Le mille e una Cina

Molte volte, tornando indietro nel passato, mi ricordo di aver pensato che la Cina fosse un luogo ameno paragonabile solo ai miti o alle vicende di Star Wars, con persone dal modo di vestire obsoleto, con modi di fare semplici ma eleganti, con un paesaggio quasi sovrannaturale che nella mia testa faceva del paese culla del kungfu, della tradizione del tè e della calligrafia, un paese che poteva esistere solo nelle fiabe.

Mi ricordo che sono sempre stata affascinata dalla cultura cinese ignorandone pertanto la vera essenza, percependone solo la forma superficiale e ormai soltanto tale.

Mi ricordo di aver pensato, nel mio profondo, che la Cina fosse un paese con un solo sistema linguistico-culturale dove tutti seguono determinate tradizioni, hanno modi di pensare uguali, hanno le stesse sembianze.

Nulla di più sbagliato.

E questo dovremmo saperlo bene noi italiani, popolo dal territorio 33 volte più piccolo del territorio cinese, popolo dalle cento facce i cui anziani di due paesi vicini, se parlano ognuno il proprio dialetto, non si capiscono a vicenda, le cui città sono divise in rioni che hanno sempre lottato per emergere l’uno sull’altro.

Cosa potrà mai essere un paese come la Cina? Un paese grande e popoloso, con provincie-stato enormi, pieno di diverse etnie – ben più di 50 – che non c’entrano niente nè fra loro, nè con l’etnia che identifichiamo con i cinesi stessi, l’etnia han.

Un paese dove non solo già più di duemila anni fa il primo imperatore Qinshi Huangdi non è riuscito ad unire quell’idea di Cina che aveva partorito qualche mente sognante, quasi delirante, ma che neanche un Mao, con tutte le rivoluzioni politiche e culturali, o una rivoluzione pseudo capitolista attuata da Deng Xiaoping, hanno potuto confinare ad una sola forma…ad una sola Cina.

 

E’ naturale, tutti tendiamo a semplificare un paese con un’unica realtà, un blocco che si riconosce in una sola cultura, una sola lingua, una sola tradizione artistica, culinaria ecc. Ma in fondo sappiamo bene che questo non è probabile. Le unità dovrebbero contare al massimo le famiglie.

Nonostante io viva in Cina da qualche anno, non finisco mai di stupirmi nel vedere una cosa nuova, una tradizione antica o moderna di cui non avevo mai sentito parlare, di sentire i discorsi ingenui dei cinesi, di sperimentare cose assurde e/o meravigliose allo stesso tempo. Il che, volendo, mi riporta un po’ alla mia prima idea da povera occidentale ignorante, nel percepire la Cina come un posto di fiaba.

Io non mi stupisco più di essere stupita. E tutto si riduce sempre ad una sola affermazione: “questa è la Cina”.

Ed è strano, perchè come sto cercando di dire dall’inizio, la Cina non è riducibile ad un solo aspetto o realtà, a un’unica forma.

“La” Cina non esiste.

Questo mi verrebbe da dire…

I cinesi non si capiscono fra di loro (neanche quando parlano mandarino, intendo), non conoscono la Cina, ignorano le usanze delle altre regioni.

Entriamo nel vivo del perchè “La” Cina non esiste, per così dire.

Prima di tutto, ricordiamo che la Cina è divisa in diverse grandi provincie, che funzionano più come stati che come regioni. Ha un sistema immenso in cui ogni provincia – e a volte ogni città (soprattutto se città di media- grande estensione) – ha una sua politica: politica per il figlio, per la casa, per il commercio, per gli stranieri ecc. ecc.

Ogni provincia ha un proprio ordinamento amministrativo e questo va ad influenzare la “comunicazione” con quello delle altre provincie.

Prendiamo il semplice caso delle carte telefoniche o delle carte bancarie.

Se io ho una carta telefonica della provincia del Fujian, appena io esco da questa provincia e voglio fare chiamate o usare l’internet del cellulare, andrò a pagare molto di più rispetto a ciò che pagherei restando nei confini del Fujian. Stessa cosa per quanto riguarda le carte bancarie. Se io ho la carta della Bank of China fatta a Pechino e devo fare delle operazioni al di fuori di Pechino, non è detto che posso sempre riuscire a farle, proprio perchè la carta risponde alla città di Pechino e non, per esempio, alla provincia dello Yunnan o del Guangdong.

Quando si cerca casa, le regole o le tasse da pagare potrebbero essere diverse a seconda di dove si sta cercando casa. Ho già notato molte differenze fra la mia casa a Pechino e quella a Shenzhen: quella a Pechino aveva il riscaldamento incluso nell’affitto e non aveva la tassa sulla metratura della casa, quella a Shenzhen ha la suddetta tassa sui metri quadri e non ha l’impianto del gas in tutto il palazzo.

A volte la Cina è così variegata da far impazzire. A volte non posso ancora credere che il sistema sia così complesso, esageratamente e testardamente complicato.

Eppure, i cinesi hanno qualcosa di veramente unico, qualcosa di veramente cinese han che li rende uniti nel loro insieme, come popolo.

A volte, passeggiando per strada, dal nord al sud, dall’est all’ovest, ti rendi conto che ti trovi veramente in Cina. E questo non capita solo perchè vedi gli uomini a pancia scoperta nel periodo estivo, o carne/pesce appesi per strada davanti ai ristoranti senza alcuna protezione dagli insetti, ma perchè i comportamenti sono così univoci e peculiari di questa realtà: la Cina.

Ed ecco che vedi bambini di due anni a sedere in fuori, in giro per strada con genitori o nonni, perchè possano imparare a fare pipì da soli.

I soldi, il nuovo dio moderno di questo paese. Tutti pensano a risparmiare o a fare soldi in modo venale e quasi disperato.

“Resta al lavoro fino a tardi per fare bella figura”.

E “scavalca scavalca scavalca il più possibile gli altri”, “siamo in troppi qui”, bisogna farsi valere e prevalere come animali in una giungla.

E “fà figli da giovane”. “Rispetta i genitori esaudiendo ogni loro desiderio”.

E “pensa solo a te stesso, che tanto gli altri a te non ci pensano”.

“Stai nel gruppo ma non pensare al gruppo”.

E “bada bene a non esprimere ciò che pensi o ciò che provi, solo i bambini fanno così”.

“Mangia questo che fa bene alla salute”. “Bevi quello che fa bene alla pelle”. “Non prendere il sole, metti lo sbiancante sul viso”. “Mangia frutta, ordina cibo su internet”. “Meglio mangiare a casa, ma ordino da fuori perchè non voglio (imparare) a cucinare”. “Aggiungi su Wechat occidentali appena incontrati, ma non ci parlare”.

E “mi vergogno di quello, non posso fare quell’altro”. E “questo non va bene ma non voglio sforzarmi a cambiarlo”. E “mi piace viaggiare ma odio treno e macchina”.

E “sarebbe bello fare così, ma non c’è niente da fare“.

La cultura moderna è la vera Cina. I comportamenti delle persone, le loro aspirazioni, la psicologia che sta dietro ad un sistema scolastico malato che forma queste menti spesso ingenue e unidirezionali.

Rimango ancora spaesata quando alla domanda “Come va?” molti mi rispondano ancora “Come, come va?” o “Ma di che?”.

La Cina. Questo pout pourri di tradizioni e linguaggi verbali e non verbali o aspiranti non verbali, questo esprimersi non esprimendosi, questo luogo dove tutto è possibile e tutto può accadere, questa terra nevrotica dalla logicità tutta sua, questo insieme di cose fantastiche e tremende e impensabili e uniche.

Questa Cina che non cambierei mai anche se a volte mi fa uscire di testa.

Questa Cina dal passato tradizionale ridondante e visibile in negozi o posti turistici ma poco autentico.

Questo caos. Questa apertura chiusa. Tecnologia e testardaggine. Questo miscuglio. Confusione di orientalità e voglia di occidente a tutti i costi. Questo comprare prodotti occidentali alla cieca perchè pare siano migliori di quelli cinesi. Questa modernità ostentata, coperta dal velo della famiglia tradizionale.

Questo strafare senza risultato. Questo rigoglioso insieme di tutto allo stesso tempo, in periodica confusione e armonia. Questo voler prendere e lasciare allo stesso tempo.

Questo tutto e questo forse. Questo, quello e pure quell’altro.

Questo paese che non si ferma mai.

Questa Cina.

Questa Mille e una Cina.

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