativi
vantaggi) istituite nel 1979 vengono teoricamente aumentate di numero nel 1984 e
fra queste ricordiamo una zona centrata su Shanghai (ma in pratica solo 4 delle
14 zone speciali vengono effettivamente aperte a causa di mancanza di
infrastrutture).

Intanto la decollettivizzazione delle terre ha
accresciuto la ricchezza dei contadini e migliorato il potere d’acquisto ma a
lungo andare questo sistema si ritorcerà contro la società rurale stessa e il
rapporto di questa con il regime. Se la collettivizzazione aveva attuato su
scala locale certi meccanismi di ridistribuzione delle risorse (attraverso la
fissazione uniforme del valore del punto-lavoro nel quadro delle unità
collettive), la decollettivizzazione comportò un aumento delle disparità sociali
poiché nessun meccanismo amministrativo ha preso il posto delle antiche
strutture collettive per garantire la distribuzione delle risorse. Inoltre con
la collettivizzazione i nuclei familiari avevano diritto a distribuzioni di
viveri anche se non guadagnavano abbastanza punti-lavoro per pagarne il prezzo
(era garantita la sopravvivenza) mentre con la decollettivizzazione ridava
importanza a fattori come la localizzazione dei campi, l’abbondanza di mano
d’opera familiare, le capacità finanziarie e l’attrezzatura delle famiglie
(creando uno squilibrio notevole fra famiglie). Tuttavia il nuovo sistema rurale
dà vita anche ad una nuova classe di contadini imprenditori. Lo squilibrio fra
contadini totalmente legati alla terra e quelli impegnati anche nelle imprese
familiari (artigianali e industriali) è tale che nel 1985 le autorità locali
decisero di sovvenzionare i produttori di cereali per evitare che lasciassero il
campo. Altra pecca della decollettivizzazione, oltre al fatto che il gestore era
unicamente l’uomo di famiglia, è l’inesistenza di punti-lavoro per il lavoro
individuale delle donne che si vedono private anche delle istituzioni mediche e
di aiuto sociale fino a quel momento finanziate dalle società collettive. Questa
situazione tende a valorizzare i figli maschi già prediletti nella tradizione
cinese e ancor più approvati con lo sforzo, da parte dello Stato, di imporre la
necessità del figlio unico. Per evitare squilibri fra città e campagne
(sovrappopolate), vengono sviluppati dei piccoli paesi (xiao chenzhen) perché
alcuni contadini lascino i campi senza lasciare la campagna e per dedicarsi,
così, alle attività artigianali e industriali. Senza alcun controllo
amministrativo se non quello del capofamiglia ed affidata a sé stessa, la
società rurale ritorna alle proprie pratiche e alle proprie credenze. Le
solidarietà familiari ed i clan ricompaiono compreso il lignaggio e i templi
dedicati ai fondatori dei clan. Rinascono le rivalità e i conflitti fra le
comunità locali. Ma tranne qualche caso, queste organizzazioni non si
contrappongono al potere politico centrale. L’unico contrasto fra potere
centrale e società rurale in generale sembra essere dato dalla politica del
figlio unico (applicata fin dal 1979) che non riesce ad attecchire (se non in
pochi casi) nelle campagne. Una soluzione brutale a questo problema viene posta
nel 1981 quando vere e proprie retate costringono all’aborto le donne incinte.

Intanto crescono le manifestazioni studentesche
contro la nipponizzazione dei prodotti di mercato, manifestazioni probabilmente
alimentate dagli oppositori della riforma al vertice dell’apparato: questi
oppositori fanno leva sulle ferite infierite al popolo cinese dell’invasione
nipponica del 1937-1945 e ancora non arginate. Per calmare le acque Deng si rifà
a miti passati (quelli di fine 1800 e dell’inizio del 1900) quali la politica di
apertura verso i paesi occidentali e soprattutto verso le loro tecnologie
conservando, allo stesso tempo, una propria identità nazionale. I suoi
oppositori ricordano la somiglianza dell’apertura con le passate vicende
coloniali e si servono del nazionalismo per andare contro una riforma che ha
indebolito la legittimità del regime emancipandosi dagli obblighi ideologici e
facendosi promotrice di fatti concreti ed efficaci. Dal 1982 la Cina riprende le
distanze dagli USA e riapre il dialogo con l’URSS (dopo la decisione di non
rinnovare il trattato d’amicizia nel 1979 dal 1050 con la Russia), riafferma
l’indipendenza della propria politica estera e la solidarietà col Terzo Mondo.
Il problema delle vendite d’armi a Taiwan continua a pesare sulle relazioni
cino-americane anche se gli USA firmano il comunicato che prevede la riduzione
progressiva fino alla soppressione delle vendite d’armi al Taipei. Dopo
l’estensione della riforma al territorio urbano (1984) Deng Xiaoping ha
intenzione di servirsi del Partito per le sue riforme, ma per farlo deve prima
apportare delle modifiche ideologiche. Il primo passo è il ripristino della
credibilità del PC ripristinando la disciplina ideologica e politica quindi
eliminando i quadri corrotti o incompetenti ma anche disarmando l’ostilità da
parte di alcuni suoi membri verso gli intellettuali.

Le difficoltà che emergono dalle riforme sono
dovute all’urto di queste con la natura del regime e con l’importanza delle
tradizioni.

Nel 1984 la Banca popolare di Cina abbandona il
proprio monopolio (agisce solo come una banca centrale) e lascia le operazioni
commerciali e i depositi a banche di Stato specializzate. Nel 1984 viene firmato
l’accordo cino-britannico che prevede il ritorno di Hong Kong alla sovranità
cinese (per il 1997) e garantisce all’antica colonia uno statuto particolare che
duri 50 anni e che garantisca la sua organizzazione economica e sociale (secondo
la formula “un paese, due sistemi”). Nel 1985 nasce una piccola crisi
commerciale fra Giappone e Cina che compra molta merce dal suo vicino ma non
riesce a colmare con le vendite verso lo stesso. Hu Yaobang cerca di calmare il
fervore nazionalistico che ne consegue, vista la nuova “invasione” (stavolta
economica) del Giappone. Dal 1984 scompaiono le comuni popolari. Nel 1985 il
sistema di consegna delle quote obbligatorie nelle campagne viene soppresso e
sostituito da contratti di acquisto che teoricamente sono negoziati (ma in
realtà imposti ai contadini).

Lo sviluppo economico e l’interesse (e necessità)
per l’internazionalità spingono la Cina ad affermare in modo intransigente le
sue pretese su aree e territori dove in passato aveva rivendicato i suoi diritti
di sovranità in termini astratti di diritto internazionale ma che ora acquistano
significato più concreto. Dal 1986 il ritmo della riforma economica cresce
provocando fenomeni di destabilizzazione economica (inflazione, indebitamento
estero, squilibri settoriali e regionali…). Le aziende statali conoscono un
progressivo arretramento e dopo la fiscalizzazione delle imprese (1983-84), la
liberalizzazione delle procedure d’assunzione e il passaggio di maggior potere
in mano ai capi d’azienda (1986), viene lanciato, nell’87, il sistema di
contratti di responsabilità (fra aziende di Stato e le autorità di tutela)
mirante a separare il diritto di proprietà (sempre esercitato dallo Stato) dal
diritto di gestione (lasciato ai dirigenti). Ma la situazione resta la stessa.
Inoltre la crescita del settore agricolo si ferma a causa delle poche
infrastrutture fatte costruire dallo Stato che puntava ad un’iniziativa privata
da parte delle aziende familiari. I bassi costi di mercato statale combinato con
il rialzo del prezzo dei fattori di produzione (concimi, pesticidi…)
contribuiscono ad annullare i benefici dei contadini sui prodotti agricoli. Dal
1985 al 1987 l’investimento si è orientato verso la fabbricazione di beni di
consumo e verso il settore collettivo più che verso i settori dell’energia dei
trasporti (quelli prioritari secondo la politica delle 4 modernizzazioni). Le
attività economiche in generale, dopo il ritiro della pianificazione centrale
(statale?), sono lasciate in balia di quegli amministratori e di quei burocrati
locali che le proteggono e le sfruttano. La Cina si indebita con l’estero anche
con i prestiti di attrezzature (a causa della mancanza di quelle necessarie al
normale funzionamento delle attività, poiché quelle presenti sono arretrate) e
il debito estero sale. All’interno vediamo una contrapposizione fra liberali e
conservatori (fra cui i veterani Peng Zhen e Chen Yun) che ricorda la
contrapposizione del 1895-98 fra tradizionalisti illuminati e riformatori o
anche fra i sostenitori della realtà nazionale e gli occidentalisti nel 1919.
l’impostazione strategica decisa da Deng Xiaoping nel’85 secondo la quale la
Cina potrebbe essere coinvolta in guerre limitate ha continuato a vigere
sviluppando solo lo studio di necessarie innovazioni tecniche moderne. Nel 1986
nasce il movimento liberale del Doppio Cento (in riferimento ai Cento Fiori del
1975), un movimento di libera discussione e proposte. Per i riformisti il
rimedio alla situazione va ricercato nello sviluppo di una democrazia socialista
e nella supervisione dei quadri da parte delle masse: occorre separare
chiaramente le funzione del Partito da quelle del governo e
dell’amministrazione, restituire alla stampa il suo ruolo d’informazione e di
critica e procurare agli intellettuali particolari sfere di autonomia in cui
possano esprimersi senza subire costrizioni. La campagna del Doppio Cento è
lanciata da Zhou Houze, direttore della Propaganda del Comitato centrale, e
sostenuta anche dallo stesso Deng Xiaoping. Dopo i funzionari riformisti si
mobilitano gli intellettuali. Nel 1986, così, rifioriscono molte idee che erano
state al centro dei grandi dibattiti intellettuali e politici di inizio secolo,
prima che la censura comunista arrivasse ad annullare queste idee. Altre
manifestazioni democratiche (che sono la continuazione di quelle antinipponiche
del 1985) affiorano nell’inverno del 1986. Entrambe non segnalano il contenuto
preciso della contestazione (che va dalla mediocrità dell’inquadramento
professionale, la cattiva amministrazione dell’università…) ma quello che è
chiaro è il comportamento di questi universitari che non fanno altro che
rispettare una tradizione militante precomunista che ne faceva i portavoce del
progresso: quindi gli studenti cercano di precisare e di politicizzare il
proprio ruolo. La repressione del movimento avviene senza brutalità poliziesche
apparenti e la calma, almeno superficialmente, è ripristinata. Sempre lo stesso
anno, i conservatori acquistano quota e ottengono di imporre limiti severi alla
liberalizzazione che riguarda gli scrittori e gli intellettuali ma anche
dell’apertura verso influenze culturali straniere e dei progetti di riforma
politica. Nel 1987 cade il segretario generale del PC, Hu Yaobang (prediletto
successore di Deng Xiaoping), sostituito da Zhao Ziyang che coopera con il
conservatore Li Peng, nominato primo ministro. Le difficoltà che si originano
nelle relazioni cino-giapponesi nel corso del 1987 sono attribuite alla caduta
di Hu Yaobang, che passava per filogiapponese. L’aumento dell’armamento
giapponese e la restituzione della proprietà di una residenza universitaria alla
Repubblica di Cina (cioè Taiwan) appare come la rinascita della politica delle
due Cine. Il tutto è appesantito dalle relazioni commerciali fra Giappone e
Taiwan. Deng Xiaoping accusa il Giappone di venir meno al trattato di pace
firmato nel 1978 ma la pace è ripristinata con il rafforzamento dell’aiuto
giapponese (riguardo a? pag 364). La causa della caduta di Hu Yaobang va
ricercata soprattutto nell’ennesimo cambio di posizione di Deng Xiaoping (il
quale afferma che i cinesi non possono adottare le riforme occidentali di
democrazia altrimenti sarebbe il caos): questo è possibile in una cultura che
attribuisce maggior influenza al ruolo della personalità piuttosto che al peso
delle idee; spetta al dirigente supremo far coesistere le differenti correnti
politiche e ideologiche in virtù del rispetto che lui stesso sa ispirare.
Insieme a Yaobang cade anche Zhu Houze. La riforma economica viene rallentata,
il controllo sulle pubblicazioni è rafforzato, viene attuata la sospensione
della liberazione dei prezzi, inoltre, l’amministrazione delle imprese e la
proprietà viene vigilata in modo consistente dal PC che riacquista in parte il
controllo di cui era stato privato dalle liberalizzazioni. Tuttavia, il
segretario generale del PC (nonché primo ministro) Zhao Ziyang, proclama la
continuazione della politica di apertura con l’estero sottolineando che la
campagna dovrà svolgersi all’interno del PC senza riproporre quelle cacce
all’uomo tipiche della passata Rivoluzione Culturale. Zhao Ziyang dichiara
necessaria la modernizzazione (tecnologica, commerciale ed industriale) come
preludio di un governo socialista: questa modernizzazione permetterà la
coesistenza di varie forme di proprietà (anche quella privata) e lo sviluppo di
un’economia commerciale basata su leggi di mercato. Rimangono, così, l’accesso
ai mezzi di produzione, la libertà di assunzione e di licenziamento della
manodopera, l’emissioni di obbligazioni e di azioni. Il pluralismo e
l’alternanza dei partiti sono respinti e viene riaffermato il ruolo dirigente
del PC. Ma esorta ad una diversa e più precisa ripartizione dei compiti: al PC
spetta la cura di formulare i principi e i grandi orientamenti, quindi, di
fissare la linea generale; al governo il compito di fare applicare la politica
così definita; le cellule del partito (i quadri) non devono controllare il
funzionamento degli organi del governo, né delle imprese. I veterani devono
ritirarsi dal seggio del comitato centrale per spostarsi (per la maggior parte)
nella commissione dei consiglieri: fra loro, oltre a Deng Xiaoping, ci sono Chen
Yun, Peng Zhen, Hu Qiaomu e Deng Liqun. Il Segretario del Partito vede ridurre
alcuni suoi poteri che rimangono amministrativi. L’autorità centrale rimane, per
ora, Deng Xiaoping anche per la mancanza di norme sulla successione del suo
ruolo nella riforma. Le funzioni di Primo Ministro (di Zhao Ziyang) passano a Li
Peng. Ad un iniziale miglioramento economico (1987) che era riuscito ad
imbrigliare anche il debito estero succede una crisi inflazionistica a cui si
aggiunge una crisi agricola (1988). Con le riforme di Xiaoping e l’apertura
delle zone economiche speciali nella Cina meridionale (fra cui anche l’isola di
Hainan occupata del tutto nel 1987) assistiamo ad un maggior interessamento per
le regioni costiere e per le relazioni con i paesi che si affacciano sugli
stessi mari della RPC: nel 1987 viene usato il termine di “spazio vitale” per
affermare la necessità, dovuta alla crescita del popolo cinese, di aver accesso
alle risorse del fondo del mare e dello spazio, implicando l’allargamento
dell’area interna alla “frontiera strategica” (venivano menzionati anche il
miglioramento e il rafforzamento degli armamenti navali). L’avvicinamento alla
Russia di questo periodo sarebbe dovuto alle simpatie di Li Peng verso questo
paese. Nel 1988 la Russia accetta di ritirarsi del tutto dall’Afghanistan.
Sempre nel 1988 il governo decide di riprendere la politica di liberalizzazione
dei prezzi (sospesa a fine 1986). Inoltre, sotto la presidenza di Wan Li
(1988-1993) prima e Qiao Shi (1993-1998) poi, l’Assemblea nazionale popolare ha
in parte allargato i propri poteri in materia d’iniziativa legislativa e di
controllo dell’esecutivo. Le divergenze ideologiche sempre più apparenti (anche
dopo la repressione delle rivolte tibetane denunciate dagli americani) fra Cina
e USA non impediscono la continuazione dei rapporti commerciali. Gli USA
sospettano che le loro tecnologie vengano vendute all’Iran dai cinesi e per un
anno verranno congelate le liberalizzazioni per le esportazioni di tecnologia
militare verso la Cina. Ma i conflitti regionali dell’Afghanistan e della
Cambogia (fino al 1987-88) costituiscono altri focolai di cooperazione contro
l’URSS. La Cina e la Russia si avvicinano parzialmente grazie ai rapporti fra
Deng Xiaoping e Mikhail Gorbaciov, l’ultimo dei quali permise la concessione del
ritiro parziale delle truppe russe dalla Mongolia e dall’Afghanistan e accettò
di fissare la frontiera lungo il fiume Amur e Ussuri concedendo la sovranità
cinese sull’isolotto di Chen Bao (Damansky). Questa concessione permise (nel
1987) la ripresa dei negoziati sui confini (interrotti dopo l’invasione
sovietica dell’Afghanistan del 1979). I rapporti cino-sovietici si intensificano
con la firma del trattato NFI sull’eliminazione dei missili russi a breve e
media gittata (posizionati in estremo oriente). Rimane il problema cambogiano:
infatti i russi appoggiano il partito dei vietnamiti e del governo che questo
partito ha instaurato a Phnom Penh, mentre i cinesi appoggiano il movimento di
resistenza, in particolare la branca dei Khmer rossa. Per sbloccare la
situazione la Russia favorisce l’incontro fra il governo istallato a Phnom Penh
ed il principe cacciato dal colpo di stato e capo della resistenza Sihanuk.
Sempre nel 1987 le autorità di Macao hanno firmato un accordo modellato su
quello di Hong Kong che prevede il ritorno della colonia portoghese alla
sovranità cinese dal 1999. I rapporti con Taiwan, anche dal punti di vista
commerciale, vanno avanti dal 1981 e nel 1987 viene concesso il permesso a quei
taiwanesi con parenti nel continente di sbarcare in Cina per una visita. La
Tailandia (dopo l’Indonesia nel 1985) si riavvicina alla Cina e stringe
relazioni militari con essa. Infine, fra 1987-88 il Vietnam dichiara di
impegnarsi a sgomberare le proprie truppe dalla Cambogia prima e dal Laos poi,
condannando anche la passata politica di discriminazione verso i cinesi del
Vietnam. Nel 1988 la frontiera cino-vietnamita si riapre al commercio e dal 1989
iniziano i negoziati diretti fra i due paesi. La situazione migliora anche con
l’India e con la Mongolia L’incapacità della direzione politica, sia da parte di
Zhao Ziyang che da parte di Li Peng, non riesce a far fronte alla situazione. In
più il trasferimento parziale della riscossione delle imposte sulle imprese è
sintomo del declino di intervento dello Stato e causa di un forte indebolimento
delle risorse statali. Nel 1989 i salari cittadini continuano a crescere mentre
la produzione tende allo stagnamento. I consumi rimangono eccessivi. La chiusura
di grandi cantieri statali crea un alto tasso di disoccupazione soprattutto
verso quelli che erano ex contadini e che ora affollano le ricche province
meridionali (fra cui il Guandong) in cerca di lavoro. Tutto questo si unisce
all’indignazione per la corruzione dei quadri che è in parte causa dell’aumento
del tasso di criminalità preceduta da sommosse da parte di minoranze etniche
(che in Tibet vengono duramente represse), dalla classe operaia e dagli
intellettuali (che tuttavia continuano ad appartenere al sistema che criticano).
I maggiori contestatari ovviamente sono gli studenti e gli intellettuali che a
fine anni ’70 avevano sostenuto la politica riformatrice di Deng Xiaoping che
aveva riabilitato la loro posizione sociale e politica dopo le persecuzioni
della Rivoluzione Culturale. Ma di fronte alla crisi economica e agli
sbandamenti del potere sociale (oltre che alle lagnanze di ogni classe e gruppo
sociale), la più forte minaccia viene dalle prospettive di caos e di anarchia
presenti dietro i separatismi regionali e la corruzione burocratica. La crisi
del maggio 1989 è da ricercarsi negli squilibri, nei fallimenti e nelle
difficoltà della politica di modernizzazione e nell’incapacità da parte del
potere centrale di gestirli. Si allarga la campagna per la liberazione dei
prigionieri politici mentre nei campus ci si prepara a celebrare l’anniversario
del movimento del Quattro maggio 1919 (per l’indipendenza nazionale, la libertà
e la democrazia). La morte del Panchen Lama in Tibet porta una serie di
manifestazioni religiose e indipendentiste.  Nel 1989, per la prima
volta, un membro del governo di Taipei si reca a Pechino. L’indipendenza di
Taiwan però è protetta dal Partito Democratico Progressista taiwanese mentre il
Guomindang sembra aver rinunciato alla riconquista del continente (nutrite dal
suo vecchio capo Jiang Jieshi – o anche Ciang Kai-shek-) e sembra in cerca di un
modo di coesistenza più prudente di quello di Hong Kong. Nel 1989 muore Hu
Yaobang. In occasione della sua morte improvvisa gli studenti ne approfittano
per manifestare il proprio scontento e sotto il pretesto dell’omaggio funebre
verso l’ex segretario, trasformato in campione di democrazia, vengono affissi
festoni murali che denunciano l’abbandono della riforma politica e il ritorno
del conservatorismo, i metodi dittatoriali di Deng Xiaoping e reclamano maggior
democrazia del Partito e maggior libertà di espressione. Per non dar
giustificazione alla repressione, inoltre, gli studenti si armano di non
violenza, lealtà al PC e fedeltà alla memoria di uno dei suoi grandi dirigenti
defunti. Per reprimere la manifestazione senza dar adito a scandali, Deng
Xiaoping fa uscire un articolo sul Quotidiano del Popolo che mette in guardia
contro le manovre dei controrivoluzionari e vieta ogni manifestazione. La
manifestazione studentesca diventa illegale ma prosegue sotto la simpatia del
popolo cinese. Il 4 maggio la Cina riceve i delegati per la riunione annuale
della Banca Asiatica che quell’anno doveva tenersi in Cina ma la situazione fra
manifestanti e dirigenti rimane, ad occhio esterno, pacifica e distesa tanto che
in quei giorni molti studenti lasciano la manifestazione e molte università
riprendono persino le lezioni. Gli studenti più radicali, invece, rimangono in
piazza Tian an men e avviano uno sciopero della fame per ottenere le
rivendicazioni che i dirigenti sono riusciti a non concedere con tatto. Alla
vigilia della visita ufficiale di Mikhail Gorbaciov migliaia di scioperanti
scendono in piazza e fanno anche del nuovo arrivato, dopo Hu Yaobang, un nuovo
modello del riformatore democratico che i manifestanti contrappongono ai propri
dirigenti. I quadri, gli operai, piccoli imprenditori privati ed alcuni elementi
dell’esercito si sono uniti agli studenti, i mezzi d’informazione simpatizzano
per gli scioperanti. Ma se gli studenti sostengono i temi della libertà e della
democrazia, la folla cittadina (infatti il movimento si svolge solo nelle città)
si è mobilitata per la denuncia della corruzione. Le richieste studentesche
avevano soprattutto valore simbolico per quanto l’incontro preteso avrebbe
potuto conferire legittimità a quell’associazione studentesca nata da elezioni
spontanee per poi arrivare al dialogo fra un’istituzione sociale autonoma e il
potere centrale. Li Peng impone la legge marziale (solo a Lhasa? – abolita nel
1990) approvata dai comitati di partito delle istanze centrali (a Pechino), dai
governatori delle provincie, dai comandanti delle grandi regioni militari: così
non è un colpo di Stato ma solo una vittoria dei conservatori. Ma l’APL,
l’esercito, rifiuta lo scontro con la popolazione e i veterani del PC cercano un
pretesto per cacciare Zhao Ziyang. Alla fine, a giugno l’esercito fa piazza
pulita dei manifestanti in piazza sparando ad altezza d’uomo. Deng Xiaoping
prende le redini per l’unità del partito che si stava sgretolando e condanna la
manifestazione studentesca come tentativo controrivoluzionario di rovesciamento
del PC, del sistema socialista e della RPC. Riprendono le cacce all’uomo. In
tutto questo l’APL ha il ruolo di supporto ai conservatori e di blocco ai
tentativi di colpo di Stato. La violenta repressione delle rivolte tibetane e
delle manifestazioni a piazza Tian Anmen del 1989 dimostrano come, nonostante i
rapporti internazionali aumentino da parte della Cina, continui a vigere una
morale tutta cinese negli affari interni: i diritti dell’uomo o il diritto dei
popoli a disporre di se stessi sono principi che rimangono subordinati alle
concezioni più tradizionali di difesa degli interessi nazionali o di governo
attraverso la virtù appoggiata di fatto sulla violenza. Le violente repressioni
distruggono, così, l’immagine che la Cina era riuscita a costruire su di se:
l’immagine di un paese desideroso di collaborare con le potenze industrializzate
(capitaliste o socialiste che siano) e di aiutare la stabilizzazione dell’Asia
orientale. Dopo la strage gli USA cancellano la vendita di armi alla Cina e
sostengono la decisione della Banca Mondiale di congelarle i crediti. Dopo Tian
Anmen la Cina supporta ancora gli Khmer rossi condannando la Cambogia a restare
ancora sotto la guerra civile dopo il ritiro dei vietnamiti. In tutto
l’occidente è scandalo, i paesi dell’ASEAN con URSS ed altri paesi socialisti
reagiscono più discretamente, il Giappone rimette in discussione l’aiuto
bilaterale dell’88 e Taiwan chiude del tutto quello spiraglio di
riappacificazione con la Cina. In compenso, però, nel 1991 Taiwan abbandona la
pretesa di essere l’unico governo legittimo della Cina e rinuncia a conquistare
il continente (come si era impegnato a fare Jiang Jieshi (conosciuto anche come
Chiang kai-shek) nel 1949). Grazie anche alla riforma costituzionale taiwanese
del ’91, le relazioni con la Cina si sono moderati e gli scambi economici
intensificati.

Le contraddizioni della Cina sono ormai palesi:
il ritorno al sociale è anche un ritorno di poteri arcaici (familiari, mafiosi,
di clan), il regime e la persistenza di un regime e di un’ideologia comunisti
divenuti da molti punti di vista obsoleti; si contrappone spesso il dinamismo
economico della Cina al suo immobilismo politico. I veterani del partito come
Chen Yun e Peng Zhen hanno da ridire sulla riforma ma Deng Xiaoping annuncia che
la riforma e l’apertura continueranno ad essere perseguite. La riforma, però,
sembra quasi arrestarsi. La riforma viene rilanciata nel 1992 quando Deng adotta
il concetto di “economia socialista di mercato”. A questo punto (1992) Deng
Xiaoping si ritira dalla vita politica. Se la politica delle quattro
modernizzazioni (anni ’80) aveva aperto la strada al rinnovamento della società,
negli anni ’90 il socialismo di mercato autorizza una reale autonomia della
società in rapporto allo stato. La libertà ritrovata nella vita privata si ferma
solo con la costrizione del figlio unico (che però si è molto attenuata,
soprattutto nelle campagne) e della rivendicazione e militanza politica. Per il
resto  la libertà si estende anche ad attività processionali e
comunitarie: libertà d’impresa, di riunione, di associazione. La società cinese
può essere di nuovo se stessa nei confronti delle zone di tolleranza o
indifferenza del Partito/Stato. La legge navale del 1992 contiene la clausola
per la quale la Cina si riserva il diritto di ricorrere alla forza per rimuovere
intrusioni nel suo mare ma anche nelle acque adiacenti. Nel 1992 la Cina riesce
ad annettere nel suo territorio anche le isole Dyaoyu contese con il Giappone da
un secolo. Fra 1992 e 1994 la crescita economica cinese giunge al culmine grazie
anche ai prezzi competitivi cinesi e sull’abbondanza della manodopera. La
produzione industriale aumenta rapidamente, soprattutto quella del settore non
statale costituita da laboratori collettivi e privati, da imprese straniere e da
imprese miste. Ma lo sviluppo dell’industria pesante e delle attrezzature
infrastrutturali non segue quelle del consumo. La differenza produttiva fra
questi settori porta all’inflazione. Al posto di Li Peng, momentaneamente
assente, diventa responsabile economico Zhu Rongji. Si basa su misure pratiche
finora aggirate: fiscalità, sistema bancario, regime dei cambi, gestione delle
imprese pubbliche. La riforma fiscale tende soprattutto a mettere in piedi un
copro di funzionari, ispettori ed esattori che dipendano direttamente da Pechino
e non più dalle entità locali. La riforma bancaria deve dare alle banche una
reale indipendenza commerciale e liberarle dall’obbligo di finanziare i progetti
pianificati. La riforma dei cambi stabilisce una convertibilità limitata dello
yuan e si manifesta con una svalutazione del 40% della moneta cinese. La riforma
della gestione delle imprese pubbliche riguarda l’incoraggiamento alla
privatizzazione di quelle meno importanti e modifiche per tutte le altre come:
creazione di comitati di gestione, trasformazione in società per azioni. Queste
riforme saranno meglio riprese una volta che Rongji rientrò in carica ma
ufficialmente, cioè dal 1997. Nonostante l’attenzione della commissione centrale
di controllo della disciplina (che dal 1993 ha assorbito il ministero del
Controllo) estendi la propria sorveglianza sui funzionari di stato, il personale
dell’APL sfugge alle sue competenze e dipende da organi specifici. Nel 1993 gli
USA (con Clinton) minacciano la Cina di ridurre privilegi doganali se non
fossero migliorati gli aspetti sui diritti umani nel paese (riguardanti in
particolar modo minoranze etniche, prigionieri politici, assenza di croce rossa
all’interno dei campi di lavoro…). Nel 1994 la Cina entra nei forums tenuti dai
paesi dell’ASEAN. Dal 1993-94 vengono limitate le sovvenzioni e i prestiti
bancari accordati alle imprese di Stato. La riforma blocca l’inflazione e
attutisce il rallentamento economico ristabilendo l’equilibrio. Per ovviare ai
debiti che queste imprese contraggono verso le banche, nel 1997, le imprese
pubbliche verranno trasformate in società per azioni e la burocrazia economica
sarà ridotta. L’apertura dei negoziati a Singapore del ’93 finisce nel ’95 una
volta che il presidente taiwanese Lee Teng-hui minaccia di rompere l’isolamento
diplomatico al quale Pechino cerca di costringere Taiwan. Nel 1996 l’APL lancia
missili attraverso il distretto di Taiwan (che causa l’intervento della marina
americana) sperando di far fallire la candidatura di Lee che poi verrà comunque
eletto. Nel 1996 viene firmato un trattato bilaterale di non aggressione fra
Cina e Russia (anche per ridurre le forze militari) a cui parteciperanno anche
le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan e
Tadzikistan. Il patto di collaborazione con queste repubbliche centro asiatiche
comprende l’accordo a non incoraggiare la minoranza autonomista del Xinjiang da
parte di esse. Nasce così (1996) il gruppo dei “cinque di Shanghai” con cui si
completano le intese precedenti fra Cina, Russia, Kirghizistan, Tajikistan e
Kazakistan a cui si unirà l’Uzbekistan nel 2001 (e a quel punto l’organizzazione
prenderà il nome di “organizzazione di cooperazione di Shanghai”). La crescita
delle esportazioni rallenta perché la Cina deve affrontare la competitività con
i paesi del Sud-Est asiatico che hanno svalutato la propria moneta. Aumenta la
disoccupazione. La rinascita dell’iniziativa sociale ha cancellato le
istituzioni maoiste: le comuni popolari (scomparse dal 1984) e la divisione
della popolazione in categorie politiche. Ma gli scontenti fra i gruppi sociali
colpiti dalle modalità dello sviluppo stesso, cioè soprattutto fra operai e
contadini (che manifestano entrambi fra ’93-’94), crescono. Nel 1997 muore Deng
Xiaoping. Con la sua morte l’influenza generale sulla Corea del Nord è andata
scemando e si è prestata più attenzione ai rapporti col Giappone. Ormai il
potere è nelle mani di una generazione di ingegneri preparati che si è formata
alla scuola sovietica fra il 1950-60. Intanto il ritorno di Hong Kong alla
sovranità cinese è stato effettuato nel 1997: la regione amministrativa speciale
dovrà, nel corso di 50 anni, conservare le proprie istituzioni amministrative e
giudiziarie, la propria organizzazione economica, autonomia fiscale, monetaria e
doganale, mentre il governo cinese ha competenza in materia di politica estera e
di difesa (anche se presto Pechino mette in discussione il principio di
indipendenza giudiziario dell’isola). Nel 1997 la legge per la Difesa Nazionale
ha posto l’intera struttura militare sotto lo Stato (il distacco fra classe
politica e militare è stato influenzato dalle repressioni di Tian Anmen). Nel
1998 gli scontenti crescono. Inoltre la società cinese è diventata più autonoma
ma non è diventata una civiltà civile. La rinascita di alcune tradizioni è
anch’essa un ostacolo alla modernizzazione sociale e civile cinese: dagli anni
’80 rinascono credenze e tradizioni antiche quali il culto degli antenati, il
lignaggio e quindi i clan ma anche il matrimonio combinato e traffici di donne
acquistate dalle zone più povere del paese. Sempre dagli anni ’80, con la
soppressione delle comuni, l’uomo prende in mano la direzione della famiglia e
le donne sono private di diritti economici e sociali; la politica del figlio
unico ha risvegliato l’antica tradizione dell’infanticidio, ora aiutato dagli
aborti assistiti. In città le operaie e le impiegate sono le prime vittime della
disoccupazione. Rinascono società criminali segrete come la mafia ma anche sette
segrete. Rinasce, quindi, la tradizione confuciana (ma distorta) delle relazioni
amicali e reciproche. Il ritiro del Partito-Stato ha lasciato che il mercato e
che le iniziative sociali si sviluppassero ma ha anche favorito l’istituzione di
molteplici feudalità locali fondate sull’alleanza dei quadri e dei funzionari
con gli imprenditori. Il miracolo delle province del sud come Guandong e Fujian
è nato dall’attività di queste reti e dalla loro cooperazione con gli
investitori stranieri. Anche l’APL si è costruita un impero commerciale: nel
1998, per ripristinare il controllo dello Stato su una delle principali
gerarchie della funzione pubblica, Jiang Zemin chiede all’APL di rinunciare agli
affari per dedicarsi al ruolo che gli compete, quello militare. Ma il
mantenimento del regime comunista è dovuto non solo a causa delle minacce di
repressione, ma soprattutto alla preferenza di ciascun gruppo ed individuo di
risolvere i propri problemi per mezzo di contatti privati con le autorità. Il
regime comunista cinese si basa, oltre sull’ideologia maoista, soprattutto
sull’ideologia marxista-leninista: la fedeltà a quest’ultima si manifesta con la
persistenza dell’ideologia che esalta il socialismo e il ruolo dirigente del
Partito ma anche con la permanenza di un sistema istituzionale fondato sulla
triplice gerarchia del Partito, dello Stato e dell’esercito. Con il passare del
tempo questa ideologia non è cambiata e si riassume nei quattro principi
enunciati da Deng Xiaoping nel ’79: la vita socialista, il marxismo-leninismo,
il pensiero di Mao Zedong e la dittatura democratica del popolo sotto la guida
del Partito. Le istituzioni rimangono sotto la gerarchia del Partito ma in
compenso non si citano più le dottrine specificatamente maoiste
dell’onnipresenza del Partito, del predominio della lotta di classe, del ruolo
motore delle masse e del loro intervento nella vita politica. L’APN (al vertice
della gerarchia dello stato anche se non occupa più il centro della scena
politica) non esercita granché il diritto di controllo dell’esecutivo e divide
il potere legislativo insieme ad altre agenzie ed istituzioni. I suoi deputati
devono confermare nelle loro funzioni i ministri e gli alti funzionari e devono
votare le leggi approvando l’azione del governo per l’anno trascorso. Jiang
Zemin è segretario generale del Partito (dal 1997), presidente della Repubblica
e presidente della Commissione degli Affari militari, oltre ad esercitare la sua
autorità sul Partito, sullo Stato e sull’esercito.  Se la
sopravvivenza del comunismo è dovuta all’adesione della popolazione a certi suoi
valori (interesse generale, giustizia sociale, onestà e lavoro), la crescita
accelerata e la comparsa della società di consumi hanno discreditato questi
valori: l’affarismo domina il Partito, il governo e il resto della società. Fino
all’intervento di Jiang Zemin del 1998, l’APL era solo un’impresa commerciale.
Una visita di Clinton in Cina riavvicina i rapporti con gli Stati Uniti dopo che
il presidente americano ha appoggiato la politica cinese dei “tre no” (non si
sostiene l’indipendenza di Taiwan, né la coesistenza fra due Cine, né la
partecipazione di Taiwan alle organizzazioni internazionali). Sotto la pressione
di Clinton Taiwan decide di riprendere le relazioni con la Cina nel ’98, ma le
rispettive posizioni non cambiano. Agli inizi del 1998 nasce un dibattito
pubblico tra gli intellettuali e i giornalisti di Pechino su temi come la
brutalità poliziesca e la riforma politica: le discussioni si tengono
all’interno di un club, l’Unione per lo sviluppo della Cina. Questo club ha
libertà limitata perché non appena la corrente liberale sembra strutturarsi in
un partito democratico, la repressione si scatena di nuovo (una delle vittime è
Xu Wenli). La caduta dell’ideologia comunista lascia spazio all’aumento delle
feudalità locali e la generale corruzione legati all’attuazione e alle ricadute
della riforma economica. Lo sviluppo del regionalismo è stato stimolato dal
passaggio alle province e alle responsabilità in materia di gestione delle
imprese pubbliche, di commercio estero, di fiscalità e di investimenti
stranieri. La ricchezza acquisita con queste riforme dalle regioni del Sud è
stata difesa dalle stesse regioni ad ogni ritorno al potere dei conservatori.
L’aumento della corruzione è parallelo a quello dell’economia e si esercita sia
al servizio di interessi comunitari che privati. Ciò ha reso possibile
l’alleanza feudale fra burocrazia e imprese locali senza che il governo fosse in
grado di intervenire. Nel 1999 il governo ritorna a metodi di controllo:
fissazione dei prezzi, moltiplicazione delle barriere doganali non tariffarie,
limitazione degli investimenti stranieri tranne per certi settori. La campagna
dei Tre accenti (1999) richiama i quadri a mettere l’accento sullo studio
teorico, la coscienza politica e la rettitudine del comportamento.

La campagna ai quadri corrotti e agli uomini
d’affari che li corrompono attuata prima nel 1993 e poi nel 1998 richiede a
ciascuna provincia di smascherare la propria quota di colpevoli, ma il regolare
ritorno di queste personalità sulla scena politica (anche dopo la campagna dei
tre accenti) testimonia l’inefficacia della campagna. Per far sentire ancora
valido il suo potere il regime attua la repressione verso coloro che contestano
il potere del Partito o che cercano di sfuggire ad esso (dissidenti politici,
organizzazioni religiose e le sètte non autorizzate, i membri delle minoranze
nazionali sospettati di attività separatiste…). Il PC ha rafforzato le forze
della polizia armata popolare (fondata nel 1993), ogni anno, preventivamente
alla vigilia del massacro di Tian Anmen dell’89 vengono effettuati una serie di
arresti, i dissidenti politici vengono isolati o trattenuti nei campi di
rieducazione (laojiao) o arrestati: il Partito ha imparato a lavorare in modo
più cauto e nascosto ma non meno efficiente. La Chiesa che risponde al Vaticano
è un bersaglio regolare (preti, vescovi e credenti vengono arrestati), le
minoranze etniche sono tenute a bada. Nel Xinjiang, dopo gravi sommosse nella
capitale regionale di Urumqi, nel 1999, centinaia di uiguri sono stati arrestati
e molte scuole coraniche chiuse, i restauri delle moschee interrotti. Nuovi
movimenti religiosi come il Falun Gong (società della legge buddhista) nato nel
1992 preoccupano il regime che ricorda bene quali rivolte crearono sette come
quella del Loto Bianco, dei Taiping e dei Boxer, nate proprio come sette
religiose. Il Falun Gong combina la pratica della ginnastica qigong con certe
credenze derivate dalla cosmologia, dal taoismo e dal buddhismo: nel 1999 le
adesioni a questa società contavano più sottoscrizioni di quelle al PC. Questo
portò alla repressione in tutta la Cina, resa difficile dal fatto che gli adepti
della setta sono anonimi ma organizzati. Se la repressione è un aspetto
permanente, però, non lo è il suo rigore, e questa politica porta soddisfazioni
parziali offerte alle aspirazioni popolari rese così meno pericolose per il
regime. Il ritorno ad idee nazionaliste e a tradizioni antiche si riflette,
nella politica estera cinese, ad una nuova volontà di espansione verso sud e di
definizione di frontiere. La Cina vuole assumere un ruolo preminente nella scena
internazionale giustificato dall’estensione del suo territorio, dall’importanza
della sua popolazione, dall’antichità e dalle realizzazioni della sua civiltà e
dal suo peso crescente nell’economia mondiale.

Con la liberazione della presenza occidentale in
Asia incomincia a mettere in risalto il ruolo di ogni paese del continente.
Incomincia a definirsi anche il ruolo della Corea del Sud e quello di Taiwan,
che hanno assunto entrambe prestigio internazionale grazie al loro successo
economico e all’evoluzione democratica. Il Giappone appare il capofila
dell’integrazione economica regionale. La Cina si vede più autonoma ma continua
a ragionare in termini di rapporto strategico tra nazioni e da qui viene
l’importanza del rafforzamento militare nazionale. Con la guerra del Golfo
(CERCA) del 1991, la Cina misura il suo ritardo tecnologico sacrificato, in
parte, alle esigenze dello sviluppo tecnologico degli anni ’80. Dagli anni ’90
incomincia l’armamento (da parte alla commissione civile di Scienza e Tecnologia
della difesa Nazionale, non più dall’APL giudicato troppo personalmente
coinvolto): il suo principale fornitore è la Russia. Nel 1999, temendo che il
crescente fanatismo delle minoranze musulmane del Xinjiang potesse richiedere un
intervento ai vicini musulmani d’Asia centrale, la Cina riprende i rapporti con
l’Afghanistan e con Kabul. Nel 1999 avviene anche l’annessione di Macao alla
Cina, unione che prevede le stesse direttive prese con Hong Kong nel 1997. Anche
se non prevista dall’accordo, viene installata una guarnigione cinese nell’area
di Macao devastata (dal 1996) dalla guerra delle bande delle case da gioco:
l’importanza della sicurezza in Cina è più importante dell’immagine che da la
sua attuazione all’estero e quindi agisce senza troppi problemi. Nel 1999 il
presidente taiwanese Lee annuncia che Taiwan ormai accetterà di negoziare solo
sulla base di relazione da Stato a stato.

Dopo il processo di pace per la Cambogia del 1991
e dopo l’approvazione dell’adesione, nel 1995, di paesi come Vietnam, Birmania,
Laos, Cambogia, all’ANSEA (ASEAN),la Cina rinuncia progressivamente al sostegno
precedentemente accordato con i Khmer rossi e non cerca di mettere in imbarazzo
la mediazione dell’ANSEA nella crisi cambogiana del ’97, cioè dopo un nuovo
colpo di stato cambogiano da parte di Hun Sen che riaccende la guerra civile. La
Cina rafforza i rapporti con Tailandia e Laos, nel 1999 riceve Hun Sen. Continua
la sua espansione (discreta) verso il golfo del Bengala, e rivendicando la
maggior parte del mare del sud, considera come territorio nazionale le isole
Xisha (Paracel) di cui si è impadronita nel ’74 e le isole Nansha (Spratley)
nelle quali ha inviato truppe e navi nel 1998. Dopo la crisi asiatica del ’97-98
la Cina ha continuato la sua lenta conquista a danno delle Filippine. Dopo i
rapporti diplomatici e commerciali stabiliti con la Corea del Sud nel 1992, la
Cina intraprende rapporti anche con la Corea del Nord che sostiene
economicamente, diplomaticamente e militarmente per paura di un crollo del nord
della penisola e di una riunificazione con la parte sud che la Cina non vuole.
La Cina si pone come moderatore pur associandosi all’accordo del ‘94, per
iniziativa degli USA, con cui la Corea del Nord si impegna a fermare il
programma di armamento nucleare in cambio di rifornimento di viveri ed energia;
accordo che non viene rispettato perché nel 1998 la Corea del Nord lancia un
missile al di sopra del Giappone. Il Giappone e gli USA vengono in dotti a
mettere appunto un programma comune di autodifesa missilistica, programma di cui
sospetta la Cina che teme un coinvolgimento di Taiwan (che si sottrarrebbe al
lancio di missili cinesi) ed un riarmo giapponese che sconvolgerebbe le forze
della regione. L’intervento occidentale in Kosovo (1999) e il bombardamento
dell’ambasciata cinese a Belgrado scatenano, nel ’99, una campagna antiamericana
e la sospensione dei negoziati sul commercio, sulla non proliferazione delle
armi di massa e sui diritti umani con gli USA, che però riprenderanno dopo un
mese. Ma gli accordi fra Cina e USA sono da qualche anno appesantiti da
reciproche accuse: gli USA rimproverano alla Cina il mancato rispetto dei
diritti dell’uomo, le pratiche commerciali discutibili e le vendite clandestine
d’armi in Medio Oriente; la Cina rimprovera agli USA di sostenere Taiwan per
l’evoluzione verso l’indipendenza, di violare gli accordi dell’82 che
prevedevano la soppressione di armi sofisticate all’isola, di portare avanti una
serie di alleanze militari bilaterali (in Oriente) volte contro la Cina, di
intromettersi nella politica interna cinese (difendendo i tibetani ed i
dissidenti).

La Cina è stata lenta a prendere coscienza delle
conseguenze della mondializzazione già diffusa dagli anni ’80-’90.
l’integrazione nella scena mondiale comporta anche determinati doveri, ma
nonostante la molteplicità degli impegni e degli accordi internazionali
sottoscritti ( sull’ambiente nel ’92, di non proliferazione delle armi nucleari
nel ’93, sulla cessazione delle esplosioni nucleari nel ’96…) i dirigenti cinesi
continuano a riferirsi, nella condotta della politica estera, ai precetti
classici dell’equilibrio delle potenze: di qui il fossato fra promesse e la loro
esecuzione. Ciò da l’impressione che la Cina rifiuti di sottoscrivere le regole
dell’ordine mondiale nel quale, però, aspira ad essere integrata o che applichi
queste regole solo nella misura in cui servono ai propri interessi nazionali.
[conclusione pag 227]

Sebbene l’ideologia marxista non sia mai stata
rinnegata ufficialmente, si può affermare che oggi (come dalla nascita dell’RPC)
la legittimità del PC si appoggia soprattutto sull’orgoglio o sul sentimento
nazionale cinesi dovuti al risveglio del senso di grandezza propri della
tradizione cinese e alla rivendicazione delle umiliazioni subite negli ultimi
due secoli che rimangono nella memoria collettiva. Altro punto che serve a
legittimare la presenza del PC ancora oggi è la tutela contro la tendenza
all’autonomia regionale e la funzione mediatrice.

Con il disastro delle torri gemelle (2001) i
rapporti fra Cina e USA si sono stretti poiché la RPC sostiene la lotta contro
il terrorismo islamico. Nel 2003 gli USA hanno ribadito la loro opposizione ad
una eventuale dichiarazione di indipendenza da parte di Taiwan ma anche ad una
soluzione militare operata da Pechino (che ha dichiarato di voler usare i metodi
forti solo nel caso della proclamazione di indipendenza taiwanese). Solo in caso
di un intervento americano sullo stretto di Taiwan la Cina potrebbe passare ad
uno scontro armato con le flotte americane circostanti. Un ammonimento per il
governo di Taipei potrebbe essere anche solo il bombardamento di isole
circostanti come Jinmen (Quemoy) e Mazu, già bombardate negli anni ’50. In ogni
caso, sia le forze della RPC sia quelle della ROC sono insufficienti per un
attacco prolungato.

Repubblica popolare cinese:
CRONOLOGIA (1949-82)

1949 Mao Zedong proclama la
fondazione della Repubblica Popolare Cinese dalla Piazza Tian’anmen, a Beijing
(1° ottobre). Jiang Jieshi si rifugia nell’isola di Taiwan. Gli Americani
affermano di riconoscere il governo nazionalista come il legittimo governo
cinese (agosto). Mao Zedong si reca a Mosca per incontrarsi con Stalin
(dicembre).  

1950 Gli Stati Uniti
impediscono l’ammissione del governo comunista cinese all’ONU (gennaio). Zhou
Enlai firma a Mosca un trattato di amicizia, di aiuti finanziari, di alleanza e
mutua assistenza tra Cina e Russia della durata trentennale (14 febbraio).
Intervento cinese in Corea per respingere verso sud le forze americane
(giugno).

Promulgata la legge sulla
famiglia (30 aprile) e varata la riforma agraria (30 giugno) che distribuisce la
terra dei grandi proprietari ai contadini piccoli e medi.

1952 Nazionalizzazione del
commercio e delle banche. I sovietici restituiscono alla Cina la ferrovia
trans-manciurica.  

1953 Primo piano
quinquennale, che accorda la priorità all’industria pesante. Aiuti finanziari,
di tecnici e di impianti russi alla Cina. Studenti e giovani cinesi si recano in
Russia per addestrarsi tecnicamente.  

1954 Viene approvata dalla I
Assemblea Nazionale del Popolo la I Costituzione della Repubblica Popolare
Cinese (20 settembre).  

1955 Alla conferenza
afro-asiatica di Bandung, Zhou Enlai propone la coesistenza e il miglioramento
delle relazioni con gli Stati Uniti (aprile).  Costituzione
cinese 

1956 Mao lancia la campagna
dei Cento Fiori (“che cento fiori sboccino a cento scuole si contendano”) per
suscitare la cooperazione degli intellettuali alla politica del Partito (2
maggio). Si riunisce a Beijing l’VIII Congresso del Partito Comunista Cinese
(settembre).  I Cento Fiori

I Cento Fiori
(approfondimento)

Epurazioni in
Cina 

1957 Discorso di Mao sul modo
corretto di risolvere le contraddizioni che sorgono in seno al popolo (27
febbraio). Mao partecipa a Mosca alla Conferenza mondiale dei partiti comunisti.
Studenti, intellettuali e quadri del partito vengono inviati nelle campagne per
modificare la loro visione borghese del mondo a contatto con gli operai e i
contadini.  

1958 Secondo piano
quinquennale. Inizia il Grande Balzo in avanti, che deve favorire un aumento
della produzione agricola e industriale, contando sulle proprie forze. È un
tentativo di rapida industrializzazione forzata. Si tratta di produrre tutto,
immediatamente, in grandi quantità. Vengono istituite le Comuni Popolari con
funzioni economiche, amministrative, fiscali e militari.  Il Grande
Balzo in Avanti

La rivoluzione
della fame

Le Comuni
popolari 

1959 Il Dalai Lama si rifugia
in India (marzo). Liu Shaoqi è nominato a succedere a Mao come Presidente della
Cina (aprile).  

1960 Sovietici e cinesi si
scontrano a Bucarest in occasione del Congresso del Partito Comunista Rumeno
(giugno). In questo dissidio etnico e nazionalista, oltre a fattori storici e al
ricordo dei sopprusi perpetrati dai russi, influisce lo spirito di rivincita
contro la dipendenza del Partito Comunista Cinese dal Comintern durante gli Anni
Venti. I tecnici russi vengono ritirati dalla Cina e sono annullati gli accordi
di cooperazione tecnico-scientifica (16 luglio).  

1961 Il Comitato Centrale del
Partito Comunista Cinese proclama che l’agricoltura è la base dell’economia
cinese. La Russia ritira i suoi tecnici dall’alleato europeo della Cina,
l’Albania. Da questo momento la Cina fornisce la sua assistenza all’Albania. Al
XXII Congresso del Partito Comunista Cinese Zhou Enlai difende l’Albania dagli
attacchi di Kruscov e abbandona il Congresso prima della fine.

1962 Conflitto di frontiera
tra Cina e India.  

1963 Pubblicati i 25 punti di
Mao: documento ideologico fondamentale nella polemica con Mosca.

1964 Viene pubblicato il
Libretto rosso, una raccolta di pensieri di Mao. La Cina fa esplodere la sua
prima bomba atomica nel Xinjiang (16 ottobre).  

1965 Kossighin, di ritorno
dal suo viaggio a Hanoi, fa scalo a Beijing, dove si incontra con Mao e Zhou
Enlai. La Cina diventa autosufficiente nel settore del petrolio.

1966 Inizia la Rivoluzione
Culturale, ideata da Mao per sradicare usi e mentalità borghesi. Le Università e
le scuole vengono chiuse. Vengono istituite le “Scuole del 7 maggio” per una
rieducazione dei funzionari attraverso studio-lavoro. Nasce il Movimento delle
Guardie Rosse (agosto). Liu Shaoqi, Presidente della Repubblica Popolare Cinese
e Deng Xiaoping, Vice Presidente del Comitato Centrale del Partito, vengono
sospesi da tutti i loro incarichi.

1967 Nascono nelle province e
nelle città i comitati rivoluzionari. Riduzione delle relazioni internazionali.
Viene fatta esplodere la prima bomba cinese all’idrogeno. L’esercito assume
gradualmente il controllo della vita pubblica per frenare gli eccessi della
Rivoluzione Culturale.  

1969 Scontri tra le guardie
di frontiera cinesi e sovietiche sul fiume Ussuri (marzo). Il IX Congresso del
Partito Comunista Cinese nomina Lin Biao vice e successore di Mao (aprile).
Scontri cino-sovietici alla frontiera della provincia del Xinjiang
(agosto).  

1970 La Cina mette in orbita
il suo primo satellite spaziale. L’Italia e la Cina decidono di stabilire
relazioni diplomatiche (6 novembre). Rottura dei rapporti diplomatici tra
l’Italia e Taiwan.  

1971 La Cina ha il suo primo
missile balistico intercontinentale. Nixon annuncia il suo primo viaggio in Cina
(15 luglio). Lin Biao muore a bordo di un aereo precipitato nella Repubblica
Popolare Mongola (13 settembre) mentre tenta di fuggire in Russia. La Cina è
ammessa all’ONU (25 ottobre) ed entra a far parte del Consiglio di Sicurezza al
posto di Taiwan (23 novembre). 

1972 Visita di Nixon a
Beijing (febbraio). Vengono riaperte le università. Visita a Beijing del capo
del governo giapponese Tanaka: ristabilite le relazioni tra i due Paesi
(settembre).  

1973 La Cina entra a far
parte della FAO (aprile). X Congresso del Partito Comunista Cinese (24-28
agosto). Mao fa eleggere al Politburo sua moglie Jiang Qing e i tre maggiori
esponenti dei radicali di Shanghai. Viene riabilitato Deng Xiaoping. Visita in
Cina del presidente francese Pompidou (settembre).  

1974 Battaglia navale fra
unità sud-vietnamite e cinesi per il possesso delle Isole Paracel (19
gennaio).  

1975 Si riunisce a Beijing la
IV Assemblea Nazionale del Popolo. Viene approvata una nuova Costituzione (13-17
gennaio). Viene lanciata la campagna “per lo studio della dittatura del
proletariato” (febbraio). Muore Jiang Jieshi (aprile). Gli succede nel governo
di Taiwan il figlio Jiang Jingguo. Il primo rappresentante della Repubblica
Popolare Cinese si insedia a Bruxelles presso la Comunità Economica Europea
(settembre). Visita in Cina del Cancelliere tedesco Schmidt (novembre).

1976 Morte di Zhou Enlai (8
gennaio): il Primo Ministro a cui si deve la creazione di uno Stato cinese
moderno. Campagna radicale contro “il vento di destra”, di cui risulta
principale esponente Deng Xiaoping. Hua Guofeng, Ministro della Pubblica
Sicurezza, Muore il Presidente Mao Zedong (9
settembre). La Banda dei Quattro: Jiang Qing, vedova di Mao, Wang Hongwen, Zhang
Chunqiao e Yao Wenyuan, accusata di complotto contro il Partito e lo Stato,
viene eliminata dalla scena politica (7 ottobre) e inizia la campagna contro di
loro. Hua Guofeng diventa presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista
Cinese (21 ottobre).  

1977 Si svolge a Beijing l’XI
Congresso del Partito Comunista Cinese, che consacra Hua Guofeng successore di
Mao e che reintegra Deng Xiaoping a Vice Presidente del Comitato Centrale del
Partito (agosto). Trattato di pace con il Giappone.  

1978 La V Assemblea Nazionale
del Popolo approva una nuova costituzione (5 marzo).

Firmato l’accordo commerciale
tra Cina ed Europa (4 aprile). Visita di Huaguofeng in Romania, Yugoslavia e
Iran (agosto).  

1979 Normalizzazione delle
relazioni diplomatiche tra la Cina e gli Stati Uniti (gennaio). Visita di Deng
Xiaoping negli USA. Conflitto cino-vietnamita (marzo). Visita di Hua Guofeng in
Francia, Germania, Inghilterra, Italia (ottobre-novembre).

1980 Riabilitazione di Liu
Shaoqi (febbraio). Zhao Ziyang eletto Primo Ministro al posto di Hua Guofeng
(agosto). Promulgazione delle nuove leggi sul matrimonio, sulla cittadinanza,
sulle imprese miste (settembre). Visita del presidente Pertini in Cina
(settembre). Processo a Lin Biao e alla “Banda dei Quattro” (novembre).

1981 Hu Yaobang viene
nominato nuovo segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista
Cinese (gennaio). Morte di Song Qingling, moglie di Sun Yatsen (giugno). Inizia
la pubblicazione del quotidiano “China Daily” in inglese (giugno). Proposte del
Presidente dell’Assemblea Nazionale del Popolo Ye Jianying per un’unificazione
di Taiwan alla RPC (ottobre).  

1982 Terzo censimento della Cina (al 1° luglio i cinesi sono
1.008.000.000). XII Congresso del Partito Comunista Cinese (settembre) e
approvazione di un nuovo Statuto. La Cina non riconosce validi i trattati che
portarono alla cessione di Hong Kong all’Inghilterra (settembre). Approvata la
nuova Costituzione: è la quarta dalla fondazione della RPC.

NOMI “doppi” (Wade Giles – Pinyin):

– Chiang Kai Shek (Jiang Jieshi)

– Sun Yatsen (Song Zhongshan)

SIGLE:

APL: Armata Popolare di Liberazione

ASEAN: Association of southeast Asia Nation (o
ANSEA in italiano)

ROC: Repubblica di Cina (Taipei-Taiwan)

RPC: Repubblica Popolare Cinese (Pechino)

Partito progressista del popolo (Minjindang)
taiwanese (=partito democratico progressista?)

GMD: Guomindang

PAESI

Annam (ex regione dell’attuale Vietnam)

Tailandia, ex Siam (dal ’39)

Myanmar, ex Birmania (dall’89)

Bibliografia:

– Marie-Claire Begère, La cina dal
1949 ai giorni nostriI
, Bologna, Il Mulino, 2000, pp.
223-430.

– Valdo Ferretti, La
Questione della Sicurezza Nell’Evoluzione Della Politica Estera Della Politica
Estera Della Repubblica Popolare Cinese, Rubbettino, Soveria Mannelli (
Catanzaro), 2006.

P.S. le parti in grigio non sono miei riassunti, sono prese da wikipedia (la prima parte in grigio) e da tuttocina (la seconda parte in grigio) per ovviare alle mancanze testuali su cui però verteva l’esame.

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