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2)essere indiretti: uno dei maggiori effetti su quanto appena detto nelle discussioni con i cinesi è l’essere indiretti, cioè il far capire agli altri con giri di parole a volte assurdi (ed è qui che la fantasia dei cinesi dà il suo meglio!) cosa si pensa, o cosa sarebbe meglio fare. Con i miei studenti sono molto diretta. Se penso che una persona in classe sia strana non le dico certo “come sei curioso!” o “che comportamento alternativo!” o ancora peggio faccio finta di niente…facile che (accompagnata da espressioni facciali e gestualità tutte nostrane – e che i cinesi adorano) me ne esca fuori con un “ma come sei strano!”, “ma perché fai cosi?”. Alla maggior parte di noi, magari potrà sembrare una risposta abbastanza comune, ma come dicevo sopra, i cinesi preferiscono sempre girare attorno 5/6 mila volte al punto focale della questione, piuttosto che centrarla a pieno.
Comunque ho notato una cosa: loro adorano questo mio/nostro modo di fare, perché sentono meno la pressione di dover pensare al significato di una reazione cinese indiretta nel dire “ma come sei alternativo!”, che anzi, è anche troppo diretta per i loro gusti.
Tenete conto che le relazioni interpersonali fra cinesi sono tutte giostrate da questa indirettezza. Tutto è poco chiaro, aleatorio, orientale ecco. Non ci è dato saperlo per chissà quale legge o entità divina. E vabbè, fateci l’abitudine, ma insistite fino allo stremo per capire cosa pensa un cinese. Con la pressione psicologica qui si ottiene quasi tutto.
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